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  • martedì 17 marzo 2015

Com’è andato il governo Cameron?

di Arianna Cavallo – @ariannacavallo

Su cosa sarà giudicata la coalizione tra conservatori e libdem alle elezioni del prossimo maggio nel Regno Unito, le più incerte e imprevedibili da molto tempo

Il prossimo 7 maggio si terranno le elezioni parlamentari in Regno Unito, e saranno secondo molti le più imprevedibili e incerte elezioni britanniche da molto tempo a questa parte. Come già accaduto nel 2010, secondo i sondaggi è molto improbabile che i conservatori dell’attuale primo ministro David Cameron riescano a ottenere i 326 seggi necessari ad avere la maggioranza nella Camera dei comuni. Ma contrariamente a quanto accaduto nel 2010, per i conservatori stavolta non dovrebbe essere sufficiente allearsi con i Liberaldemocratici di Nick Clegg per formare un governo di coalizione: i LibDem stanno affrontando una grossa crisi e secondo un recente sondaggio di YouGov i loro consensi sono passati dal 23 per cento del 2010 ad appena il 5 per cento.

Cameron dovrà anche fare i conti con il rafforzamento dello Scottish National Party (SNP, il partito indipendentista scozzese) guidato da Nicola Sturgeon: potrebbe ottenere fino a 56 dei 59 seggi scozzesi, sottraendoli soprattutto a laburisti e liberaldemocratici. L’ascesa dello SNP potrebbe ridimensionare soprattutto il Labour guidato da Ed Miliband, che nel 2010 aveva perso ottenendo il 29 per cento dei voti. E poi c’è lo United Kingdom Indipendence Party (UKIP), il movimento di destra di Nigel Farage in grande ascesa dopo le elezioni locali del 2013 e soprattutto le elezioni europee del 2014, quando è stato il partito più votato con il 27,5 per cento. Secondo sondaggi riportati dal Guardian alle elezioni di maggio potrebbe ottenere tra il 10 e il 15 per cento dei voti.

Sempre secondo un sondaggio del Guardian di fine febbraio, il partito conservatore prenderà 276 seggi, quello laburista 271, i LibDem 25, e lo Scottish National Party 52. Cameron ha accusato il Labour di volersi alleare con lo SNP – che ha anche posizioni molto radicali e di sinistra – e Miliband ha negato, ma sia i conservatori che Sturgeon hanno detto che una coalizione tra SNP e laburisti è ancora possibile. Sempre stando ai sondaggi, l’apprezzamento per il partito conservatore è leggermente diminuito dalle ultime elezioni, quando aveva ottenuto il 36,1 per cento: il numero più alto dal 1993, che però lo aveva costretto a formare il primo governo britannico di coalizione dal 1974. Ma è incompleto citare questi dati a prescindere dal contesto, e cioè: come è andato il governo Cameron?

La crisi economica
Far uscire il paese dalla crisi è stato il primo e più importante obiettivo di Cameron, arrivato al governo mentre il paese stava uscendo dalla recessione del 2008-2009. Il governo ha tagliato subito la spesa pubblica – il Labour contesta ai conservatori soprattutto i tagli e le privatizzazioni del sistema sanitario – per abbassare il debito pubblico. Il risultato immediato è stato una contrazione del numero delle persone occupate nel settore pubblico, bilanciato da una crescita delle persone occupate nel settore privato. Oggi in Regno Unito ci sono 1,85 milioni di persone occupate in più rispetto a cinque anni fa – il totale degli occupati non è mai stato così alto – e il tasso di disoccupazione è sceso fino al 6 per cento, il più basso dal 2008 e il terzo più basso dell’Unione Europea: dalle parti della piena occupazione. Tra i giovani il tasso è il 16,2 per cento, molto più basso del 2011 (era il 22,5 per cento) ma anche più alto rispetto a prima della crisi. Come anche in altri paesi del mondo, infatti, buona parte dei nuovi posti di lavoro è stata creata in settori a bassa retribuzione: gli stipendi dei ventenni occupati sono scesi del 12,5 per cento tra il 2009 e il 2014.

Nell’aprile del 2012 però il paese è tornato in recessione, dopo che l’economia si era contratta dello 0,3 per cento nell’ultimo trimestre del 2011 e poi dello 0,2 per cento nei primi tre mesi del 2012. Ma è una storia strana: dopo mesi di discussioni, preoccupazioni e polemiche per questa nuova recessione, nel giugno del 2013 l’Istituto nazionale di statistica ha annunciato di aver rivisto i dati: nel primo trimestre del 2012 c’era stata una crescita pari allo 0 per cento e quindi tecnicamente il paese non era in recessione. Non che cambiasse molto, nella sostanza: ma ufficialmente si parla di recessione in presenza di due trimestri consecutivi di crescita negativa. Il governo aveva comunque affrontato la situazione con misure d’austerità che avevano portato a buoni risultati: nel primo trimestre del 2013 il PIL è aumentato dello 0,3 per cento e l’economia britannica è tuttora in crescita. Il PIL è tornato a crescere a un passo pari a quello precedente alla crisi soltanto alla fine del 2014.

I laburisti contestano a Cameron che la ripresa economica è stata troppo lenta e che il governo non è riuscito a ottenere il pareggio di bilancio per il 2015, come avevano promesso. Inoltre la pressione fiscale è complessivamente aumentata – soltanto le tasse universitarie sono state triplicate, tra molte proteste – e questo, unito ai nuovi tagli che i conservatori hanno in programma, potrebbe avere conseguenze negative sulla crescita secondo l’opposizione. Se Cameron taglierà ancora la spesa pubblica, come ha promesso, la porterebbe su un livello inferiore agli anni Trenta: quando ancora non esisteva il sistema sanitario nazionale. A causa dei tagli al sistema sanitario pubblico, il numero di persone visitate entro quattro ore nei pronto soccorso britannici è il più basso da quando si è iniziato a misurare e registrare le prestazioni del sistema sanitario.

I rapporti con l’Unione Europea
Per arginare l’ascesa dei movimenti euro-scettici e la tradizionale avversione dei cittadini britannici verso le istituzioni dell’Unione Europea, Cameron ha promesso entro il 2017 un referendum in cui i cittadini potranno decidere se restare o meno nell’Unione. Allo stesso tempo Cameron sta cercando di rinegoziare i termini della permanenza britannica in Europa verso un maggior decentramento dei poteri di Bruxelles, ma assecondare le sue richieste non sarà facile, come ha spiegato il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. I laburisti sono contrari a fissare una data per il referendum e pensano che debba tenersi soltanto se ci sarà un ulteriore accentramento di potere dell’UE.

I rapporti tra Cameron e l’Unione Europea sono diventati particolarmente tesi soprattutto lo scorso ottobre, dopo che l’UE aveva chiesto al Regno Unito 2,1 miliardi in più rispetto a quelli inizialmente previsti per il finanziamento delle sue attività, da versare entro il primo dicembre. Cameron si è rifiutato di pagare e l’Unione Europea ha acconsentito a ricevere soltanto metà della somma entro settembre 2015.

Il referendum sull’indipendenza in Scozia
Il fallimento del referendum sull’indipendenza in Scozia è considerato uno dei principali successi politici di Cameron, che lo ha promosso in seguito alla vittoria dello SNP alle elezioni parlamentari scozzesi nel 2011 e alle sue richieste di autonomia. Il referendum – che chiedeva: “Siete d’accordo che la Scozia diventi una nazione indipendente?” – si è tenuto il 18 settembre del 2014 e ha visto la vittoria del “no”, sostenuto anche dal Labour e dai LibDem, con il 55,30 per cento dei voti e le conseguenti dimissioni del primo ministro scozzese Alex Salmond, sostituito da Nicola Sturgeon. Ma il Labour e i Libdem sono stati “trascinati” in questa lotta, che avrebbero evitato volentieri; e invece per Cameron è stata una prova di forza, vinta.

Durante la campagna elettorale Cameron aveva promesso una serie di riforme costituzionali per dare maggiori autonomie al parlamento scozzese, che verranno estese anche a Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord. Cameron ha creato una commissione per mettere a punto le proposte, che sono state presentate a novembre e forniranno la base per un progetto di legge. L’esito del referendum ha però rafforzato anche il movimento autonomista scozzese e lo stesso SNP, che rischia di scalzare il Labour in molte parti della Scozia e fa diventare plausibile lo scenario di un secondo referendum sull’indipendenza nel prossimo futuro.

I matrimoni gay
Sabato 29 marzo 2014 i matrimoni gay sono diventati legali in Inghilterra e in Galles e circa 500 coppie omosessuali si sono sposate nel weekend: Cameron ha fatto gli auguri agli sposi e ha definito il momento “storico”. Anche se conservatore – anzi proprio perché conservatore, direbbe lui – Cameron si è sempre definito favorevole ai matrimoni gay. In un discorso del luglio del 2012 ha detto di voler garantire le unioni omosessuali, spiegando che «il matrimonio mi appassiona molto e penso che se funziona per gli eterosessuali come me, dovrebbe funzionare per tutti». Prima del 2014 nel Regno Unito era permessa la registrazione delle unioni civili – civil partnership – con diritti molto simili a quelli delle coppie sposate. Scrive il Guardian: «È stata una mossa controversa per un pezzo del partito conservatore, ma i matrimoni gay resteranno nel tempo come una delle più grandi eredità culturali di questo governo».

La guerra in Siria
Tra gli eventi internazionali più rilevanti affrontati da Cameron ci sono la Primavera araba, le guerre civili in Libia e in Ucraina, e il rafforzamento di Boko Haram; quelli che più da vicino l’hanno coinvolto il Regno Unito sono però la guerra in Siria e l’ascesa dello Stato Islamico (ISIS). Cameron ha criticato la repressione sanguinosa delle rivolte da parte del presidente siriano Bashar al-Assad e nel febbraio del 2012 ha riconosciuto il Consiglio nazionale siriano come legittimo rappresentante del paese. Quando nell’agosto 2013 l’esercito siriano ha bombardato con le armi chimiche la zona di Ghouta – a est di Damasco e controllata dai ribelli – Cameron ha proposto un intervento militare, spingendo anche il presidente americano Barack Obama in questa direzione. Il governo britannico ha presentato alla Camera dei comuni una mozione per un eventuale intervento militare, che però è stata respinta. Si tratta della più grave sconfitta di Cameron in Parlamento: non succedeva dal 1782 che un primo ministro britannico perdesse un voto in Parlamento su una mozione di guerra.

Scrive il Guardian che da quel voto Cameron ha preferito disimpegnarsi dalla politica estera. «Sull’Ucraina il primo ministro ha deciso di mettersi sul sedile posteriore, e non è stato nemmeno invitato ai negoziati di Minsk tra Angela Merkel, François Hollande, Petro Poroshenko e Vladimir Putin. Dal 2010 al 2014 ha visitato 47 paesi, che possono sembrare tanti: ma tenete conto che solo nelle prime due settimane di febbraio 2015 Angela Merkel ne ha visitati 10. Nei primi tre mesi del 2014 Cameron ne ha visitati sei».

L’ISIS
A inizio settembre 2014 il governo Cameron è entrato nella coalizione internazionale promossa dagli Stati Uniti per combattere l’ISIS. Per rappresaglia l’ISIS ha decapitato David Cawthorne Haines, un cittadino britannico che lavorava come cooperante ed era stato rapito in Siria nel 2013: l’uccisione è stata mostrata in un video in cui Haines definisce Cameron come «interamente responsabile per la mia esecuzione». A fronte del rifiuto del governo di ritirarsi dalla coalizione, a ottobre l’ISIS ha decapitato un altro cittadino britannico: Alan Henning, rapito in Siria nel dicembre 2013, dove si trovava per portare aiuti umanitari alla popolazione.

Il governo Cameron deve affrontare anche il problema dei cittadini britannici che stanno andando a combattere con l’ISIS: tra loro ci sono “Jihadi John“, cioè Mohamed Emwazi, il miliziano che ha decapitato gli ostaggi occidentali nei video pubblicati online dall’ISIS nei mesi scorsi, e le ragazzine scappate in Siria con l’aiuto di una donna scozzese diventata tra le più attive reclutatrici dell’ISIS.

Le intercettazioni del News of the World
Nei suoi primi anni il governo Cameron ha risentito parecchio dello scandalo del News of the World, il tabloid di Rupert Murdoch accusato di avere intercettato illegalmente le conversazioni telefoniche di centinaia di persone, raccogliendo informazioni riservate per i suoi articoli. Tra gli imputati ci sono due persone a cui Cameron è stato molto legato per lavoro o per amicizia: Rebekah Brooks – la dirigente di News International, la società editrice del tabloid – e Andy Coulson, che si dimise da direttore del giornale nel 2007 e che pochi mesi dopo era stato assunto da Cameron come capo della comunicazione del suo staff. Nel gennaio del 2011, con l’apertura dell’inchiesta contro il giornale, Coulson si è dmesso anche da questo incarico e da allora è stato arrestato e interrogato più volte. Cameron ha ricevuto molte critiche per il suo legame con Coulson e il leader del Labour Ed Miliband lo ha accusato di mancare di autorevolezza sulla faccenda perché troppo coinvolto.

Le rivolte dell’estate 2011
Uno dei più grossi problemi interni del governo Cameron sono stati i riots di Londra, le rivolte scoppiate nell’agosto del 2011 in seguito all’uccisione a Tottenham di Mark Duggan, un 29enne nero, da parte della polizia. Le sommosse si sono trascinate dalla notte del 6 agosto fino al 10 agosto, trasformandosi da una protesta sociale in un quartiere degradato di Londra in razzie gratuite in molte città del paese. Le violenze sono terminate dopo una dura repressione della polizia, che ha arrestato 5.000 persone in tutto il paese. Nel gennaio del 2014 una giuria popolare di Londra ha stabilito che l’uccisione di Duggan è stata legale.

Le Olimpiadi di Londra 2012
Nell’estate del 2012 si sono svolte le Olimpiadi di Londra: sono state un grosso successo e sono considerate un modello per la loro gestione. Secondo il governo sono costate 11,4 miliardi di euro anziché i 12 miliardi previsti: c’è stato quindi un risparmio di oltre 400 milioni di euro. Le strutture sono anche state completate prima del previsto. Le Olimpiadi sono state un successo non solo sportivo – il Regno Unito è arrivato terzo nel medagliere – e organizzativo: la decisione di ospitare i Giochi nell’East End, una zona povera e degradata di Londra, ha contribuito a riqualificare la zona, arricchendola di nuove strutture sportive, abitazioni e infrastrutture.

E quindi?
I grandi giornali britannici devono ancora pubblicare editoriali, consuntivi e bilanci finali sul governo Cameron, e sono più concentrati per ora sullo scenario di grandissima incertezza descritto dai sondaggi. Di recente però il Guardian ha messo insieme 12 grafici con 12 dati importanti sul Regno Unito di questi anni: un ulteriore punto di vista per capire su cosa sarà giudicato il governo Cameron alle elezioni di maggio. Scrive il Guardian, che è un giornale di sinistra mai particolarmente gentile con i conservatori: «uno sguardo superficiale ai dati mostra che la coalizione è stata un successo, ma scavando emerge l’iniquità di una ripresa che ha lasciato molti indietro, una serie di promesse non mantenute e un paese diviso con una minore influenza sugli scenari internazionali».

Foto: AP Photo/Virginia Mayo

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