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  • Mercoledì 8 luglio 2015

Tre giorni ad Atene

Le cose speciali e le cose normali viste nella capitale della Grecia mentre quelli del posto prendevano una decisione molto importante

di Gianni Barlassina – @giannadria

La prima cosa che colpiva di Atene – arrivandoci dopo aver seguito per giorni e settimane il prolungarsi della trattativa tra il governo e i suoi creditori, con i suoi momenti frenetici e caotici – era la calma. Sabato 4 luglio, il giorno prima del referendum, il traffico nel solitamente incasinatissimo centro di Atene era blando, e le strade silenziose. La sera prima c’erano state le due ultime grandi manifestazioni per il Sì e per il No, e di quello restavano i manifesti e i cartelli appesi ai pali lungo le strade. Davanti alla sede dell’Università di Atene c’era un pigro picchetto di studenti che volantinavano poco convinti; poco più in là a piazza Syntagma – quella del Parlamento e delle grandi manifestazioni – c’erano solo i turisti che guardavano le guardie del palazzo fare la loro buffa passeggiata.

athens29Turisti davanti al palazzo del parlamento, in piazza Syntagma – Gianni Barlassina/Il Post

Nella parte bassa della piazza, dopo la scalinata, un piccolo banchetto di sostenitori del No era l’unica deviazione dalla normalità, insieme a qualche giornalista che aspettava il collegamento con un telegiornale. Questa strana calma in città l’avevano notata in tanti, e in parte forse dipendeva anche da una settimana di cautele e attenzioni di tutti nello spendere soldi: per quanto ci fosse gente nei bar e nei ristoranti, si percepiva che non c’erano tanti clienti come al solito anche dal numero di camerieri a braccia conserte in attesa di qualcosa da fare. La frenesia un po’ scomposta delle code al bancomat, ai supermercati e ai distributori di benzina, lì, non si vedeva. Chi vive ad Atene mi ha spiegato che solo i primi giorni dopo l’annuncio del referendum e della chiusura delle banche sono stati di “panico”, poi un po’ tutti si sono adattati ai 60 euro al giorno. L’unica seccatura era doversi ricordare di prelevare, anche se magari non si aveva immediato bisogno di contanti: i 60 euro al giorno non sono cumulabili e se un giorno si salta, quello dopo si possono ritirare sempre 60 euro.

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Due ragazzi su un motorino, vicino a piazza Omonia – Gianni Barlassina/Il Post

Sabato 4 luglio è stata una giornata calda e soleggiata. Il centro turistico, nel quartiere di Monastiraki, era pieno di stranieri che passeggiavano caciaroni tra i negozi nelle vie strette del mercatino delle pulci. Di turisti se ne vedevano in giro parecchi e poco preoccupati. All’aeroporto di Malpensa, in coda al gate del volo per Atene, un operatore turistico greco cercava di convincere qualcuno in un italiano quasi perfetto a non cancellare le sue vacanze prenotate in Grecia per la settimana successiva. I soldi nei bancomat ci sono, spiegava. In effetti i soldi al bancomat c’erano: anche se a volte solo in tagli da 50 euro, e trovati solo dopo aver girato un paio di sportelli già rimasti senza soldi o dopo aver fatto una fila con due o tre persone.

Domenica
Camminando dal quartiere di Metaxourgio verso l’elegante quartiere di Kolonaki, si passa per la zona di piazza Omonia. È il quartiere degli immigrati: quello dove ti dicono di non passeggiare da solo la notte e quello dove poche settimane fa si era accampato un gruppo di profughi siriani che non sapevano dove altro stare. È un quartiere incasinato e molto animato, con i negozi che si occupano di spedizioni con la fila di gente fuori in attesa e quelli per mandare e ricevere soldi dall’estero. E poi tutti i negozietti di vestiti economici, venduti nelle confezioni da cinque. Domenica c’era un gran via vai disordinato di persone che non sembravano particolarmente preoccupate dal referendum già in corso. A Kolonaki l’atmosfera era diversa, simile a quella delle domeniche mattina di elezioni quando tutti sanno che sicuramente una passeggiata fino alla scuola per votare la dovranno fare. Le strade erano sempre più trafficate via via che ci si avvicinava alla scuola materna con i seggi elettorali, ma sempre piuttosto silenziose.

Davanti alla scuola un agente di polizia, i cartelloni che associano i cognomi al giusto seggio e le famiglie che arrivavano tranquille. Dentro, i giornalisti che aspettavano dal mattino presto per le interviste e vagavano per il cortile della scuola cercando un po’ d’ombra e qualcuno con cui parlare, seguiti dai loro colleghi con le telecamere e quelli coi microfoni. Chi arrivava non sembrava particolarmente disturbato dai giornalisti, e in molti si fermavano volentieri a farsi fare qualche domanda anche davanti alla telecamera. A presidiare il seggio c’erano una decina di volontarie con un adesivo rosso che diceva “NAI” (sì) incollato sul petto.

spiaggiaatene33Alcune donne in un negozio vicino a piazza Omonia – Gianni Barlassina/iI Post

Altri seggi avevano quasi la stessa atmosfera, salvo che spostandosi più a nord verso quartieri più popolari e di sinistra scomparivano i volontari con l’adesivo “NAI” e c’erano sempre più manifesti che dicevano “OXI” (no). I seggi hanno chiuso alle 7, domenica, ma già da qualche ora prima l’atmosfera si era fatta molto più tranquilla. Tornando allo stesso seggio del mattino, ma ore dopo, i votanti si erano fatti molto più radi e non si trovavano più i giornalisti ad aspettarli. I giornalisti si erano tutti spostati nuovamente a piazza Syntagma, dove non succedeva niente ma c’erano i parlamentari del Movimento 5 Stelle e altri politici italiani. Un gruppo di circa 20 persone era assiepato su un marciapiede: aspettavano Beppe Grillo. Dopo un’ora Beppe Grillo non era ancora arrivato e il gruppo si era spostato sul marciapiede opposto, all’ombra: “ché se arriva Grillo tanto scende da quella parte della strada”.

La festa
Quasi da subito dopo la chiusura dei seggi si era capito che per chi aveva votato No sarebbe stata una bella serata. Qualche macchina, timidamente, suonava il clacson per festeggiare. Davanti alla sede di Syriza, quando ormai era chiaro che il No avrebbe vinto, si era radunato un gruppetto di italiani con le bandiere della lista “L’Altra Europa con Tsipras”, che si stavano prendendo una rivincita ed erano euforici. Poi si sono spostati verso piazza Clathmonos con le loro bandiere, e i caroselli si sono fatti sempre più insistenti. Lì ormai era già festa inoltrata. C’era la musica, un grande schermo con i risultati in diretta, e la gente che arrivava sempre più numerosa con gli striscioni, le trombette da stadio, le bandiere bianche e blu della Grecia. L’umore era ottimo, l’atmosfera gioiosa e rilassata, ma si seguivano ancora i risultati sullo schermo come in una partita di calcio: non si sa mai.

spiaggiaatene38Militanti di l’Altra Europa con Tsipras, davanti alla sede di Syriza – Gianni Barlassina/Il Post

In poco meno di un’ora da piazza Clathmonos è partito un corteo diretto verso piazza Syntagma, distante solo qualche minuto a piedi. C’erano tante persone diverse, ragazzi giovani ma anche tanti e tante 40-50enni; poi si sono uniti al corteo i gruppi “dei centri sociali”, come diremmo per brevità in Italia. Hanno acceso bengala rossi, hanno cantato “Bandiera rossa” e “Bella Ciao”, e in piazza Syntagma la festa era grandissima. C’erano già tantissime persone, a riempire quasi tutto il centro della piazza; con quelle arrivate dopo si erano riempite anche le strade intorno. C’erano tantissime bandiere della Grecia, si cantava molto come quando si vincono i Mondiali, la polizia aveva chiuso al traffico le strade che arrivano alla piazza ma era rimasta lontano a guardare.

greecespiaggiaatene39spiaggiaatene40 Festeggiamenti in piazza Syntagma – Gianni Barlassina/iI Post

Lunedì
Lunedì è stato un lunedì, con le strade trafficate e i negozi aperti. L’atmosfera sembrava allegra, ma potrebbe essere stata anche suggestione dopo la sera di festeggiamenti. Piazza Clathmonos era già stata pulita, così come piazza Syntagma. Come al solito c’erano giornalisti che aspettavano un collegamento davanti a una telecamera, tra i passanti incuriositi. Per il resto è stato un normale lunedì – ma in una città dove si possono prelevare al massimo 60 euro al bancomat. Il mercato era aperto ma poco affollato, così come molti negozi appena fuori dal centro e dal giro dei turisti. La cosa particolare, comunque, era che le cose scorrevano abbastanza ignare del referendum. La spiaggia di Atene, che si raggiunge in meno di un’ora con un tram dal centro, era calda e molto frequentata. C’erano i bagni attrezzati, le famiglie che arrivavano con le borse stragonfie e i bambini al seguito, quelli che giocavano a racchettoni sulla sabbia. Insomma: la spiaggia. Normale.

spiaggiaatene31 copiaLa spiaggia di Atene – Gianni Barlassina/Il Post