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I cacciatori di troll svedesi

Un programma trasmesso dalla televisione svedese trova le persone che trollano o insultano, e chiede conto dei messaggi scritti online

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Dall’aprile del 2014 su TV3, un canale della televisione svedese, va in onda un programma che si chiama Trolljägarna (traducibile in italiano come “cacciatore di troll”), condotto dal noto giornalista Robert Aschberg, che in passato ha realizzato alcune inchieste su casi di violenza sessuale e corruzione di politici. Ciascuna puntata si sviluppa in maniera relativamente semplice: Aschberg racconta il caso di una persona che è stata molestata online. Va a trovare chi l’ha insultata e gli chiede conto delle cose che ha scritto. Un lungo articolo della MIT Technology Review – il magazine del Massachusetts Institute of Technology, il famoso istituto di ricerca americano che si occupa di cose tecnologiche – ha raccontato fra le altre cose come funziona il programma.

Come spiega Aschberg, il suo obiettivo non è quello di sbarazzarsi di tutti i troll: «lo scopo è quello di sollevare un casino sui problemi che generano online, di modo da iniziare una discussione sul tema». Nella redazione di Trolljägarna, una lavagna mostra l’agenda di Aschberg. I dossier sui troll su cui sta indagando compongono due pile. C’è il caso di un paio di adolescenti che insultano i propri compagni di classe su Instagram, quello di un politico che gestisce un sito razzista, e quello di uno studente di legge che ha rubato l’identità di una ragazza, ha finto di essere “lei” per convincere un altro uomo a iniziare una relazione online.

In una puntata trasmessa di recente, per esempio, Aschberg è andato a trovare un ragazzo di trent’anni, a casa sua. Secondo Aschberg, il ragazzo aveva inviato via Facebook e mail alcuni messaggi ingiuriosi a una ragazza con una malformazione a una mano. Nel video della puntata si vede Aschberg chiedere cose del tipo «sei pentito di quello che hai fatto?». La vicenda si conclude con Aschberg che dà un consiglio al ragazzo – «lascia che uno che è in giro da un po’ ti dica una cosa: vacci piano, su Internet, con questa roba» – prima di tornare alla macchina: «quest’uomo è un bugiardo patologico».

Nella sua prima settimana di trasmissione, Trolljägarna è stato il terzo programma più visto di tutta la rete. Ha avuto grande successo su Twitter e quasi subito si è cominciato a parlare di un suo spin off norvegese. Attualmente sono in corso le riprese della seconda stagione. Alcuni hanno criticato il fatto che i presunti “troll” vengano presi di mira su una tv nazionale: hanno sottolineato che spesso si tratta di persone socialmente emarginate, che andrebbero aiutate e le cui attività dovrebbero essere segnalate alla polizia. Il metodo che utilizza Trolljägarna, ad ogni modo, sembra rientrare nei confini della legge: come spiega al MIT Technology Review Mårten Schultz, un professore di diritto dell’Università di Stoccolma, la legge svedese sulla privacy è molto elastica e consente un accesso piuttosto agevole a dati di altri cittadini (come indirizzi, dichiarazioni dei redditi e numeri della carta d’identità): «il nostro governo dissemina pubblicamente una montagna di informazioni che al di fuori di qui non sarebbe facile ottenere. La protezione della privacy, qui, è molto debole».


Un promo di Trolljägarna

In Svezia il problema di chi trolla o infastidisce altri utenti online è molto sentito. Nel 2012, a Göteborg, una ragazza aprì un account su Instagram chiedendo agli altri utenti di inviarle foto e nomi di ragazze, allegando racconti di loro prestazioni sessuali. Pubblicò oltre duecento foto che le erano state mandate, assieme ai nomi delle ragazze ritratte. L’account venne chiuso, ma su Facebook circolò la voce che la ragazza frequentasse un certo liceo della città, di fronte al quale si radunarono decine di studenti: 27 persone furono arrestate per vandalismo. In generale, sempre secondo Schultz, il problema delle molestie online è aggravato dal fatto che in Svezia la limitazione alla libertà di espressione è un tema molto sentito: di conseguenza, ogni tentativo legislativo di porre rimedio al problema viene contrastato duramente dagli attivisti per la libertà di informazione (in Svezia, dal 2006, esiste il “Partito dei pirati”, che insiste molto sulla trasparenza governativa e l’indipendenza di Internet).

L’approccio di Trolljägarna, fra l’altro, è molto simile a quello usato dal Researchgruppen, un gruppo di volontari capeggiato dall’ex attivista di estrema sinistra Martin Fredriksson, che in passato ha anche collaborato con Aschberg. Nel dicembre del 2013, il Researchgruppen fornì infatti all’Espressen, il più diffuso quotidiano di Svezia, il materiale per alcune inchieste che dimostravano che alcuni parlamentari, giudici e dirigenti statali svedesi avevano postato commenti razzisti su Avpixlat, un magazine di destra che ospita una sezione dei commenti non moderata. Fredriksson aveva infatti ottenuto le mail dei commentatori di Axpixlat tramite la manomissione di Disqus, la comune piattaforma che molti giornali utilizzano per gestire i commenti online (fra i quali il Post): le aveva poi incrociate con quelle di politici e giudici che aveva richiesto alle autorità svedesi, scoprendo che alcune corrispondevano.

Il prossimo progetto di Fredriksson riguarda Flashback, una community online nella quale gli utenti si scambiano principalmente impressioni sui propri interessi. Fredriksson ha assicurato che non si curerà dei commenti postati nelle sezioni più “private”, mentre si occuperà solo di chi insulterà altri utenti.

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