Italy Madonna

Mattarella contro Madonna, nel 1990

Madonna arrivò in Italia con un tour che non piaceva ai vescovi cattolici: Mattarella concordò con chi parlava di «volgarità» e «scarso contenuto artistico»

Italy Madonna

Sergio Mattarella, il candidato del Partito Democratico alla presidenza della Repubblica, finì sui giornali 25 anni fa per un episodio che coinvolse la nota cantante americana Madonna.

Nel luglio del 1990 Sergio Mattarella era ministro della Pubblica Istruzione del sesto governo di Giulio Andreotti (Democrazia Cristiana) quando gli fu chiesto cosa ne pensasse dei concerti che da lì a poco Madonna avrebbe tenuto a Roma (il 10 luglio) e a Torino (il 13 luglio). Già nei giorni precedenti diversi settori del mondo cattolico italiano avevano criticato “Blond Ambition”, il secondo tour mondiale di Madonna per promuovere i dischi “Like a Prayer” e “I’m Breathless”. Secondo quanto scrissero allora Stampa e Repubblica, Mattarella si disse d’accordo con la CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, secondo cui lo spettacolo aveva scarso contenuto artistico ed era molto volgare nel mescolare sacro e profano.

madonna

Dopo i vescovi, contro Madonna scende in campo il ministro della Pubblica istruzione: Sergio Mattarella condivide il giudizio della Conferenza episcopale italiana che ha condannato il nuovo concerto mistico-erotico della rock star, che dovrebbe esibirsi a Roma il 10 luglio e a Torino il 13, bollandone «lo scarso contenuto artistico e la volgarità nel mescolare sacro e profano».

L’Ufficio di Comunicazioni Sociali del vicariato di Roma aveva anche chiesto di annullare i concerti di Madonna, giudicandola «eretica e irriverente» e la sua musica «blasfema e deviante». La questione del concerto di Madonna era molto sentita dagli ambienti cattolici italiani, soprattuto romani. In un articolo del 6 luglio 1990, Repubblica scriveva:

«I cattolici della capitale, e in particolare l’associazione Famiglia domani, ha inviato una lettera al cardinal Poletti, esortandolo a usare tutto il suo prestigio e la sua influenza per impedire che questo vergognoso spettacolo si svolga a Roma, in una città così ricca di tradizione e di storia, tanto cara agli occhi di migliaia di credenti.»

L’articolo di Repubblica citava curiosamente anche le posizioni di altri due politici molto noti ancora oggi in Italia, Walter Veltroni e Gianni Cuperlo:

«Mentre il comunista Walter Veltroni sintetizza in una battuta il suo pensiero sulla crociata contro i concerti rock – per i giovani è molto più pericoloso Jovanotti che Mick Jagger – Gianni Cuperlo, responsabile nazionale della Federazione Giovanile Comunista, pone l’accento sulla logica proibizionista che ormai guida la politica italiana, dove si cerca di risolvere con l’ ordine pubblico le contraddizioni del popolo giovanile.»

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