Esplosione Cairo

Cosa sappiamo dell’attentato al consolato italiano al Cairo, tre giorni dopo

Circolano ancora diverse notizie – imprecise, incerte, smentite – sugli obiettivi e i responsabili della bomba

Esplosione Cairo
L'edificio del consolato italiano al Cairo danneggiato dall'esplosione di un'autobomba, l'11 luglio 2015 (AP Photo/ Mohammed el-Raai)

Sabato 11 luglio è esplosa un’autobomba fuori dal consolato italiano al Cairo, la capitale dell’Egitto. Quello stesso pomeriggio è stato pubblicato online un comunicato sull’attacco dallo Stato Islamico (o ISIS) la cui attribuzione non è stata però ancora verificata. La vicenda della rivendicazione non è comunque l’unica che va ancora chiarita sull’esplosione avvenuta al Cairo. Ci sono dichiarazioni del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in parte smentite e corrette dallo stesso ministro, ci sono notizie contrastanti sull’obiettivo dell’esplosione e sulle identificazioni e gli arresti dei responsabili.

Cosa è successo
L’attentato è avvenuto verso le 6:30 di mattina di sabato 11 luglio. Il consolato italiano – che si trova al centro della città – era chiuso. La bomba si trovava sotto una macchina in una strada accanto all’edificio, ha colpito la fiancata e l’ingresso riservato ai visitatori. In quella zona non ci sono altri edifici. La bomba ha provocato la morte di un poliziotto.

Cosa ha detto Paolo Gentiloni
Subito dopo l’esplosione della bomba sia il governo italiano che quello egiziano hanno parlato di un attentato terroristico. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha dato la notizia su Twitter precisando che l’Italia non si sarebbe fatta intimidire e ribadendo anche in diverse interviste che l’attentato contro il consolato del Cairo era un tentativo di intimidire l’Italia, impegnata accanto al governo egiziano nella lotta contro il terrorismo. La posizione di Gentiloni è stata subito ripresa e condivisa dai principali giornali italiani, accompagnata anche da possibili spiegazioni: e cioè che il governo di Matteo Renzi si è mostrato finora molto vicino al nuovo governo egiziano e al suo presidente.

Lunedì 13 luglio, in visita al Cairo, il ministro degli Esteri italiano ha però parzialmente corretto le sue iniziali dichiarazioni dicendo che «l’attentato al consolato italiano al Cairo è un fatto grave, un probabile avvertimento» ma che non va «interpretato come qualcosa di diretto verso l’Italia». E ancora, però, ha detto che si tratta «sicuramente di un atto intimidatorio con l’intenzione di colpire i paesi occidentali e l’Egitto, paesi che condividono il comune impegno contro il terrorismo».

E quindi?
Secondo diversi analisti e giornalisti presenti al Cairo, è stato sì colpito il consolato italiano, ma l’Italia non era l’obiettivo e la posizione del consolato italiano in città potrebbe essere una delle spiegazioni.

Il giornalista italiano Alessandro Accorsi, che vive al Cairo e che dopo l’esplosione è stato fermato insieme ad altri tre colleghi dalla polizia egiziana e poi rilasciato, ha spiegato che l’edificio che ospita il consolato italiano non si trova in una zona residenziale ma «al centro di un dedalo di strade e arterie tra i più movimentati della capitale», nel pieno centro del Cairo, in uno degli incroci più trafficati e caotici. Ha anche spiegato che «la maggior parte delle altre ambasciate sono raggruppate in due zone del Cairo» e che «proprio l’alta concentrazione di missioni diplomatiche nella stessa area fa sì che l’attenzione sia massima».

Sempre Accorsi riporta le analisi della stampa locale egiziana, che ha sminuito la rilevanza simbolica dell’Italia e insistito proprio sul fatto che il consolato italiano «fosse, tra le sedi diplomatiche, la più esposta a un attacco». Lo ha detto anche Zack Gold, ricercatore associato all’Istituto Nazionale di Studi di Sicurezza: «L’attacco ha meno a che fare con le relazioni bilaterali tra Italia e Egitto. Piuttosto lo Stato islamico ha colto l’opportunità di colpire un obiettivo italiano in una posizione relativamente esposta a un possibile attentato». Hamdy Rizk, commentatore del quotidiano Al-Masry al-Youm: «Se i terroristi dovevano colpire una qualsiasi missione diplomatica in Egitto, allora sarebbe toccato al consolato italiano». Resta il fatto che secondo le analisi più accreditate sulla stampa egiziana il vero destinatario dell’attacco fosse il governo egiziano.

Un’altra ipotesi
A poche ore dall’esplosione è circolata un’altra ipotesi secondo cui l’obiettivo dell’attacco era un giudice egiziano che passava vicino al consolato. Da diverse settimane alcuni gruppi militanti hanno indicato come loro principali obiettivi i giudici egiziani, responsabili delle incarcerazioni di militanti estremisti ed esponenti dei Fratelli Musulmani: lo scorso 29 giugno è stato ucciso il procuratore generale Hisham Barakat in un attentato che non è stato ancora rivendicato.

Il comunicato dello Stato Islamico sembra però confermare che l’obiettivo fosse solamente il consolato e la notizia riguardo il giudice è stata smentita anche da fonti diplomatiche locali.

Arresti e identificazioni
Diverse agenzie di stampa e giornali italiani hanno riportato oggi la notizia che sono stati identificati e arrestati dalla polizia egiziana gli attentatori al consolato italiano al Cairo, riportando anche i loro nomi. La notizia viene però da un articolo del giornale al Mogaz che, citando un funzionario del ministero degli Interni egiziano scriveva che l’attentatore era stato identificato e sarebbe stato arrestato a breve. Dopo qualche ora, però, la notizia è stata smentita dallo stesso giornale e si continuava invece a parlare dell’arresto del proprietario dell’auto esplosa. Anche questa notizia resta comunque da verificare.

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