Crocetta

L’assurdo caso Crocetta, dall’inizio

Il presidente della Sicilia si è "autosospeso" (forse) per una frase che gli è stata detta al telefono (forse) ed è stata intercettata dalla procura di Palermo (forse)

Crocetta
Il Presidente della Regione Rosario Crocetta (Guglielmo Mangiapane/ LaPresse)

Una delle principali notizie di ieri – e quindi sulle prime pagine dei giornali di oggi – riguarda il presidente della Sicilia Rosario Crocetta e una conversazione telefonica pubblicata dall’Espresso fra lui e il suo medico Matteo Tutino in cui viene nominata Lucia Borsellino. La maggior parte dei titoli contiene la parola “è giallo”, perché tutta la storia si basa su una frase che non è chiaro se sia stata pronunciata: secondo la Procura di Palermo la frase non risulta agli atti, mentre l’Espresso ha riconfermato la sua versione. Con tutti i dubbi e le incertezze del caso, l’intera storia è esemplare di molti meccanismi mediatici e politici italiani.

I personaggi della storia
Rosario Crocetta è il presidente della Sicilia: era stato candidato dal Partito Democratico e dall’UdC, ha governato per un periodo con il sostegno esterno del Movimento 5 Stelle (il cosiddetto “modello Crocetta”) ed è stato negli ultimi mesi al centro di una situazione politica molto complicata, tra critiche del suo stesso partito e vari rimpasti di giunta. Crocetta è nato a Gela l’8 febbraio del 1951, ha un diploma da perito chimico, ha fatto l’impiegato all’ENI e ha cominciato a fare politica da giovane nel Partito Comunista Italiano. Crocetta è stato due volte sindaco di Gela, entrambe quando militava in un partito comunista: è sempre stato molto attivo contro la mafia ed è sotto scorta dal 2003, dopo la notizia di un attentato mafioso sventato ai suoi danni.

Matteo Tutino è il medico di Crocetta e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Plastica e Maxillo Facciale dell’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello, a Palermo. Tutino è stato arrestato il 29 giugno per truffa, peculato e abuso d’ufficio, e si trova attualmente agli arresti domiciliari. L’indagine che ha portato all’arresto era stata avviata all’inizio del 2013 e riguardava alcuni interventi chirurgici di natura estetica che sarebbero stati eseguiti presso le strutture ospedaliere pubbliche benché non consentiti, e per i quali il medico si faceva pagare un compenso non dovuto dai pazienti. Tutino era già stato al centro di diverse questioni già in passato che avevano a che fare con la regolarità della sua nomina e con il sospetto di interventi chirurgici non regolari nel suo reparto.

Lucia Borsellino è nata nel 1969, è figlia di Paolo Borsellino, magistrato ucciso dalla mafia nel luglio del 1992, è laureata in Farmacia e ha sempre lavorato con vari incarichi nell’assessorato alla Sanità della Sicilia. Borsellino si era dimessa il 2 luglio parlando di «prevalenti ragioni di ordine etico e morale e quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato». In particolare, Borsellino aveva fatto riferimento all’arresto di Tutino spiegando che considerati «i recenti fatti di cronaca riguardanti il caso del primario, non posso non manifestare il rammarico conseguente alla lesione che fatti come questo determinano inevitabilmente all’immagine dell’istituzione sanitaria e dell’intera Regione siciliana».

Che cosa è successo ieri
Giovedì 16 luglio L’Espresso ha pubblicato l’anticipazione di un articolo in cui viene riportata tra virgolette una frase che proviene, secondo l’Espresso, da un’intercettazione tra Matteo Tutino e Rosario Crocetta. Nell’intercettazione, Tutino dice che Lucia Borsellino «va fermata, fatta fuori. Come suo padre». Nell’articolo si dice anche, facendo riferimento a Crocetta: «Non si indigna, non replica: nessuna reazione di fronte a quel commento macabro nei confronti dell’assessore della sua giunta, scelto come simbolo di legalità in un settore da sempre culla di interessi mafiosi». E si dice infine che «gli stralci di queste intercettazioni sono confermate dai magistrati e dagli investigatori che lavorano all’inchiesta».

Dopo la pubblicazione e le numerose reazioni che ne sono seguite (compresa la richiesta di dimissioni di Crocetta arrivata da molti dirigenti del PD siciliano, oltre che ovviamente dall’opposizione), Crocetta ha detto all’ANSA di essersi “autosospeso” dal suo incarico. Il sito di news locale LiveSicilia ha scritto però che la decisione non è mai stata formalizzata e che quindi Crocetta è ancora al suo posto.

Crocetta ha detto di «non averla mai udita [la frase di Tutino], forse ero in viaggio, in autostrada, in una zona d’ombra» e di considerarsi «solo una vittima di questa vicenda» parlando di «dossieraggio» e di «metodo Boffo» applicato nei suoi confronti. Crocetta aveva anche inviato una richiesta alla procura di Palermo per avere un incontro, con lo scopo di verificare la portata dell’intercettazione.

Intorno alle 17 il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi ha fatto sapere però che la frase pubblicata dall’Espresso non risulta agli atti del caso. Il comunicato della Procura di Palermo:

«Con riferimento a notizie giornalistiche diffuse nella giornata di oggi, secondo le quali nel corso di una telefonata, intercettata tra il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e il dottor Matteo Tutino, quest’ultimo avrebbe affermato che la dottoressa Lucia Borsellino, all’epoca assessore alla Sanità della Regione Siciliana: “Va fatta fuori. Come suo padre”, ritengo necessario precisare che agli atti di questo ufficio – e in particolare nell’ambito del procedimento n. 7399/2013/21 (nel quale è stata emessa ordinanza di arresti domiciliari nei confronti del Tutino) – non risulta trascritta alcuna telefonata tra il Tutino e il Crocetta del tenore sopra indicato. Analogamente, i carabinieri del Nas, che hanno condotto le indagini nel suindicato procedimento, hanno escluso che una conversazione del suddetto tenore, tra i predetti, sia contenuta tra quelle registrate nel corso delle operazioni di intercettazione nei confronti del Tutino».

Dopo la smentita della procura, la direzione del settimanale l’Espresso ha risposto sostenendo –senza fornire dettagli – che la conversazione esiste, risale al 2013 ed è contenuta in un fascicolo secretato.

«L’Espresso ribadisce quanto pubblicato. La conversazione intercettata tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo».

Il caporedattore dell’Espresso ha spiegato oggi al Corriere della Sera: «La Procura dice cose vere, la telefonata non è trascritta negli atti depositati, ma omette che sia fra gli atti non depositati di un’inchiesta collegata». Ma il procuratore Li Voi di Palermo oggi ha smentito di nuovo l’Espresso: «Ribadisco quanto contenuto nel comunicato stampa di ieri, 16 luglio. L’intercettazione tra il dottor Tutino e il presidente Crocetta, di cui riferisce la stampa, non è agli atti di alcun procedimento di questo ufficio e neanche tra quelle registrate dal Nas».

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