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  • venerdì 15 maggio 2015

La storia dell’avvocata che ha difeso lo Stato sulle pensioni, e dei suoi tweet

Aveva criticato Renzi sui social network, ora la accusano di non aver lavorato bene: ma la vera questione probabilmente è un'altra

Negli ultimi giorni sui principali quotidiani nazionali (e in prima pagina su Il Giornale) è stata raccontata la storia di una lite avvenuta su Twitter tra l’avvocata dello Stato Giustina Noviello e un economista, Riccardo Puglisi, vicino al partito di Corrado Passera “Italia Unica”. La storia riguarda la recente sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni, ma soprattutto il modo in cui una persona che lavora per lo Stato in una posizione di grande responsabilità si possa più o meno opportunamente esprimere sui social network.

Dall’inizio
Giustina Noviello è un’avvocata dello Stato. L’Avvocatura dello Stato «è l’organo legale dello Stato al quale sono assegnati compiti di consulenza giuridica e di difesa delle Amministrazioni Statali in tutti i giudizi civili, penali, amministrativi, arbitrali, comunitari e internazionali»: assiste, consiglia e difende «in via esclusiva e organica le Amministrazioni Statali» e conta 347 legali.

Giustina Noviello, per conto dello Stato, ha difeso di fronte alla Corte Costituzionale la norma Fornero contenuta nel cosiddetto decreto “Salva Italia”, approvato dal governo Monti, che bloccava per gli anni 2012 e 2013 gli adeguamenti delle pensioni al costo della vita per gli assegni superiori a circa 1.500 euro lordi al mese. Lo scorso 8 maggio la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale quella norma, obbligando il governo a restituire almeno parte del mancato adeguamento. Dopo la sentenza sono circolate varie stime di quanto questa decisione potrebbe costare allo Stato, ma non sono ancora state confermate dal governo: diversi giornali hanno parlato di 15 miliardi di euro circa, di cui 5 dovrebbero essere per gli adeguamenti del 2012-13 e altri 10 per gli effetti degli adeguamenti sul 2014 e sul 2015; ma circolano anche cifre molto più grandi. La sentenza ha ricevuto anche alcune critiche, sia dalla stampa che dalla politica, dato che si trasformerà probabilmente in un indiretto trasferimento di reddito da chi lavora a chi non lavora.

Da ieri si parla di Noviello per via di una sua stima del costo della decisione molto più piccola, espressa nella sua memoria difensiva, e in generale per alcune cose che ha scritto su Twitter nei mesi precedenti alla sentenza. Riccardo Puglisi, economista vicino al partito “Italia Unica” di Corrado Passera, ha recuperato infatti diversi commenti molto critici nei confronti di Matteo Renzi e il governo espressi nei mesi scorsi da Giustina Noviello su Twitter, che nel frattempo ha chiuso il suo account.

Puglisi ha accusato Noviello di aver fornito nella sua memoria difensiva una cifra più bassa dell’impatto economico che la bocciatura della Consulta avrebbe potuto avere (intorno ai 5 miliardi di euro) e dunque di non aver difeso con rigore la tesi dello Stato: questo perché, pur avendo il ruolo di «difensore» del governo, aveva opinioni contrarie al governo. La tesi di Puglisi è stata ripresa anche da altri e anche con parole offensive. Noviello ha risposto che davanti alla Corte «non si vince e non si perde», che «gli avvocati dello Stato non fanno i contabili» e che la Consulta «non improvvisa perché in possesso di tutti i dati, tecnici e giuridici».

Qual è il punto?
Al di là delle accuse e della libertà di espressione – che naturalmente è stata tirata in ballo – il caso è interessante perché pone un problema di opportunità: come cioè una persona con un incarico così delicato possa o debba esprimersi pubblicamente e sui social network. Scrive Massimo Mantellini, esperto di internet e blogger del Post:

«La faccenda dell’avvocato dello Stato che ha difeso il Governo (perdendo) davanti alla Consulta (…) apre una seria questione che esula da retropensieri, faccende di sensibilità personale o di libertà di espressione: quella di una policy digitale chiara per chi lavora per il Governo in simili posizioni di grande responsabilità».

Simone Spetia, giornalista di Radio24, precisando di non credere che Giustina Noviello abbia “volutamente” perso la causa per creare problemi al governo, ha scritto:

«Il punto è se sia opportuno che un servitore dello Stato, componente di un corpo d’elite, faccia certe dichiarazioni e utilizzi certi toni. È un discorso che prescinde da chi occupa le stanze di Palazzo Chigi, è un discorso che ha a che fare col senso del ruolo, col lavoro che si fa, molto semplicemente col buon senso, perché – tra l’altro – sono proprio questi comportamenti che alimentano sospetti che possono risultare infondati. Non a caso l’articolo 9 del codice etico recita: «Gli avvocati e procuratori dello Stato improntano i propri rapporti con l’esterno, in particolare con i mezzi di comunicazione, a cautela e riservatezza, al fine di evitare la diffusione di notizie pregiudizievoli per l’interesse dell’amministrazione patrocinata».

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