L’Italicum, come funziona la nuova legge elettorale

La prima dopo dieci anni: vale solo per la Camera, entrerà in vigore dal luglio del 2016

L’Italicum lunedì è diventato legge. Dopo dieci anni dall’approvazione della legge Calderoli – il cosiddetto Porcellum – l’Italia ha una nuova legge elettorale: la Camera l’ha approvata in via definitiva lunedì pomeriggio con 334 voti favorevoli e 61 contrari, mentre parte dell’opposizione per protesta ha deciso di uscire dall’aula. Si è votato senza fiducia e con voto segreto, dopo che la settimana scorsa per tre volte il governo aveva chiesto il voto di fiducia. La riforma elettorale, il cosiddetto Italicum, vale solo per la Camera dei Deputati e contiene una clausola che ne rinvierà l’effettiva entrata in vigore al luglio del 2016: prima di allora, qualora si andasse a votare, si userebbe la legge attuale, cioè il Porcellum com’è stato modificato dalla Corte Costituzionale. La legge dovrà ora essere firmata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Le foto della discussione finale alla Camera dell’Italicum

L’Italicum è nato dall’accordo politico trovato da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi il 18 gennaio del 2014 presso la sede del Partito Democratico, cioè il cosiddetto “patto del Nazareno” (si chiama così perché la sede del PD si trova a Roma in via di Sant’Andrea delle Fratte, poco distante da largo del Nazareno). Rispetto all’accordo trovato quel giorno, il modello è stato modificato più volte sulla base delle richieste di Forza Italia, del Nuovo Centro Destra (NCD) e della minoranza del PD, che lo hanno votato insieme con Scelta Civica una prima volta alla Camera; in un secondo passaggio al Senato la legge fu modificata e poi votata da PD, Forza Italia e NCD ma una parte di senatori del PD decise di non partecipare al voto per protesta. Nell’ultimo passaggio alla Camera il governo tra molte proteste ha posto la questione di fiducia, che circa trenta deputati del PD hanno deciso di non votare uscendo dall’aula.

Come funziona l’Italicum
Prima cosa da sapere: l’Italicum vale solo per la Camera, in vista delle riforme costituzionali che porteranno il Senato a non essere più direttamente elettivo. Seconda cosa da sapere: per avere il tempo di approvare quest’ultima riforma, nell’Italicum è stata inserita una clausola che ne prevede l’entrata in vigore dal primo luglio del 2016. Terza cosa: l’Italicum è un sistema elettorale proporzionale – il numero di seggi verrà assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti – e il calcolo sarà fatto su base nazionale, ma modificato fortemente da un premio di maggioranza. Quindi:

– la singola lista che supera il 40 per cento dei voti ottiene un premio di maggioranza raggiungendo in tutto 340 seggi, cioè il 55 per cento del totale.

– se nessuna singola lista supera il 40 per cento dei voti è previsto un secondo turno, cioè un ballottaggio tra le due liste che hanno ottenuto più voti. La lista che prende più voti dell’altra al ballottaggio ottiene il premio di maggioranza. Fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti o collegamenti di lista: competono le liste così come sono state presentate all’inizio.

– è prevista una soglia di sbarramento del 3 per cento per ottenere seggi.

– saranno costituiti 100 collegi che comprenderanno fino a 600mila persone. Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige saranno escluse dal sistema proporzionale: lì si voterà in nove collegi uninominali come già previsto dal precedente sistema elettorale. Ogni lista presenterà in ogni collegio una lista di candidati; ogni elettore potrà scegliere nel suo collegio un simbolo e uno o due candidati da votare.

– ci saranno le candidature multiple: i capilista – ma solo loro – potranno cioè essere inseriti nelle liste in più di un collegio, come già accadeva nel Porcellum, fino a un massimo di 10 collegi.

– ci saranno quindi cento capilista, uno per ogni collegio, scelti direttamente dai partiti. Prima sono eletti i capilista, poi – se avanzano posti – i candidati eletti con le preferenze. Dal secondo eletto in poi intervengono le preferenze e ogni elettore o elettrice ne potrà esprimere due: obbligatoriamente un uomo e una donna, pena la nullità della seconda preferenza. Tra i capilista non più del 60 per cento sarà dello stesso sesso.

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