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  • lunedì 12 gennaio 2015

Il blogger saudita condannato a 1000 frustate

Raif Badawi è stato arrestato e condannato – anche a 10 anni di carcere – per aver aperto un sito che criticava il regime e "insultava l'Islam"

Venerdì Raif Badawi, un blogger saudita di 31 anni, è stato frustato pubblicamente per 50 volte a Gedda, la seconda città dell’Arabia Saudita dopo la capitale Riyad, come parte di una condanna per aver offeso l’Islam su internet. Un testimone ha raccontato ad Amnesty International che Badawi è stato portato dal carcere, dove sta scontando la condanna, nella piazza davanti alla moschea al-Jafali verso mezzogiorno, dopo le preghiere del venerdì; era ammanettato ma con il volto scoperto. Un agente gli si è avvicinato da dietro con un grosso bastone e lo ha frustato 50 volte, mentre decine di persone si sono avvicinate per assistere alla punizione. Il testimone, la cui identità non è stata diffusa per motivi di sicurezza, ha raccontato che Badawi «ha alzato la faccia al cielo, ha chiuso gli occhi e inarcato la schiena. È rimasto in silenzio ma si vedeva dalla faccia e dal suo corpo che stava davvero soffrendo». La punizione è durata circa cinque minuti, poi Badawi è stato fatto salire sull’autobus e riportato in carcere: le 50 frustate si ripeteranno ogni venerdì per le prossime 19 settimane.

Reported.ly ha pubblicato alcuni video che – come ha confermato un testimone ad Amnesty International – mostrano Badawi mentre viene frustato. Mercoledì l’Arabia Saudita aveva condannato l’attentato al settimanale francese Charlie Hebdo, definendolo un “vigliacco atto terroristico” “incompatibile con l’Islam”.

Badawi è stato arrestato nel 2012 per aver fondato il sito “Liberal Saudi Network”, che promuoveva un dibattito pubblico sullo stato dell’Arabia Saudita e criticava la famiglia reale e le rigide istituzioni religiose (la religione ufficiale del paese è l’Islam wahabita, una corrente dell’Islam fondamentalista e molto conservatrice). Badawi per esempio aveva preso in giro il divieto di festeggiare San Valentino, proibito come tutte le altre feste non musulmane; aveva criticato i potenti chierici wahabiti e chiesto maggior tolleranza religiosa, pari a quella garantita in occidente ai musulmani. Il sito è stato chiuso dal governo mentre Badawi è stato inizialmente accusato di apostasia, cioè di aver rinnegato l’Islam: un reato sanzionato con la pena di morte. L’accusa è stata poi ritrattata e nel maggio 2014 Badawi è stato condannato a dieci anni di carcere, a una multa di un milione di riyal sauditi (oltre 220 mila euro) e a mille frustate, suddivise in 20 sedute di 50 frustate l’una. Dopo la condanna sua moglie e i suoi tre figli si sono rifugiati in Canada.

Gli attivisti per i diritti umani spiegano che il governo saudita sta utilizzando la condanna di Badawi per scoraggiare gli altri dissidenti e che questa è solo una delle tante storie di violenze e restrizioni della libertà di stampa e di espressione conseguenti alla Primavera araba del 2011. L’Arabia Saudita ha condannato anche l’avvocato del blogger, Waleed Abu al-Khair, a 15 anni di carcere più un divieto di lasciare il paese per 15 anni, con l’accusa di aver insultato la magistratura, incitato all’odio l’opinione pubblica e messo in discussione il regime e i suoi funzionari. A ottobre altri tre avvocati sono stati condannati dai cinque agli otto anni di carcere per aver criticato il ministro della Giustizia.

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