Expo, a che punto siamo

Un reportage di Carlo Verdelli su Repubblica prova a capirlo con molte metafore e molte informazioni

A pavillion is being built at the construction site of the Universal Exhibition 2015 (Expo Milano 2015 or World Exposition 2015) in Milan on March 25, 2015. The exhibition will run from May 1st, 2015 to October 31, 2015 on the theme Feeding the Planet, Energy for Life. The fair focuses on food security, sustainable agricultural practices, nutrition and battling hunger - as well as on dishing out the best fare of the world's culinary cultures. Cooking shows, restaurants, and food stalls will be designed to attract and hold visitors in Italy's financial capital. AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACE (Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)
A pavillion is being built at the construction site of the Universal Exhibition 2015 (Expo Milano 2015 or World Exposition 2015) in Milan on March 25, 2015. The exhibition will run from May 1st, 2015 to October 31, 2015 on the theme Feeding the Planet, Energy for Life. The fair focuses on food security, sustainable agricultural practices, nutrition and battling hunger - as well as on dishing out the best fare of the world's culinary cultures. Cooking shows, restaurants, and food stalls will be designed to attract and hold visitors in Italy's financial capital. AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACE (Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Expo 2015, la grande esposizione universale che si svolgerà a Milano, aprirà il primo maggio tra allarmi e rassicurazioni, e poca chiarezza su cosa davvero sarà sia per i visitatori che per i milanesi, e sul punto in cui siamo. Carlo Verdelli ne scrive oggi su Repubblica su due pagine, mettendo insieme dati, informazioni, indagini sul posto ed evocazioni suggestive.

A un soffio dal via della seconda Esposizione Universale che ci siamo andati a cercare (la prima, nel 1906, cominciò un anno dopo il previsto, guarda caso per ritardi), vagando per il cantiere destinato a diventare per i prossimi sei mesi la nostra bandiera issata su un vero villaggio globale, viene la tentazione di buttarsi in ginocchio sullo sterrato e invocare l’intervento di Harry Potter, Mary Poppins e la fata di Cenerentola, sperando che un magico “bidibi bodibi bu” corale possa compiere il prodigio di completare in 21 giorni quello che a oggi sembra lontano anni luce dall’avere una forma presentabile.
Immaginate una superficie grande quanto l’antica Paestum, l’equivalente di 160 campi da calcio, circondata da un canale lungo 6 chilometri e mezzo e da una rete alta 3 metri e 15, sormontata di filo spinato. Intorno, una periferia di comune mestizia. Su un fianco, c’è il carcere di Bollate; sull’altro, il ponte di una tangenziale. In mezzo, una sagoma a forma di pesce, con la testa rivolta a Milano e la coda a Rho, un “non luogo” che l’allora premier Enrico Letta, nei 10 mesi del suo governo, indicò come «la via per uscire dalla cappa di svalutazione e autolesionismo che incombe sull’Italia».

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(GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)