Perché Nunzia De Girolamo è stata sostituita

Non sarà più la capogruppo di "Area Popolare" alla Camera, sostituita da Maurizio Lupi: è troppo critica sull'alleanza col PD

Nunzia De Girolamo in una immagine del 03 dicembre 2014. 
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Nunzia De Girolamo in una immagine del 03 dicembre 2014. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

La deputata Nunzia De Girolamo non è più la capogruppo alla Camera di “Area Popolare”, il gruppo che riunisce deputati di NCD e UDC. La sera di mercoledì 8 aprile c’è stata un’assemblea del gruppo centrista alla quale erano presenti tutti i maggiori esponenti del Nuovo Centrodestra. Per primo, ha parlato Angelino Alfano, ministro dell’Interno del governo Renzi, che ha ringraziato De Girolamo per il lavoro svolto negli ultimi mesi e che ha chiesto a Maurizio Lupi (ex ministro delle Infrastrutture che ha annunciato le dimissioni lo scorso marzo) la disponibilità a prendere il suo posto.

Per Alfano, Nunzia De Girolamo non può continuare nel suo ruolo mentre sostiene di «voler uscire dal governo». Nunzia De Girolamo si era dimessa da ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali nel gennaio del 2014, dopo il caso delle registrazioni relative alla sanità di Benevento. Da tempo, è molto critica nei confronti del suo partito che accusa di subalternità al PD e a Matteo Renzi. Durante la riunione, De Girolamo si è rifiutata di dimettersi da capogruppo: «Non mi sono dimessa, ha deciso Alfano, vengo sostituita perché continuo a dire che il centrodestra non può stare con Renzi e ho il peccato originale di voler dire che si costruisce il centrodestra anche con Berlusconi». De Girolamo ha poi ribadito «di non voler essere lo zerbino di Renzi» invitando il gruppo di Area Popolare a cambiare la propria linea. Ha però smentito di voler lasciare il partito: «Voi oggi mi sfiduciate, ma io non lascio l’NCD. Sarò minoranza rumorosa, molto rumorosa».

Diversi giornali scrivono che durante l’assemblea non ci sarebbero stati interventi chiaramente a favore della conferma di De Girolamo come capogruppo ma anche che diversi esponenti non avrebbero condiviso la decisione di Alfano che è stata presa, tra l’altro, senza alcun voto, ma “per acclamazione”. Gaetano Quagliariello e Fabrizio Cicchitto, per esempio, avrebbero detto durante i loro interventi che andrebbero marcate in maniera più netta le divergenze da Matteo Renzi.