La protesta al Guggenheim di New York

Decine di persone hanno occupato l'atrio dell'edificio per chiedere che i diritti degli operai impiegati per costruire la sede del museo ad Abu Dhabi vengano rispettati

Venerdì pomeriggio il Museo Guggenheim di New York, uno dei musei d’arte più famosi e visitati al mondo, ha chiuso in anticipo a causa di una manifestazione di protesta di alcune decine di persone nell’atrio dell’edificio. Poco prima i manifestanti avevano esposto uno striscione e lanciato volantini per chiedere al Guggenheim il rispetto dei diritti umani dei lavoratori che costruiranno la nuova sede del museo ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, la cui apertura è prevista per il 2017. Il progetto è del famoso architetto canadese Frank Gehry ma la costruzione non è ancora iniziata.

La protesta è nata dal fatto che ad Abu Dhabi – nell’isola Saadiyat, la stessa zona dove verrà costruito il Guggenheim – sono cominciati i lavori per la costruzione delle nuovi sedi del Louvre e della New York University. Tre mesi fa Human Rights Watch aveva pubblicato un rapporto in cui sosteneva che i lavoratori già impiegati per queste grandi opere ad Abu Dhabi vengono maltrattati e sottopagati: secondo i manifestanti la responsabilità è anche del Guggenheim di New York, che non starebbe facendo abbastanza per garantire dei livelli minimi di rispetto dei diritti umani. In seguito alla protesta di venerdì, il Guggenheim ha diffuso un comunicato nel quale ha ricordato che la costruzione del museo non è ancora iniziata e che sta già collaborando con le autorità locali per migliorare le norme esistenti sulle condizioni di lavoro degli operai.

Venerdì mattina alcune decine di manifestanti hanno esposto uno striscione rotondo nell’atrio nel museo con la scritta «accogliete le richieste dei lavoratori, ora». Dalle scale a spirale dell’atrio sono stati lanciati circa diecimila volantini sul tema ispirati fra l’altro alle opere dell’artista giapponese On Kawara, al centro di una mostra tuttora in corso nella sede di New York del museo. Le guardie del museo hanno rimosso lo striscione ma i manifestanti sono rimasti seduti per terra, con l’intenzione di occupare l’atrio.

Attorno alle due del pomeriggio la direzione ha deciso di chiudere il museo con circa quattro ore di anticipo, nonostante decine di persone fossero ancora in coda per acquistare il biglietto. Una decina di manifestanti è rimasta dentro l’atrio “occupando” pacificamente il museo fino al consueto orario di chiusura, cioè le 17.45. Durante la protesta, i manifestanti si sono scusati del trambusto con le guardie del museo: un volantino distribuito nel pomeriggio iniziava con «Cara guardia, ci scusiamo per avere creato un ambiente di lavoro stressante e aver reso la tua giornata lavorativa più complicata». Il volantino invitava anche le guardie a chiedersi se il loro stipendio fosse giusto e forniva un contatto di un sindacato locale.

 

 

Secondo il rapporto di Human Rights Watch, diversi abusi sono stati documentati nei cantieri della New York University e del Louvre: nel rapporto si parla di passaporti sequestrati dai datori di lavoro, scarse condizioni abitative degli operai e di diverse altre violazioni dei diritti umani. Condizioni simili erano state descritte in un lungo reportage del New York Times pubblicato nel maggio 2014 riguardo la costruzione della sede della New York University. Saadiyat è un’isola a 500 metri al largo della costa di Abu Dhabi che dagli anni Duemila è al centro di un progetto che prevede la costruzione di diversi musei, appartamenti e negozi. Oltre al Louvre e al Guggenheim, il distretto culturale dell’isola Saadiyat comprenderà anche il museo nazionale degli Emirati Arabi Uniti, un centro culturale progettato dall’architetto Zaha Hadid e un museo marino.