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  • Mercoledì 22 luglio 2015

Il nuovo voto del Parlamento greco sulle richieste dei creditori

E le altre notizie: quali riforme sono in discussione, cosa ha deciso la BCE e le foto delle proteste in corso ad Atene

Un murale di Atene, 21 luglio 2015 (AP Photo/Thanassis Stavrakis)
Un murale di Atene, 21 luglio 2015 (AP Photo/Thanassis Stavrakis)

Nella notte tra mercoledì e giovedì 23 luglio, il parlamento della Grecia dovrà votare un secondo pacchetto di riforme previsto dall’accordo concluso dal primo ministro Alexis Tsipras a Bruxelles con i creditori internazionali per proseguire i negoziati e dare mandato alla Commissione europea, alla Banca Centrale Europea e al Fondo Monetario Internazionale di sbloccare un terzo piano di aiuti da 86 miliardi di euro: i deputati greci voteranno una riforma del Codice di procedura civile, per ridurre i costi della giustizia e accelerare i processi, e l’adozione delle nuove regole europee sulla gestione delle crisi bancarie. Come nel voto della scorsa settimana (che riguardava l’applicazione di una prima parte di tagli e riforme) non ci sono dubbi sull’approvazione del disegno di legge ma resta da vedere quanti saranno i dissidenti all’interno del partito di Tsipras, Syriza.

Se il parlamento approverà le misure, il governo potrà riprendere le trattative per un terzo piano di aiuti negoziato con i creditori. Le trattative dovrebbero durare al massimo fino al 20 agosto, quando Atene dovrà rimborsare 3,2 miliardi di euro alla Banca centrale europea. Una questione molto importante nei nuovi negoziati sarà quella relativa al taglio del debito greco (un haircut, in termini tecnici) o comunque quella relativa a un alleggerimento in termini di scadenze e di tassi di interesse.

Cosa si vota al parlamento greco
Il primo pacchetto di riforme votato dal Parlamento greco consisteva in una specie di manovra finanziaria e prevedeva un aumento del’IVA per alcune categorie di prodotti e servizi, un aumento dell’imposta sul reddito delle società e un aumento consistente delle imposte su particolari beni come automobili e barche di lusso (erano state rimandate, invece, le modifiche al sistema pensionistico). Il disegno di legge al voto questa notte non contiene tagli e misure di austerità paragonabili a quelle della scorsa settimana, ma include due riforme strutturali.

La prima riforma prevede l’adozione di un nuovo codice di procedura civile, con l’obiettivo di accelerare i processi e di ridurre i costi. Alcune controversie civili e commerciali si trascinano in Grecia anche per due o tre anni prima di arrivare in tribunale e le parti in causa hanno pochi margini per risolverle in modalità extragiudiziale. Il nuovo disegno di legge, che tra l’altro sostituisce buona parte del lavoro di ufficio dei tribunali e delle cancellerie con procedure informatizzate, è stato pensato già dal precedente governo, quello del conservatore Antonis Samaras. La seconda riforma riguarda l’applicazione di una direttiva europea sulla risoluzione delle banche in fallimento, che tutela i depositi fino a 100 mila euro ma che fa pagare le perdite prima ai privati e solo in ultima istanza allo stato e quindi ai contribuenti.

Cosa è successo oggi
Il nuovo disegno di legge sulla riforma del Codice di procedura civile e sulle nuove regole per le banche è stato discusso in commissione la mattina di mercoledì 22 luglio. Attualmente è in corso il dibattito al parlamento: il voto è previsto oltre la mezzanotte. Nel tardo pomeriggio il sindacato greco ADEDY (che rappresenta gli impiegati comunali e le amministrazioni locali) e il sindacato PAME, vicino al partito comunista KKE fortemente contrario a nuove misure di austerità, hanno indetto delle manifestazioni di protesta vicino al Parlamento in piazza Syntagma ad Atene.

Banche, BCE, agenzie di rating e prestito ponte
Martedì 21 luglio, l’agenzia Standard & Poor’s ha alzato il rating della Grecia da CCC- a CCC+: secondo S&P l’accordo concluso con i creditori ha ridotto il rischio di una possibile uscita della Grecia dalla zona euro, ma il pericolo, hanno scritto in una nota, resta comunque “alto”.

Mercoledì la Banca centrale europea ha aumentato la liquidità d’emergenza ELA concessa alle banche greche di altri 900 milioni di euro che si aggiungono a quelli sbloccati la scorsa settimana. In questo modo il tetto dell’ELA ha raggiunto 90,8 miliardi di euro. Lunedì 20 luglio le banche – che erano state chiuse lo scorso 29 giugno a causa di una grave crisi di liquidità – erano state riaperte ma sono tuttora in vigore restrizioni e controlli sui capitali, con delle modifiche. I prelievi di contanti sono limitati a 420 euro a settimana invece che a 60 euro al giorno e questo per evitare lunghe file quotidiane a sportelli e bancomat. Sono state previste delle eccezioni per coloro che devono pagare delle cure mediche o versare delle rette scolastiche all’estero, ma non non potranno essere incassati gli assegni, né potrà essere trasferito denaro all’estero. Il mercato azionario rimarrà ancora chiuso e per ora non ci sono notizie sulla data della sua prossima riapertura.

All’inizio della settimana la Grecia ha ricevuto un prestito “ponte” (cioè di emergenza) di 7,16 miliardi. Lunedì 20 luglio scadeva un importante pagamento: la Grecia doveva infatti restituire alla BCE una rata relativa a un precedente prestito che ammontava a 3,5 miliardi di euro più 700 milioni di interessi. Il 30 giugno e poi una seconda volta il 14 luglio la Grecia era poi andata in default nei confronti del Fondo Monetario Internazionale: cioè si era dimostrata insolvente, perché aveva mancato due pagamenti prefissati per restituire le rate di un precedente prestito ricevuto. I pagamenti mancati al FMI ammontavano a circa 2 miliardi di euro. I soldi del prestito ponte sono andati dunque a ripagare i precedenti prestiti nei confronti di FMI e BCE.

Nuove elezioni?
La scorsa settimana, in occasione del voto sulla prima parte delle riforme, per il primo ministro Alexis Tsipras non era stato semplice tenere insieme Syriza da sempre contrario a nuove misure di austerità. Le prime riforme erano state votate da 229 deputati, in 64 avevano votato no, gli astenuti erano stati 6 e c’era stato un assente (in totale i seggi del parlamento greco sono 300). Syriza aveva “perso” 38 deputati: tra loro i 6 astenuti, l’assente e 32 che avevano votato no. I seggi dell’attuale coalizione (che sono 162, 149 di Syriza e 13 di Anel) avevano superato la soglia di 121, che era il minimo previsto dalla Costituzione per un governo di minoranza. Il rimpasto di governo seguito al voto aveva portato alla sostituzione di nove persone.

Questa sera il disegno si legge sarà approvato con il sostegno dell’opposizione. Per Tsipras sarà fondamentale restare sopra la soglia di 121, ma da giorni diversi analisti parlano di elezioni anticipate a settembre. Secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano greco Efimerida Ton Syntakton e realizzato dall’istituto Palmos Analysis risulta che Syriza avrebbe il 42,5 per cento dei voti e la maggioranza assoluta al parlamento con 164 seggi. Risulta inoltre che il gradimento di Tsipras tra i greci è intorno al 60 per cento.