L’evacuazione di Dunkerque, 75 anni fa

Foto e storia di una delle operazioni più celebri e inattese della Seconda Guerra Mondiale

Una nave britannica soccorre i soldati da una scialuppa, maggio 1940 (Picture Post/Hulton Archive/Getty Images)

Dunkerque è un porto nel nord della Francia, molto vicino al confine con il Belgio. Tra il 26 maggio e il 4 giugno del 1940, nel corso della Seconda guerra mondiale, il porto fu utilizzato dagli alleati per ritirarsi dopo lo sfondamento del fronte della Mosa da parte dei tedeschi. L’intervento della Royal Air Force – l’aeronautica del Regno Unito – neutralizzò l’aviazione militare tedesca e consentì alla flotta da guerra e mercantile britannica di salvare ben 340 mila soldati.

L’offensiva sul fronte occidentale
Il 10 maggio del 1940 ebbe inizio l’operazione Fall Gelb (“Caso Giallo”), cioè la prima parte dell’offensiva tedesca sul fronte occidentale durante la Seconda guerra mondiale attraverso i Paesi Bassi e il Belgio verso la Francia. I tedeschi avanzarono molto velocemente sia da nord che da sud, le divisioni di cavalleria leggera francesi vennero sconfitte con facilità, i belgi ripiegarono e le forze corazzate tedesche (Panzer-Division) dopo soli tre giorni penetrarono nelle Ardenne raggiungendo già il 13 maggio le rive della Mosa. Da qui, attraverso Sedan, i tedeschi proseguirono verso ovest per raggiungere le coste della Manica e isolarono verso la costa le forze anglo-francesi che nel frattempo, per fare fronte comune, si erano spinte in Belgio.

Gli alleati tentarono di organizzare una controffensiva, ma a causa della confusione, della sorpresa, della stanchezza dei comandanti e delle truppe e della costante pressione da est delle forze tedesche non ci riuscirono. Il pomeriggio del 23 maggio, inoltre, era già fallito il tentativo di una controffensiva da sud e le speranze di successo di un attacco coordinato alleato da nord si facevano sempre più deboli. Non restavano che la ritirata e la complicata evacuazione via mare.

Due decisioni fondamentali
Il 24 maggio i generali tedeschi presero una decisione fondamentale per la salvezza degli alleati: decisero infatti di arrestare l’avanzata da sud delle Panzer-Division per risparmiare le forze in vista della seconda fase della campagna di Francia (Fall Rot) e perché Hitler era ormai poco interessato alla conclusione di una battaglia considerata già vinta. Hitler e il comando tedesco sottovalutarono però le possibilità tecniche di un’evacuazione in massa via mare, pensando che la Luftwaffe sarebbe stata sufficiente a fermarla. Il compito di premere gli alleati venne lasciato alla sola diciottesima armata, composta da dieci divisioni di fanteria. La sosta delle forze corazzate si prolungò dal 24 al 26 maggio e fu importantissima per le forze alleate accerchiate, che poterono così rafforzare il loro schieramento e organizzare la ritirata verso Dunkerque.

La seconda decisione fondamentale per la riuscita dell’evacuazione venne presa il 14 maggio dall’Ammiragliato britannico che, come precauzione, aveva richiesto sistematiche informazioni ai proprietari di imbarcazioni private, comprese quelle dei pescatori, per un loro eventuale impiego in operazioni navali di sostegno. Qualche giorno dopo la situazione sul campo rese evidente che queste misure erano necessarie e dovevano essere organizzate il prima possibile. Il mattino del 20 maggio Winston Churchill, primo ministro del Regno Unito, autorizzò l’Ammiragliato a iniziare a raccogliere mezzi nei porti per intervenire in soccorso dell’esercito sul continente.

L’evacuazione
Il 30 maggio del 1940 tutte le truppe britanniche e francesi superstiti entrarono nel perimetro di Dunkerque. Venne dato l’ordine, prima di raggiungere le spiagge, di distruggere i mezzi, di sabotare i cannoni, di incendiare i serbatoi e di lasciare gli equipaggiamenti sulla spiaggia (alcuni di questi vennero utilizzati per costruire pontili di fortuna per imbarcarsi direttamente dalle spiagge visto che il porto della città, nel frattempo, era stato distrutto dall’aviazione tedesca). C’era pochissimo tempo a disposizione e sarebbero stati evacuati solamente gli uomini.

Le operazioni di evacuazione si svolsero nella confusione: migliaia di soldati rimasero ammassati per ore sulle spiagge completamente esposti al fuoco dell’artiglieria e degli aerei nemici. Fu fondamentale la condizione del mare, quasi sempre calmo, l’instabilità del tempo che intralciò l’intervento in massa della Luftwaffe e il contributo degli aerei britannici. Il 3 giugno il perimetro intorno a Dunkerque era ormai molto ridotto, i francesi rimasti a difenderlo raggiunsero le spiagge in attesa dell’arrivo delle navi all’ultimo momento. Nella notte del 4 giugno l’ultimo cacciatorpediniere (Shikari) lasciò Dunkerque e gli imbarchi vennero interrotti. Oltre 34 mila soldati arrivati troppo tardi furono presi e fatti prigionieri. La mattina del 4 giugno venne firmata la resa a Dunkerque, ormai completamente occupata dalle forze tedesche, che raccolsero un enorme bottino di armi e equipaggiamenti.

L’operazione Dynamo, così venne chiamata, fu comunque un inatteso successo per le forze anglo-francesi: gli alleati persero materiali e armamenti, migliaia di soldati non vennero salvati, negli ultimi giorni dell’accerchiamento morirono più di 3.500 britannici e oltre 6 mila francesi, ma l’evacuazione evitò perdite ancora più consistenti e permise di salvare la vita a circa 340 mila soldati di prima linea rimasti isolati.

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