Gabriela Mistral, poeta e femminista

La prima donna latinoamericana che vinse il premio Nobel per la Letteratura era nata oggi 126 anni fa

Gabriela Mistral, poeta, insegnante e femminista cilena, è stata l’unica donna sudamericana ad avere ricevuto il premio Nobel per la Letteratura – nel 1945 – e la prima a riceverlo tra i letterati sudamericani. Di origini basche e ebree, era nata a Vicuña, in Cile, il 7 aprile 1889, 126 anni fa, e aveva vissuto un’infanzia molto povera nel paese andino di Montegrande, cominciando a scrivere poesie come autodidatta da bambina e ottenendo le prime pubblicazioni sui giornali locali a soli quindici anni: allora usava già diversi pseudonimi e non il suo nome, Lucila Godoy Alcayaga. Sulla scelta del nome con cui divenne famosa, Gabriela Mistral, ci sono versioni che lo legano a quello dei poeti Gabriele D’Annunzio e Frédéric Mistral, e altre che citano l’arcangelo Gabriele e il vento di Mistral. Cominciò comunque a usarlo dopo i 25 anni e dopo avere vinto un importante premio di poesia nazionale.

Nel frattempo Gabriela Mistral aveva cominciato a occuparsi dei diritti delle donne, a insegnare nelle scuole elementari di campagna dell’estremo sud e a occuparsi dei temi dell’insegnamento e dell’educazione («Fa che io sia più madre di una madre / nel mio amore e nella difesa del bambino / che non è sangue del mio sangue. / Aiutami affinché ognuno dei “miei” bambini / diventi la poesia migliore. / E nel giorno in cui non canteranno più le mie labbra, / lascia dentro di lui o di lei la più melodiosa delle melodie» (Preghiera dell’insegnante). Gabriela Mistral fu nominata preside di una scuola a Punta Arenas, e poi, nel 1920, preside di un importante liceo di Santiago. Poi passò due anni in Messico per un progetto di riforma scolastica, cominciò a viaggiare nel mondo, e tornò in Cile dove ottenne importanti riconoscimenti accademici che non aveva ancora quarant’anni. Dal 1926 visse prima a Parigi e poi in Italia (dove, come in molte altre città, fu console onorario a Napoli e a Rapallo) e in Spagna.

Pubblicò diverse raccolte di sue poesie: Sonetos de la muerte (1914, Sonetti della morte) dopo il suicidio del suo fidanzato; Desolación (1922, Desolazione) pubblicato a New York, che la rese famosa; seguirono Ternura (1924, Tenerezza), canti per l’infanzia e Tala (1938, Distruzione). Tra le opere in prosa: Lecturas para mujeres (1923) dedicato alla maternità e alla cura dell’infanzia, Recados, Contando a Chile (1957). Vinse il premio Nobel nel 1945, a 56 anni, «per la sua poesia lirica che, ispirata da forti emozioni, ha reso il suo nome un simbolo delle aspirazioni di tutto il mondo latino-americano». Passò gli ultimi anni della sua vita negli Stati Uniti, dove morì a New York nel 1957, per un cancro al pancreas. Il Cile dichiarò tre giorni di lutto.

Mistral ebbe con il suo paese un rapporto molto complicato: fu poco amata dalle élite per la sua mancata formazione accademica, che usarono e citarono comunque la sua fama a livello internazionale descrivendola come icona di maestra abnegata, di poeta bucolica e vergine. In realtà la sua sfida e i suoi versi furono ben altro: cantò la libertà, il popolo, il suo essere lesbica (bellissimo, il lungo carteggio dal ’48 al ’56, tra lei e Doris Dana, sua collaboratrice, complice e suo amore). Mistral parlò di panamericanismo con quasi cinquant’anni di anticipo, lavorò sulla dichiarazione dei diritti dei bambini all’ONU, fu antifascista e sospettosa del comunismo. Quando le chiesero come si definisse politicamente, disse: «Sono una socialista a modo mio, una umanista, con lo sguardo verso i poveri, i deboli». Seguendo la campagna elettorale del Cile nel 1952, in una lettera a Doris Dana, confessò: «C’è un candidato comunista che, disgraziatamente, è la persona migliore tra i tre». Era Salvador Allende.

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