Om Malik, Gigaom

Perché Gigaom ha sospeso le pubblicazioni

Uno dei più famosi e rispettati siti di tecnologia e media – creato da Om Malik – non ha più fondi e potrebbe presto dichiarare fallimento

Om Malik, Gigaom

Gigaom, uno dei principali blog americani di media e tecnologia, letto ogni mese da 6,5 milioni di utenti, chiuderà per debiti e mancanza di fondi. Lo ha annunciato un breve messaggio apparso il 9 marzo sul sito:

Gigaom non riesce a pagare i suoi creditori. Di conseguenza la società sta lavorando con i suoi creditori, i quali hanno il controllo del patrimonio dell’azienda. Tutte le attività sono cessate. Al momento non sappiamo cosa i finanziatori faranno con i loro asset, o se ci sarà un futuro per quegli asset. La società non intende per ora dichiarare fallimento. Vogliamo per il momento ringraziare i nostri lettori e la nostra comunità per averci sempre sostenuto.

Scrive Re/code che “dietro le quinte, i manager e gli investitori della società sapevano già da più di due mesi che la società era in serio pericolo”. Gli investitori di Gigaom – i principali sono True Ventures, Reed Elsevier e Alloy Ventures – hanno rinunciato dopo non essere riusciti a vendere la società. Gli ultimi capitali investiti in Gigaom, una società con 70 dipendenti, sono serviti a pagare nelle scorse settimane le buonuscite. Secondo quanto detto da Mathew Ingram, una delle più note firme del sito, in una sua recente intervista alla Columbia Journalism Review “non si era parlato di tagli, non erano state prese misure di austerità. Abbiamo solo ricevuto domenica mattina una telefonata in cui il CEO comunicava che Gigaom avrebbe chiuso e non avremmo più avuto un lavoro”.

Gigaom esiste dal 2001 sotto forma di blog personale del giornalista Om Malik, il quale dopo aver trasformato il blog in una società nel 2006, ne è diventato fondatore e principale figura di riferimento. Dal 2006 il sito è diventato un importante e seguitissimo punto di riferimento per notizie e analisi su media e tecnologia. Nel 2012 Gigaom ha acquisito PaidContent, una società rivale che era parte del gruppo Guardian Media. Dal febbraio 2014 Malik aveva lasciato la sua posizione in Gigaom per collaborare con True Ventures, una delle società finanziatrici di Gigaom. Forte della sua acquisita autorevolezza nel mondo dei media e della tecnologia, Gigaom negli anni si era ampliata occupandosi anche di ricerca e organizzando eventi e conferenze. Nel 2014 gli investitori di Gigaom avevano versato nella società circa 8 milioni di euro come capitale di rischio. Scrive Slate che sempre in quell’anno, lasciando la società, Malik aveva detto che Gigaom era ormai matura e stava crescendo a un ritmo sorprendente.

Slate in un articolo di pochi giorni fa sintetizzava così la situazione: “Gigaom era universalmente rispettata. Peccato però che il rispetto non paghi le bollette”.  I dati riportati da Digits, blog di tecnologia del Wall Street Journal, dicono che in base ai dati forniti da comScore nel gennaio 2015 Gigaom ha perso il 10 per cento dei lettori rispetto all’anno precedente. I suoi principali concorrenti – Mashable, TechCrunch e Business Insider – ma è un panorama affollatissimo – avevano invece nello stesso periodo aumentato del 50 per cento i loro lettori.

Foto: Om Malik, fondatore di Gigaom (Steve Jennings/Getty Images for TechCrunch)

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