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  • sabato 6 dicembre 2014

Rolling Stone e lo stupro alla University of Virginia

La nota rivista americana ha pubblicato la storia di una presunta violenza sessuale su una studentessa del primo anno, ma ora si è scusata per delle "discrepanze"

Aggiornamento di domenica 7 dicembre: Rolling Stone ha modificato estesamente il proprio articolo di scuse: mentre prima scriveva che la propria fiducia in Jackie era stata “malriposta”, ora scrive che «gli errori commessi sono imputabili a Rolling Stone, non a Jackie». L’articolo riporta ora anche molte delle critiche riportate in una specie di contro-inchiesta sulla vicenda pubblicata dal Washington Post. La rivista ha inoltre fatto sapere che continuerà a indagare sulla storia di Jackie.

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Il penultimo numero dell’edizione americana di Rolling Stonecontiene un lungo articolo della collaboratrice della rivista Sabrina Rubin Erdely su un presunto caso di stupro di gruppo avvenuto alla University of Virginia nel settembre del 2012. L’articolo è circolato moltissimo anche online (ha ottenuto finora circa 190mila fra condivisioni sui social network e “mi piace”) e si è inserito in un lungo filone riguardo il problema delle violenze sessuali nelle università americane. Il 5 dicembre, dopo giorni di critiche da parte di molti giornalisti riguardo la conduzione dell’inchiesta da parte di Erdely, la rivista è stata costretta a scusarsi e ad ammettere la possibile presenza di «discrepanze» nella storia.

Nell’articolo pubblicato su Rolling Stone, Erdely racconta la storia di Jackie (il cui cognome non è stato reso pubblico): Jackie è una matricola di 18 anni che racconta di essere stata violentata da sette uomini durante il suo primo anno di università, ma di non aver denunciato il fatto. Oltre alla sua storia, Erdely ha messo insieme nell’articolo altre testimonianze di stupri avvenuti nella stessa University of Virginia e ha criticato la gestione di questi casi da parte dell’università. Diversi giornalisti americani hanno però notato fin da subito che all’interno dell’articolo non era stata riportata la versione dei presunti stupratori, e hanno sottolineato alcune stranezze nella storia di Jackie.

La versione di Jackie
Secondo la ricostruzione di Rolling Stone, il 28 settembre 2012 Jackie si incontrò con un ragazzo del terzo anno che aveva conosciuto mentre lavorava alla piscina dell’università. Il ragazzo – che Rolling Stone chiama “Drew”, un nome di fantasia – faceva parte della confraternita Phi Kappa Psi, una delle associazioni studentesche più note dell’università. I due si videro a una festa nella sede della confraternita assieme ad altre persone: poi Drew chiese a Jackie di salire in una stanza al piano di sopra. Quando Jackie entrò nella stanza, che era molto buia, trovò altre sette persone ad aspettarla: Jackie ha raccontato di essere poi stata immobilizzata e stuprata, mentre Drew e un altro ragazzo restavano a guardare. Jackie, che ha descritto il fatto come una specie di rito di iniziazione per i nuovi membri della confraternita, riuscì a scappare alle 3 di mattina del giorno dopo, mentre la festa era ancora in corso. Fu soccorsa da tre suoi amici dell’università.

Jackie ha raccontato di avere cambiato alcune sue abitudini, dopo quella sera. Smise per esempio di andare al lavoro per non rischiare di incontrare nuovamente Drew – cosa che però accadde comunque. Jackie scelse di non denunciare Drew per paura di ritorsioni nei suoi confronti: contattò invece Nicole Eramo, il capo della commissione dell’università che si occupava di molestie sessuali. Eramo – a cui l’università ha impedito di parlare con Rolling Stone – indirizzò Jackie verso Emily Renda, una studentessa del quarto anno diventata attivista di One Less, un’associazione studentesca rivolta alle donne che avevano subito delle violenze sessuali. Nei mesi successivi, Jackie diventò un’attivista di One Less e entrò a far parte di una specie di gruppo di sostegno per vittime di violenze sessuali. Erdely conobbe Jackie in questo ambiente, mentre stava conducendo un’inchiesta per Rolling Stone sugli stupri della University of Virginia.

Sebbene l’articolo sia costruito attorno alla storia di Jackie, Erdely lo ha arricchito con numerose diverse testimonianze di altre ragazze che dicono di essere state violentate nel campus dell’università, e con alcuni dati: riporta per esempio che «una donna su cinque viene molestata sessualmente all’interno del campus, ma solo il 12 per cento di loro sporge denuncia alla polizia». L’articolo contiene anche estese critiche alla gestione di casi di questo tipo da parte della University of Virginia, che stando al racconto di Erdely non ha mai espulso alcuno studente per molestie sessuali (durante l’ultimo anno accademico 38 studenti hanno detto all’università di essere stati molestati sessualmente).

Dopo
L’articolo di Erdely è stato ritenuto generalmente verosimile, sulla base del fatto che, come racconta il New York Times, la University of Virginia mantiene ancora oggi «una cultura dei rapporti sociali basata sulle bevute e dominata dall’ambiente delle confraternite». In seguito all’articolo di Rolling Stone la polizia di Charlottesville ha aperto un’inchiesta sulla vicenda, mentre la preside dell’università ha sospeso le attività delle confraternite per sei settimane.

Alcuni giornalisti hanno però fatto notare come alla storia di Erdely mancasse un pezzo importante: su Slate, Allison Benedikt e Hanna Rosin hanno scritto che nell’articolo di Rolling Stone non si trova da nessuna parte «quella singola, semplice frase che spiega che i presunti stupratori abbiano negato di aver commesso il crimine, o che non lo neghino affatto, o che non sono stati reperibili per commentare il fatto». Pochi giorni prima, proprio durante un podcast di Slate, la stessa Erdely aveva detto di aver cercato «in vari modi» di contattare i sette ragazzi che secondo Jackie avevano partecipato alla violenza nei suoi confronti. Erdely, tuttavia, aveva ammesso di «aver finito per parlare con il presidente locale [della confraternita] e col loro responsabile nazionale, che è un po’ il loro responsabile nelle situazioni di crisi».

Il caporedattore di Erdely a Rolling Stone, Sean Woods, ha confermato a New Republic che Erdely non ha parlato coi ragazzi e che in generale l’articolo è incentrato sul punto di vista di Jackie. Il Washington Post, in un profilo su Erdely successivo alla pubblicazione dell’articolo, ha scritto che ancora oggi non è chiaro se Erdely sia riuscita ad ottenere i nomi dei presunti stupratori di Jackie, che per come li aveva presentati l’articolo di Rolling Stone sono persone molto note all’interno del campus. Il Washington Post sottolinea anche che la descrizione dei fatti del 28 settembre 2012, la sera in cui secondo il racconto si è svolto lo stupro, «viene presentata in larga parte senza alcuni elementi tradizionali come “stando al racconto di Jackie”, oppure parole come “presumibilmente”. L’assenza di queste espressioni lascia l’impressione che gli eventi in questione siano dei fatti accertati, piuttosto che delle accuse».

In seguito alle critiche riguardo il lavoro giornalistico svolto da Erdely, il Washingon Post ha deciso di svolgere una specie di contro-inchiesta sul caso, contattando tutte le persone coinvolte dall’articolo di Erdely. La confaternita Phi Kappa Psi ha negato in un comunicato tutte le accuse contenute nell’articolo di Rolling Stone: ha detto che il 28 settembre non si tenne alcune feste, che nessun membro della confraternita ha mai lavorato alla piscina dell’università e che in generale nessuno dei suoi riti di iniziazione prevede uno stupro di gruppo. Il Washington Post ha contattato uno dei presunti assalitori di Jackie, il cui nome era stato fatto dalla stessa Jackie ad alcuni suoi amici: il ragazzo ha ammesso di conoscere Jackie di nome e di aver lavorato alla piscina, ma ha negato di averle mai chiesto un appuntamento e di fare parte dei Phi Kappa Psi. Alcuni amici di Jackie hanno aggiunto che alcuni dettagli della sua storia sono cambiati nel corso dei mesi: nella versione di Jackie, per esempio, gli assalitori da cinque sono diventati sette. Lo stesso Washington Post ha rilevato altre discrepanze fra i dettagli presenti nell’articolo e alcune interviste che ha fatto con Jackie. Emily Renda, la studentessa che aveva aiutato Jackie nei mesi successivi al fatto, ha detto al Washington Post che «a questo punto, non so nemmeno più cosa pensare».

Il 5 dicembre, Rolling Stone ha spiegato in un comunicato che la rivista aveva deciso di «onorare la richiesta di Jackie di non contattare gli uomini che a suo dire hanno organizzato la violenza», ma che la fiducia nella ragazza «è stata malriposta». Rolling Stone si è scusata con tutte le persone coinvolte nella storia.

Dopo il comunicato di Rolling Stone, è circolato molto un articolo scritto da Amanda Taub su Vox – intitolato eloquentemente “Cosa abbiamo imparato dal caso di Rolling Stone e la University of Virginia: proteggere le vittime significa controllare le loro versioni“: Taub ha scritto che la poca accuratezza della rivista ha danneggiato sia la ragazza sia altre vittime di stupri. Secondo Taub è infatti comprensibile che la versione di Jackie abbia dei “buchi” – secondo il Washington Post le è stato infatti diagnosticato un disturbo da stress post traumatico – ma che in questo modo la vicenda «verrà usata per anni come una difesa per quelli che non vogliono credere alle accuse delle vittime di uno stupro».

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