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  • mercoledì 11 marzo 2015

La Svezia e l’Arabia Saudita litigano

L'Arabia Saudita ha fatto pressioni perché la ministra degli Esteri svedese non parlasse di diritti delle donne al Cairo; la Svezia allora ha cancellato un grosso accordo sulle armi

La Svezia ha detto che non rinnoverà un grosso accordo sulla vendita di armi all’Arabia Saudita, in vigore dal 2005: la decisione è stata presa dopo che la Lega Araba – organizzazione politica degli stati arabi in cui i sauditi hanno una posizione predominante – ha impedito alla ministra degli Esteri svedese Margot Wallström di tenere un discorso sui diritti umani e i diritti delle donne. La riunione della Lega Araba a cui doveva intervenire Wallström era fissata per lunedì 9 marzo al Cairo, la capitale dell’Egitto: un portavoce di Wallström ha detto che la decisione è stata presa per evitare che Wallström parlasse delle violazioni dei diritti umani che secondo il governo svedese vengono compiute con grande frequenza in Arabia Saudita. Mercoledì, in risposta alla crisi, l’Arabia Saudita ha richiamato il suo ambasciatore a Stoccolma.

Wallström ha spiegato che nel suo discorso al Cairo avrebbe voluto “celebrare le conquiste ottenute dalle donne”, parlare dei loro diritti e di come vengono rappresentate nella società. L’Arabia Saudita ha una legislazione molto dura e restrittiva riguardo le libertà concesse alle donne: le donne saudite non possono viaggiare all’estero, sposarsi, frequentare le scuole superiori o sottoporsi ad alcune procedure mediche senza il permesso del tutore maschio, che può essere il marito, il padre, il fratello, ma anche il figlio. Wallström avrebbe parlato anche della situazione del blogger saudita Raef Badawi, condannato a mille frustrate e a 10 anni di prigione per avere insultato l’Islam.

Wallström ha definito una “vergogna” la decisione di non farla intervenire all’incontro del Cairo. Martedì 10 marzo il ministro della Difesa svedese, Peter Hultqvist, ha confermato che l’accordo sulla vendita di armi con l’Arabia Saudita non sarebbe stato prolungato. L’accordo è in vigore dal 2005 e deve essere rinnovato ogni 5 anni (il prossimo rinnovo era previsto a marzo): stabilisce una cooperazione tra le intelligence dei due paesi, i dettagli sulla produzione di armi destinate ai sauditi e la vendita del sistema radar Erieye, prodotto dalla società svedese Saab.

L’Arabia Saudita ha risposto in maniera molto dura alle dichiarazioni di Wallström e poi alla decisione del governo riguardo l’accordo sulla vendita di armi. Martedì i ministri degli Esteri della Lega Araba hanno diffuso un comunicato sul quotidiano saudita Gulf News che dice:

«I ministri hanno espresso la loro condanna e il loro stupore per quelle dichiarazioni che sono incompatibili con il fatto che la Costituzione del Regno dell’Arabia Saudita è basata sulla sharia. La sharia garantisce il rispetto dei diritti umani e la vita delle persone, le loro proprietà, il loro onore e la loro dignità. I ministri considerano quei commenti irresponsabili e inaccettabili.»

La decisione del governo svedese è stata molto criticata dalle aziende che producono armi da vendere all’Arabia Saudita. Un portavoce di Saab, uno dei maggiori produttori di armi in Svezia, ha detto che nonostante il mancato rinnovo dell’accordo continuerà a vendere i sistemi radar e i sensori ai sauditi, nella misura in cui è permesso dalla legge. Molte critiche sono arrivate anche dai conservatori svedesi, che hanno accusato il governo di fare un “gran casino” in politica estera. Negli ultimi mesi i conservatori hanno criticato i social-democratici al governo e i Verdi per altre decisioni, tra cui il riconoscimento della Palestina – con il conseguente rischio di rovinare le relazioni con Israele – e il ruolo molto preminente che la Svezia ha assunto nella crisi in Ucraina orientale, schierandosi contro la Russia.

nella foto: la ministra degli Esteri svedese Margot Wallström a Riga, in Lettonia, il 23 gennaio 2015. (ILMARS ZNOTINS/AFP/Getty Images)

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