Cuba Guantanamo

10 storie dal rapporto sulle torture della CIA

di Redazione del Washington Post

Una peggiore dell'altra, raccontate dal Washington Post sulla base del rapporto diffuso dal Senato americano

Cuba Guantanamo

Martedì 9 dicembre una commissione del Senato degli Stati Uniti ha pubblicato la sintesi di un atteso rapporto riguardante alcune “tecniche di interrogatorio rafforzate” usate dalla CIA, l’agenzia di spionaggio americana, durante l’amministrazione di George W. Bush, presidente dal 2001 al 2009, finché Obama non le ha vietate. Il rapporto riguarda le tecniche di interrogatorio usate sui prigionieri catturati dai militari statunitensi in Medio Oriente durante la guerra contro i terroristi di al Qaida: si tratta, fra le altre, della privazione del sonno per periodi lunghi fino a una settimana, dell’“alimentazione rettale” o “idratazione rettale” senza motivi medici e del “waterboarding”. La pubblicazione della sintesi del rapporto sta provocando molte polemiche negli Stati Uniti e lo stesso capo della CIA, John Brennan, ha ammesso che l’agenzia ha commesso una serie di errori nel portare avanti il programma.

Di seguito, dieci tra i passaggi più duri e incredibili contenuti nel rapporto.

1. Dei 119 prigionieri che ha tenuto in custodia la CIA, 26 non avrebbero nemmeno dovuto essere trattenuti. Tra loro c’è Abu Hudhaifa, che fu sottoposto a dei bagni di acqua ghiacciata e a 66 ore di privazione del sonno prima che la CIA scoprisse che probabilmente non era la persona che credevano fosse.

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2. Il presidente Bush ricevette il suo primo briefing sulle “tecniche di interrogatorio rafforzate” nel 2006, circa quattro anni dopo l’inizio del programma. Secondo i documenti della CIA – che sono stati analizzati dalla commissione del Senato che ha prodotto il rapporto finale – Bush espresse un certo disagio per un’immagine di un detenuto “incatenato al soffitto, con addosso un pannolone, costretto a farsela addosso”.

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3. La CIA usò l’alimentazione rettale e l’idratazione rettale su almeno cinque detenuti. Uno di questi, Majid Khan, fece tra il marzo 2004 e il settembre 2006 una serie di scioperi della fame e tentò diverse volte di auto-mutilarsi, come protesta per le condizioni in cui era sottoposto durante la prigionia. Il personale della CIA dovette prestare particolare attenzione a Khan e cominciò ad alimentarlo forzatamente, per esempio usando un sondino naso-gastrico o tramite somministrazione endovenosa di liquidi. Secondo i documenti della CIA, Khan cooperava con le guardie carcerarie nella procedura di alimentazione: la CIA adottò comunque una tecnica più aggressiva e cominciò su Khan l’alimentazione rettale e l’idratazione rettale.

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4. Durante gli interrogatori la CIA minacciò almeno tre prigionieri di fare del male alle rispettive famiglie. In un caso, a un prigioniero fu detto che se non avesse fatto quello che gli veniva chiesto sarebbe stata tagliata la gola a sua madre. In un altro caso, gli uomini della CIA minacciarono un prigioniero di abusare sessualmente della madre.

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5. La CIA catturò due lavoratori stranieri di un “governo alleato”. I due prigionieri furono poi sottoposti a privazione del sonno e manipolazione della dieta, almeno fino a quando la CIA scoprì che entrambi avevano cercato di mettersi in contatto per mesi proprio con la CIA per denunciare dei possibili attacchi terroristici di al Qaida. La scarcerazione dei due prigionieri, comunque, avvenne solo alcuni mesi dopo.

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6. Abu Zubaida, il primo prigioniero della CIA, passò 266 ore in una specie di cella grossa come una bara. Nel rapporto si legge che Zubaida, il cui vero nome è Zayn al-Abidin Muhammed Hussein, “piangeva e supplicava” spesso: gli veniva detto che avrebbe lasciato il luogo della sua detenzione solo in una bara da morto.

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7. Khalid Sheik Mohammed, l’uomo considerato l’ideatore degli attentati dell’11 settembre, fu sottoposto al waterboarding 183 volte. Il waterboarding è una forma di annegamento controllato, in quanto l’acqua invade le vie respiratorie ma viene fermata prima che la persona possa effettivamente morire. La morte per soffocamento può sopravvenire se il waterboarding non è interrotto. Sono anche possibili danni polmonari, danni cerebrali derivanti dalla riduzione dell’apporto di ossigeno e danni fisici quali fratture derivanti dal tentativo di liberarsi. La pratica induce molto spesso danni psicologici prolungati. Durante una sessione di tortura – le sessioni non furono 183, 183 sono i “versamenti” d’acqua – Mohammed provò a respirare: gli uomini che lo stavano interrogando cominciarono a tenergli ferme le labbra, versandogli l’acqua sulla bocca.

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8. La commissione del Senato ha trovato una foto che sembra mostrare un sito dove si teneva il waterboarding che però non era segnalato tra quelli dove la CIA ha detto di avere usato questa tecnica (nella foto si vedono alcuni oggetti usati durante il waterboarding). La CIA non è riuscita a dare una spiegazione convincente a riguardo.

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9. Dei 26 prigionieri che furono tenuti in custodia dalla CIA per uno “sbaglio”, uno era in quella condizione che gli americani chiamano “intellectually challenged”, ovvero una persona poco istruita, affetta da ritardo mentale, con un danno cerebrale o semplicemente considerata “geneticamente inferiore”. Le registrazioni degli interrogatori su questo prigioniero furono usati per torturare uno dei suoi parenti.

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10. Gli uomini della CIA avrebbero spogliato un prigioniero, fino a lasciarlo completamente nudo, e poi l’avrebbero legato per tenerlo in posizione verticale per 72 ore. Durante questo tempo gli avrebbero versato addosso dell’acqua fredda.

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@Washington Post

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