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  • lunedì 13 luglio 2015

Cosa si sa della spettacolare evasione di “El Chapo” Guzmán

L'uomo definito "il più pericoloso criminale al mondo" è fuggito grazie a un tunnel illuminato e ventilato, costruito dai suoi complici

Un agente della polizia federale, fuori dalla prigione dell'Altiplano. (AP Photo/Marco Ugarte)

L’11 luglio il più potente narcotrafficante del mondo, Joaquin “El Chapo” Guzmán, è evaso dalla prigione di massima sicurezza in cui si trovava dal febbraio 2014: la prigione è conosciuta come “Altiplano” e si trova nel centro del Messico, a circa 90 chilometri da Città del Messico. La prigione Altiplano fu costruita alla fine degli anni Ottanta col principale scopo di ospitare i più pericolosi criminali e narcotrafficanti messicani, nessuno dei quali era mai riuscito a evadere prima di Guzmán. Il governo messicano durante una conferenza stampa ha spiegato importanti dettagli dell’evasione di Guzmán, che è riuscito a fuggire attraverso un tunnel sotterraneo lungo circa un chilometro e mezzo, costruito dall’esterno da suoi complici e probabilmente grazie alla complicità di alcune delle guardie del carcere.

Guzmán – il cui soprannome “El Chapo” significa “il piccolo” (è alto 1.67) – è stato visto l’ultima volta alle 20 di sabato 11 luglio: dopo aver ricevuto le sue quotidiane medicine si è diretto verso la doccia, un’area che per questioni di privacy non è videosorvegliata. Non vedendolo tornare, alcune guardie dell’Altiplano dopo alcuni minuti sono andate verso le docce a controllare. Non hanno trovato Guzmán, ma hanno trovato un buco nel pavimento largo circa 50 centimetri e profondo una decina di metri. Guzmán ha attraversato quel primo tunnel scendendo da alcune scale a pioli che gli hanno permesso di raggiungere un secondo tunnel: costruito in orizzontale, largo circa 70 centimetri e alto 1 metro e 70 centimetri, abbastanza perché Guzmán – “il piccolo” – potesse percorrerlo in tutta comodità. Il tunnel principale che Guzmán ha usato per la sua fuga è lungo circa un chilometro e mezzo ed è provvisto di ventilazione e illuminazione. Guzmán non ha nemmeno dovuto percorrerlo a piedi: chi ha costruito quel tunnel ha lasciato a Guzmán quella che i siti d’informazione statunitensi definiscono una “motocicletta su rotaie”, che Guzmán ha usato per uscire rapidamente dal tunnel.

Una volta percorso il tunnel, Guzmán è arrivato a un edificio in costruzione, dove probabilmente si sono nascosti i suoi complici che negli ultimi mesi hanno costruito il tunnel. Da lì è fuggito, non si sa con certezza né come né verso dove. Le probabilità che venga arrestato sono poche: il fatto che qualcuno abbia potuto costruire oltre un chilometro di tunnel sotto un carcere di massima sicurezza indica che Guzmán è ancora molto potente e capace, grazie alla sua ricchezza, di corrompere guardie carcerarie e poliziotti. Guzmán era già stato arrestato nel 1993 in Guatemala ed era già fuggito da una prigione messicana nel 2001, quando si era fatto trasportare fuori in un cesto di biancheria sporca dopo aver corrotto alcune guardie. Dopo quell’evasione Guzmán era rimasto latitante per anni, fino a quando nel 2014 era stato arrestato a Mazatlan, sulla costa pacifica del Messico, grazie a un’operazione congiunta della polizia messicana e dei servizi segreti statunitensi.

Dopo l’arresto del 2014 gli Stati Uniti avevano richiesto l’estradizione di Guzmán, temendo proprio una sua nuova evasione. Il Messico aveva rifiutato. Negli anni della sua latitanza Guzmán, che dovrebbe avere circa 56 anni, ha rafforzato e ampliati gli affari del suo cartello – il cartello di Sinaloa – che gestisce circa un quarto della droga che entra negli Stati Uniti, per un giro d’affari complessivo che si stima essere di circa 30 miliardi di euro. Jack Rileay, capo della sezione di Chicago della DEA, l’agenzia antidroga statunitense, ha definito Guzmán “il più pericoloso criminale oggi nel mondo, considerando ogni tipo di crimine”. Nel 2013 la città di Chicago ha nominato Guzmán “nemico pubblico numero uno“, un indice di pericolosità che Chicago non usava dai tempi di Al Capone, gangster famoso ai tempi del proibizionismo.

È possibile che in queste ore Guzmán si stia dirigendo verso le montagne della Sierra Madre, nel Sinaloa, uno dei 32 stati da cui è composto il Messico. Lì Guzmán è nato e cresciuto e lì ha sede il suo cartello. Come spiega Mike Vigil, ex direttore delle operazioni internazionali della DEA: «Guzmán è protetto e rispettato dalla popolazione locale; costruisce scuole, chiese e dà soldi ai poveri». Il Washington Post spiega che se riuscisse ad arrivare in quelle zone, Guzmán tornerebbe al potere e il suo cartello crescerebbe di influenza e importanza, vanificando i buoni risultati che il governo messicano ha ottenuto negli ultimi anni nei confronti di altri cartelli del narcotraffico.

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