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  • Giovedì 16 aprile 2015

In Siria stanno perdendo tutti

Il paese è diviso in quattro – ISIS, curdi, Assad e al Qaida – e l'esito dei combattimenti è sempre più imprevedibile: intanto le cose a Damasco e Aleppo vanno sempre peggio

Profughi curdi a Kobane, il 3 aprile 2015.
(Xinhua/Ahmad Halabisaz)
Profughi curdi a Kobane, il 3 aprile 2015. (Xinhua/Ahmad Halabisaz)

Nell’ultima settimana si sono intensificati i bombardamenti del regime del presidente siriano Bashar al Assad in diverse zone della Siria, soprattutto attorno a Damasco, la capitale. In molte parti del paese la situazione per la popolazione è diventata insostenibile, come a Yarmouk, il campo profughi palestinese a sud di Damasco, e in alcuni quartieri di Aleppo, colpiti sistematicamente dai bombardamenti dei ribelli e del regime. Per molti analisti è diventato anche sempre più difficile fare previsioni sull’andamento della guerra nel breve periodo, a causa soprattutto della fluidità delle alleanze tra i molti gruppi islamisti presenti in Siria e della porosità dei confini, in particolare di quello tra Siria e Turchia.

Chi controlla cosa?
Semplificando molto, la Siria è oggi divisa in quattro grandi aree. L’ovest del paese, soprattutto nelle zone sulla costa mediterranea e al confine con il Libano, è sotto il controllo delle forze fedeli ad Assad. Il nord-ovest è controllato da diversi gruppi di ribelli: forze sempre più radicali e islamiste, come il Fronte al Nusra, e sempre meno gruppi moderati. La battaglia tra esercito siriano e ribelli è particolarmente evidente ad Aleppo, una delle città contese dove la guerra ha provocato più danni e sfollati di tutto il paese. La fascia di territorio che va dal centro-nord fino al confine orientale siriano è controllata per lo più dall’ISIS. Nella punta nord-orientale della Siria, e in quella nord-occidentale, è forte invece la presenza dei curdi (due mappe dettagliate e facili della situazione in Siria si possono vedere qui e qui). Rispetto a qualche mese fa – dove sembrava che fossero rimaste come forze maggiori solo il governo di Assad e l’ISIS – sono cresciuti il Fronte al Nusra, cioè il gruppo che rappresenta al Qaida in Siria – e i curdi, che sono riusciti a riprendere il controllo di alcuni territori prima controllati dall’ISIS, come la città di Kobane.

Damasco e dintorni
Gli aerei da guerra dell’esercito siriano hanno intensificato gli attacchi su alcuni quartieri di Damasco controllati dai ribelli. L’Osservatorio siriano per i diritti umani – organizzazione non governativa pro-ribelli con base a Londra – ha detto che almeno dieci persone sono rimaste uccise in alcuni bombardamenti nel quartiere di Zadbean, nel sud-est di Damasco. Gli scontri tra esercito fedele ad Assad e gruppi che si oppongono al regime si sono intensificati anche a Ghouta orientale, altro quartiere della capitale, dove secondo l’Osservatorio negli ultimi 10 giorni sono state usate diverse armi pesanti, tra cui i missili terra-terra. La situazione più grave è però probabilmente a Yarmouk, il campo profughi palestinese a sud di Damasco che di recente è stato attaccato dall’ISIS: la giornalista americana Liz Sly ha scritto sul Washington Post che Yarmouk è diventato “il simbolo più estremo della miseria causata dalla guerra in Siria”. Le Nazioni Unite sono state costrette a sospendere i rifornimenti di cibo ai profughi a causa degli scontri tra miliziani dell’ISIS e gruppi palestinesi che li combattono.

Aleppo
La situazione continua a essere molto grave anche ad Aleppo, dove la scorsa settimana il quartiere di Sulaimaniyah – abitato prevalentemente da cristiani e armeni – è stato colpito da razzi lanciati dai ribelli. Il sito al Monitor dice che decine di persone sono rimaste ferite e intrappolate sotto le macerie. Ad Aleppo si combatte una delle battaglie più dure di tutta la guerra: la situazione per gli abitanti della città è diventata ancora più grave dal 28 marzo scorso, quando alcuni gruppi islamisti, tra cui il Fronte al Nusra, hanno conquistato Idlib, che si trova a circa 60 chilometri da Aleppo. Idlib è stata la seconda capitale provinciale a essere persa dal regime di Assad (la prima era stata Raqqa, conquistata dall’ISIS): da quando al Nusra ne ha preso il controllo, diverse parti della zona circostante hanno cominciato a essere colpite da frequenti blackout e da forti limitazioni delle comunicazioni e dell’accesso a internet.

Le città contese e i barili-bomba
Al Jazeera ha scritto che nelle ultime settimane il regime di Assad ha bombardato – oltre che Damasco e Aleppo – anche alcune zone di Homs, Hama e Latakia (nell’est), di Dar’a (nel sud) e di Hasakah e Deir ez-zor (nell’ovest). Il regime ha fatto anche largo uso dei barili-bomba, con l’obiettivo di creare il maggior danno possibile nelle zone colpite. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha detto che negli attacchi aerei sono rimasti uccisi dall’inizio di aprile 260 civili e migliaia di persone hanno dovuto lasciare le loro case: diversi siti di news hanno scritto che non è stato possibile verificare in maniera indipendente i numeri diffusi dall’Osservatorio.