Quelli che non vogliono dare soldi alla Grecia

Non c'è solo la Germania: i paesi più poveri che hanno applicato l'austerità – con successo – oggi dicono che la Grecia non merita le concessioni di cui si parla

Da sinistra a destra: il presidente della banca della Lettonia Ilmars Rimsevics, il primo ministro estone Andrus Ansip e quello lettone Valdis Dombrovskis (AIVARS LIEPINS/AFP/Getty Images)
Da sinistra a destra: il presidente della banca della Lettonia Ilmars Rimsevics, il primo ministro estone Andrus Ansip e quello lettone Valdis Dombrovskis (AIVARS LIEPINS/AFP/Getty Images)

Il Guardian ha raccolto in un recente articolo le perplessità di alcuni piccoli paesi dell’Eurozona – come Lituania e Lettonia – nei confronti di nuovi aiuti economici per la Grecia, ipotesi di cui ormai si discute da settimane. Alcuni di questi paesi si sono infatti lamentati che la Grecia stia già vivendo al di sopra delle proprie possibilità, e che loro stessi siano molto più poveri dei greci e abbiano superato la crisi senza richiedere cifre così elevate e applicando “semplicemente” le misure di austerità imposte dall’Unione Europea. Queste storie sono state tra le meno discusse nella crisi delle ultime settimane, ma contano parecchio: dietro la rigidità dei creditori internazionali della Grecia c’è secondo molti analisti anche il timore che un accordo “speciale” con il governo Tsipras porti molti altri paesi a non rispettare i patti e chiedere nuove condizioni.

Jānis Reirs, ministro delle Finanze della Lettonia, ha detto di recente che «i lettoni non capiscono i greci». Valentinas Mazuronis, capo del partito laburista della Lituania, ha invece chiesto che «non un singolo centesimo» venga dato alla Grecia prima che alcune riforme siano approvate «per davvero».

estonia lettonia lituaniaLe cosiddette repubbliche baltiche e altri paesi più piccoli come la Slovacchia hanno avuto storie molto simili fra loro, negli ultimi anni. In seguito alla crisi economica del 2008 hanno approvato pesanti misure di austerità economica, tagliando di molto la spesa pubblica – in larga parte per ottenere i requisiti per entrare nella zona euro – e da qualche anno il loro PIL è in crescita costante, mentre la disoccupazione sta tornando a livelli “normali”. Il PIL dell’Estonia, che era sceso del 14 per cento in seguito alla crisi del 2007-2008, già nel 2013 ha superato i livelli pre-crisi, avvicinandosi ai 19 miliardi di euro (e nel primo trimestre del 2011 è stato il PIL europeo col tasso di crescita più alto, dell’8,5 per cento).

Un altro caso è quello della Lettonia: nel 2008 la sua economia subì una contrazione del 20 per cento dopo il fallimento di una delle tre banche più grosse del paese, la Parex. Il governò riuscì a salvarla ma rischiò a sua volta la bancarotta, e fu costretto a chiedere un prestito di circa 7 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale. «Lo Stato aveva semplicemente finito i soldi», ricordò tempo dopo l’ex ministro dell’Economia Daniels Pavluts. La disoccupazione salì rapidamente al 20 per cento e il governo decise di adottare alcune severe misure di austerità: vennero tagliati moltissimi programmi governativi, organi burocratici e finanziamenti pubblici, un terzo dei dipendenti pubblici venne licenziato e a quelli che mantennero il posto di lavoro venne tagliato lo stipendio del 30 per cento. In generale ci furono pesanti tagli agli stipendi e molte persone furono costrette ad emigrare in Europa o in Russia.

Il Guardian ricorda oggi che in Lettonia «quelle misure prese dal governo furono molto controverse, e in molti ritenevano che avrebbero portato alla catastrofe. L’economista e premio Nobel Paul Krugman nel 2008 predisse che la Lettonia era “la nuova Argentina”». Fra il 2011 e il 2013, come ricorda il Guardian, la Lettonia è stata però fra i paesi più in espansione dell’Unione Europea, e nel giugno del 2013 ha ottenuto l’approvazione ad adottare l’euro come moneta corrente (in Lettonia l’euro è entrato ufficialmente in circolazione l’1 gennaio 2014). Sempre il Guardian scrive che in molti in Lettonia si chiedono perché la Grecia non riesca a uscire dalla crisi, dato che il loro paese ce l’ha fatta.

pil

Per prima cosa, va detto che il sistema economico delle repubbliche baltiche è più piccolo di quello della Grecia: il PIL della Lituania, il paese più ricco fra le tre repubbliche baltiche, ancora all’inizio del 2014 era circa un quinto di quello greco. La Grecia si trova poi in una situazione molto particolare, con una corruzione diffusa in tutti i livelli amministrativi e un’enorme evasione fiscale (motivo che dovrebbe comunque spingere a fare più riforme, e non meno). Sempre il Guardian fa notare come per esempio le pensioni medie in Grecia siano più che doppie rispetto a quelle lituane e lettoni, a fronte di un indice del potere d’acquisto non così distante.

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