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  • venerdì 1 maggio 2015

La ragazza a cui hanno impedito di entrare a scuola perché aveva una gonna troppo lunga

Un studentessa francese e musulmana di 15 anni è stata rimandata a casa perché il suo abbigliamento – velo escluso – non avrebbe rispettato la legge sulla laicità a scuola

Martedì 28 aprile il quotidiano francese L’Ardennais ha pubblicato una notizia che nel giro di pochi giorni è diventata un caso in tutta la Francia e sui principali quotidiani nazionali e internazionali. Sarah K. ha quindici anni, è musulmana ed è una studentessa al terzo anno dell’istituto pubblico Léo Lagrange di Charleville-Mezieres, capoluogo del dipartimento delle Ardenne nella regione della Champagne-Ardenne. Per due volte, lo scorso 16 aprile e poi di nuovo il 24 aprile, le è stato negato l’ingresso a scuola perché la gonna che indossava era troppo lunga. Secondo la preside Maryse Dubois il suo abbigliamento non rispettava la legge francese in vigore dal 2004 sulla laicità a scuola e, secondo quanto comunicato per iscritto ai genitori della ragazza, quella gonna lunga e nera manifestava «in maniera ostentata e provocatoria un’appartenenza religiosa».

Il 16 e il 24 aprile Sarah ha quindi dovuto prendere l’autobus e poi un treno per tornare a casa, a 25 chilometri di distanza dalla scuola. La ragazza – che ogni mattina toglie il velo prima di entrare, in ottemperanza alla legge francese – era stata più volte avvisata che il suo abbigliamento costituiva un problema, hanno raccontato i suoi genitori, che hanno anche spiegato come la figlia non sia comunque la sola a mettere una gonna lunga a scuola quando il tempo lo permette. Solitamente indossa dei pantaloni: «Ma è ingiusto, non è una valida ragione per vietarmi di entrare a scuola», ha detto Sarah. Nel giro di poche ora la storia è stata molto condivisa online e su Twitter è stato creato l’hashtag #JePorteMaJupeCommeJeVeux (porto la mia gonna come voglio).

La portavoce del Collettivo contro l’Islamofobia in Francia (CCIF) ha spiegato al quotidiano Libération che lo scorso anno hanno ricevuto almeno un centinaio di segnalazioni di casi simili a quello di Sarah, che non riguardano il velo ma il resto dell’abbigliamento. La cosiddetta legge sulla laicità votata in Francia nel 2004, e fortemente voluta dall’allora presidente Jacques Chirac, vieta l’ostentazione di simboli e abiti religiosi come il velo islamico per le donne, ma anche il crocifisso dei cristiani, la kippah (lo zuccotto ebraico) e il turbante dei sikh. Dice: «È vietato nelle scuole primarie e secondarie indossare simboli o indumenti che ostentino l’appartenenza religiosa»; ma dice anche che sono permessi accessori e abiti che sono comunemente indossati dagli studenti «senza alcun significato religioso». Si tratta dunque di una legge che lascia largo spazio all’interpretazione.

Sulla questione è intervenuta anche la ministra francese dell’Educazione, Najat Vallaud-Belkacem, che dopo aver detto che «nessuna studentessa può essere esclusa a seconda della lunghezza o del colore della sua gonna» ha appoggiato la scelta della scuola che ha aperto un dialogo con la sua famiglia riguardo l’applicazione della legge: «L’équipe pedagogica ha dimostrato il necessario discernimento», ha detto, basandosi non tanto sull’abbigliamento in sé della ragazza ma sull’atteggiamento di «proselitismo» dimostrato dalla studentessa.

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