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  • giovedì 18 dicembre 2014

Breve storia di Cuba

Da dove arriva il suo regime e perché per oltre 50 anni ha avuto rapporti molto complicati con gli Stati Uniti

Nel mag­gio del 1959 Fidel Castro con­qui­stò il potere a Cuba, che nel 1961 fu dichia­rata uno Stato socialista. Poi ci fu l’inizio delle restrizioni da parte degli Stati Uniti, l’avvicinamento all’Unione Sovietica, la vicenda della Baia dei Porci, il cosiddetto blo­queo (l’embargo che ancora oggi è in vigore), «la crisi dei mis­sili» e le nuove sanzioni dell’allora presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. La storia di Cuba, più di quella di altri paesi, è fatta di grandi storie e di grandi personaggi. Oggi Cuba è di nuovo sulle prime pagine di tutti i principali giornali internazionali, per un grande evento: qualcosa sta per cambiare nei complicati rapporti con gli Stati Uniti e non solo.

Cuba, dall’inizio
Cuba è un’isola, o meglio un arcipelago di isole. La più grande è lunga e stretta e per la maggior parte è bassa e pianeggiante, con una serie di baie molto profonde. La popolazione originaria si estinse nel Sedicesimo secolo e ora è formata soprattutto da mulatti di origine spagnola. Sconfitta la Spagna, che aveva colonizzato il paese nel 1500, gli Stati Uniti fecero inserire nella Costituzione del nuovo Stato il cosiddetto “emendamento Platt” (dal nome di un senatore statunitense) che istituiva una specie di protettorato statunitense su Cuba. Siamo all’inizio del 1900 e fu allora che gli Stati Uniti stabilirono la base navale di Guantánamo.

I primi decenni dopo l’indipendenza di Cuba furono politicamente molto instabili e segnati da un sempre maggiore malcontento nei confronti degli Stati Uniti e delle loro ingerenze. Nel giro di vent’anni ci furono ben tre colpi di stato militari. Il 4 settembre del 1933 i soldati e i sottufficiali dell’esercito cubano organizzarono la cosiddetta “rivoluzione dei sergenti”: i vertici militari furono cacciati e sostituiti con i sottufficiali e  il sergente Fulgencio Batista divenne capo di stato maggiore dell’esercito. Il golpe fu appoggiato anche dai movimenti e dai partiti di sinistra e Ramón Grau San Martin divenne presidente. L’anno dopo ci fu un nuovo colpo di stato (favorito dagli Stati Uniti) e Batista prese il potere il 15 gennaio del 1934, gestendo direttamente o attraverso presidenti a lui legati la politica cubana fino al 1944. Nel 1952, mentre cresceva l’influenza del Partido Socialista Popular (PSP) e dei sindacati, Batista organizzò un nuovo colpo di stato, prese il potere, instaurò una dittatura e governò in funzione di una rigida conservazione sociale e di una stretta alleanza con gli Stati Uniti (promemoria: stava iniziando la Guerra fredda).

La crisi economica degli anni Cinquanta, le politiche e la corruzione di Batista fecero crescere l’opposizione al regime. Tra gli oppositori c’era Fidel Castro, un giovane avvocato che aveva studiato all’Avana presso i gesuiti. Nel 1952 Castro cercò di opporsi al colpo di Stato in tribunale, denunciando Batista per violazione alla Costituzione: fu un fallimento. Il 26 luglio del 1953, a Santiago di Cuba, Castro guidò l’assalto a un’importante base militare, la Caserma Moncada: fu un altro fallimento. Settanta guerriglieri furono massacrati, ma l’episodio divenne in seguito l’evento che segnò l’inizio della rivoluzione cubana. La data infatti diede il nome al movimento che prese il potere nel 1959, il Movimento del 26 luglio. Dopo l’assalto alla caserma Castro fu condannato a quindici anni e incarcerato. Di fronte al Tribunale che lo processò con l’accusa di “attentato ai Poteri Costituzionali dello Stato e insurrezione”, avvocato di se stesso, Fidel Castro pronunciò un famoso discorso, noto oggi come “La storia mi assolverà”:

«Nascemmo in un paese libero che ci lasciarono i nostri padri, e sprofonderà l’Isola nel mare prima che acconsentiremo ad essere schiavi di qualcuno (…). In quanto a me so che il carcere sarà duro come non lo è mai stato per nessuno, pieno di minacce, di vile e codardo rancore, però non lo temo, così come non temo la furia del tiranno miserabile che ha preso la vita a settanta fratelli miei.

Condannatemi, non importa, la storia mi assolverà».

La rivoluzione
Castro fu liberato prima del tempo da Batista durante un’amnistia. Nel 1955 se ne andò da Cuba, prima negli Stati Uniti e poi in Messico, da dove progettò la rivoluzione. Rientrato clandestinamente a Cuba, Castro diede inizio alla guerriglia di cui facevano parte tra gli altri Ernesto “Che” Guevara, Raúl Castro e Camilo Cienfuegos. Il movimento crebbe sempre di più e ottenne una serie di vittorie contro l’esercito di Batista. La notte di Capodanno del 1959 Fulgencio Batista scappò e l’esercito popolare si diresse verso la capitale senza incontrare alcuna resistenza.

Fidel Castro assunse in gennaio il ruolo di comandante delle forze armate e poi quello di primo ministro: Cuba fu dichiarata Stato socialista il 16 aprile 1961. Castro avviò una politica di riforme radicali e stabilì relazioni diplomatiche con l’URSS. Tutto questo fu visto dagli Stati Uniti come un’ingerenza e un pericolo inaccettabile. Le conseguenze furono una rottura delle relazioni diplomatiche tra i due Stati (nel gennaio del 1961 l’ambasciata americana a L’Avana venne chiusa) e ci fu un tentativo (fallito) di rovesciare Castro con l’invasione della Baia dei Porci da parte di alcuni esuli cubani, sostenuti dagli Stati Uniti e addestrati dalla CIA. Ci fu soprattutto l’embargo da parte degli Stati Uniti, che costrinse l’isola a dipendere economicamente dall’Unione Sovietica, verso cui si era già avvicinata.

La “crisi dei missili”
Nell’ottobre del 1962 comin­ciò un’altra tappa sto­rica delle rela­zioni tra Cuba e Stati Uniti, la cosiddetta “crisi dei mis­sili”. L’incidente della Baia dei Porci aveva lasciato ai leader sovietici l’impressione che Kennedy fosse un presidente debole. Gli esuli cubani erano stati appoggiati debolmente e mai apertamente dagli Stati Uniti. Anche la crisi di Berlino del 1961, nata in seguito alla costruzione del Muro che aveva diviso Berlino Est da Berlino Ovest, aveva lasciato i russi con l’impressione che Kennedy non avesse la forza di contrastare fino in fondo l’aggressività sovietica. Così Nikita Khrushchev, leader del Partito Comunista e presidente del consiglio dei ministri dell’Unione Sovietica, decise di installare una batteria di missili nucleari a medio raggio sull’isola di Cuba. Installare missili a medio raggio a Cuba avrebbe consegnato all’Unione Sovietica un’arma in grado di colpire gli Stati Uniti con precisione e senza preavviso.

Il 7 ottobre il rappresentante di Cuba alle Nazioni Unite dichiarò: «Per difenderci abbiamo acquisito l’arma che avremmo preferito non acquisire, l’arma che non intendiamo usare». La CIA pensò che a Cuba fossero state installate alcune piccole testate nucleari a corto raggio a scopo difensivo. Kennedy autorizzò la ripresa delle ricognizioni aeree su Cuba, che erano state interrotte circa un mese prima, quando un aereo spia U2 era stato abbattuto sopra la Cina. Il 14 ottobre un U2 sorvolò Cuba e scattò 928 foto di siti sospetti. La sera del 15 ottobre il centro di interpretazione fotografica della CIA comunicò al Dipartimento di Stato i risultati della sua analisi: i sovietici stavano costruendo una base per missili nucleari a medio raggio nella parte occidentale dell’isola di Cuba. La mattina dopo, il 16 ottobre, le fotografie vennero mostrate al presidente Kennedy. Il 22 ottobre gli Stati Uniti reagirono con un blocco navale, la cosiddetta “quarantena”, che aveva lo scopo di impedire il transito di carichi di armi e altro materiale bellico da e verso Cuba.

(La crisi dei missili a Cuba)

Nelle varie basi sparse per il mondo gli aerei da guerra americani erano stati caricati con testate nucleari e compivano voli di pattuglia sempre più vicini ai cieli dell’Unione Sovietica. Il 27 ottobre Khrushchev ricevette quella che venne chiamata “la lettera dell’Armageddon”, un messaggio in cui Castro gli chiedeva di lanciare un attacco nucleare se l’isola fosse stata invasa, come era ormai sicuro che avvenisse. Il 27 ottobre si giunse a un accordo. Gli Stati Uniti si impegnavano a rimuovere segretamente i loro missili nucleari da Turchia e Italia, mentre l’URSS avrebbe pubblicamente rimosso i suoi missili da Cuba e avrebbe accettato delle ispezioni ONU sull’isola. La mattina del 28 ottobre Khrushchev annunciò lo smantellamento dei missili da Cuba. Nelle settimane seguenti 42 missili nucleari a medio raggio furono imbarcati su otto cargo e rimandati in Unione Sovietica. Undici mesi dopo anche i missili americani in Italia e Turchia furono disattivati.

Gli ultimi anni
Negli anni Settanta il Partido comunista cubano (PCC, nato dalla fusione del Movimiento 26 de julio con il PSP) si consolidò al potere e confermò Castro primo segretario. Nel 1976 fu approvata la nuova Costituzione e Castro fu eletto presidente del Consiglio di Stato e del nuovo Consiglio dei ministri. Castro venne riconfermato nel 1981 e nel 1986. Iniziarono però per Cuba gli anni forse più complicati. Dopo il 1989, la fine della Guerra Fredda e la fine dell’Unione Sovietica, il paese rimase in una situazione di isolamento economico internazionale e di grande crisi. Castro proseguì nell’affermazione di un modello dell’economia pianificata di stampo socialista: rafforzò il controllo dello Stato, nazionalizzò ulteriormente l’industria e collettivizzò l’agricoltura.

Fu comunque un regime e come tale continuò a reprimere ogni forma di dissenso politico (mantenendo però un ampio consenso grazie alle conquiste sociali realizzate dalla rivoluzione), a esercitare un pesante controllo sull’informazione e a praticare intimidazioni. Cuba è stata accusata più volte da organizzazioni e governi occidentali di non rispettare i diritti fondamentali dell’uomo. Dopo il 1959 i rivoluzionari processarono diverse persone accusate di appoggiare Batista, che vennero imprigionate o giustiziate. Lo storico Thomas Elliot Skidmore ha calcolato che vi furono 550 esecuzioni durante i primi sei mesi del 1959.

Una delle storie di prigionia più celebri fu quella di Armando Valladares, scrittore e poeta liberato dopo 22 anni nel 1982 e che ha raccontato la sua esperienza in diversi libri. Negli anni Sessanta e Settanta vennero “perseguitati” in modo sistematico anche gli omosessuali. Il GlobalPost ha scritto per esempio che capitava che fossero «imprigionati per essere “rieducati” oppure etichettati come traditori, poiché non rispettavano la definizione di Che Guevara di “uomo nuovo” che avrebbe fatto progredire la nazione». L’omosessualità a Cuba è stata depenalizzata solo dal 1979. Fidel Castro, in un’intervista del 2010, chiese scusa, disse che la persecuzione delle persone omosessuali fu «una grave ingiustizia» e che avvenne unicamente perché a quel tempo era distratto da altre questioni più gravi.

Durante gli anni Ottanta il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter cercò di riprendere delle relazioni con Cuba, ma i governi di Reagan prima e di Bush poi scelsero di non dare alcun segnale in questo senso. Negli anni Novanta, anche a seguito della visita di papa Giovanni Paolo II, iniziò a Cuba una fase di distensione nei confronti degli oppositori politici e anche nei confronti di un modello economico rigidamente pianificato: nel 1995 venne approvata una legge che apriva quasi tutti i settori dell’economia anche alle imprese a capitale totalmente straniero e Washington alleggerì le sanzioni sospendendo l’embargo sulla vendita di medicinali e generi alimentari. Questo contribuì a interrompere lo stato di isolamento in cui Cuba si era trovata fino ad allora.

Raúl Castro
Nel luglio del 2006 Fidel Castro si ritirò dalla vita politica di Cuba dopo essere stato sottoposto a un intervento chirurgico all’intestino, lasciando il suo incarico di presidente del Consiglio di Stato di Cuba, cioè di capo dello Stato, al fratello Raúl. Raúl è ora al suo secondo mandato: è stato eletto il 24 febbraio 2008 e poi riconfermato il 24 febbraio 2013 (ma sono “elezioni” molto diverse rispetto a quelle cui siamo abituati in Occidente). Ha portato diverse aperture nel paese, consentendo ai cubani di acquistare computer e di entrare negli Internet point per accedere liberamente a Internet (a costi esorbitanti, però). Ha permesso di importare DVD dall’estero e ha introdotto una moratoria contro la pena di morte nel paese. Oggi i ministeri non sorvegliano più ogni singola operazione dello Stato e i cittadini possono vendere e affittare le loro case e le loro auto (le macchine che girano a Cuba sono quasi tutte vecchissime, molto affascinanti e molto inquinanti insieme).

Il numero delle piccole imprese – soprattutto nel settore dei servizi – negli ultimi tempi è cresciuto; dal 2009 ai cittadini cubani, pur con alcune limitazioni, è permesso avere regolarmente più lavori. Ha aumentato i salari degli insegnanti, ha autorizzato le operazioni chirurgiche gratuite di cambio del sesso e, dal gennaio del 2013, ha introdotto una serie di norme che permettono ai cittadini cubani di andare all’estero soltanto con passaporto e visto del paese in cui si vuole andare, per un periodo massimo di 24 mesi. Ha reso possibili le assunzioni private da parte delle imprese, l’acquisto di elettrodomestici ad alto consumo, la compravendita di auto, nuove licenze a più di cento categorie professionali per migliorare la produttività, la compravendita di case, la concessione di aree agricole a famiglie di contadini e la possibilità di aprire imprese private. Al momento della sua rielezione Castro ha annunciato che nel 2018 si ritirerà dalla vita pubblica, segnando dunque un importante passaggio di potere a Cuba. E si arriva così alla storia degli ultimi due giorni: quella di un riavvicinamento pubblico tra Cuba e Stati Uniti.

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