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  • Lunedì 24 novembre 2014

I colloqui di Vienna sul nucleare iraniano sono stati prolungati

Le parti sono ancora distanti: il prossimo termine per trovare un accordo è stato fissato al 30 giugno 2015

Two clergymen joining a group of Iranian students attend a gathering in front of the headquarters of Iran's Atomic Energy Organization, to show their support for Iran's nuclear program in Tehran, Iran, Sunday, Nov. 23, 2014. With a deadline approaching for a nuclear deal, an Iranian official said Sunday that the discussion may soon have to shift from trying to reach an agreement to extending negotiations past the target date. (AP Photo/Ebrahim Noroozi)
Two clergymen joining a group of Iranian students attend a gathering in front of the headquarters of Iran's Atomic Energy Organization, to show their support for Iran's nuclear program in Tehran, Iran, Sunday, Nov. 23, 2014. With a deadline approaching for a nuclear deal, an Iranian official said Sunday that the discussion may soon have to shift from trying to reach an agreement to extending negotiations past the target date. (AP Photo/Ebrahim Noroozi)

Aggiornamento ore 15
Le trattative sul programma nucleare iraniano sono state prolungate e riprenderanno a dicembre: la prossima scadenza è stata fissata al 30 giugno 2015.

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La prospettiva di raggiungere un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano rispettando la scadenza di lunedì 24 novembre sembra piuttosto improbabile e diversi quotidiani scrivono che le ipotesi più realistiche sono due: la prima è che oggi, entro le 23.00, si decida per un prolungamento delle trattative, la seconda è che si raggiunga una bozza di accordo “politico” i cui dettagli tecnici saranno specificati in un secondo momento.

I tempi per concludere un accordo erano stati decisi esattamente un anno fa a Ginevra: i negoziati erano proseguiti a più riprese nel corso degli ultimi dodici mesi e quella che avrebbe dovuto essere la fase finale era cominciata martedì 18 novembre a Vienna (Austria). Le trattative coinvolgono il capo-negoziatore dell’Iran e i rappresentanti dei paesi del “5+1″, cioè i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU col potere di veto (Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Francia, Russia) più la Germania. Per conto dell’Unione Europea, i negoziati – almeno per questo giro – continueranno a essere condotti da Catherine Ashton, l’ex Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea che è stata di recente sostituita da Federica Mogherini.

I punti di disaccordo
In pratica l’accordo prevede una limitazione dell’Iran nello sviluppo del suo programma nucleare in cambio di una riduzione delle sanzioni che negli ultimi anni sono state imposte sulla sua economia. Tutto questo per evitare che l’Iran si possa dotare di armi atomiche. L’Iran sostiene invece che il suo programma nucleare sia soltanto civile e dunque pacifico.

Secondo quanto raccontato da diversi diplomatici nelle ultime ore, le questioni su cui non si sarebbe ancora raggiunta un’intesa sono due e sono quelle centrali: il numero delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio e le sanzioni. I paesi del “5+1″ vorrebbero che l’Iran limitasse la sua capacità nucleare riducendo il numero delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio a qualche migliaio: e questo per assicurare tempi lunghi nel caso l’Iran decidesse di arricchire uranio per la costruzione di armi nucleari. Gli iraniani sostengono invece che questa richiesta impedisce eccessivamente lo sviluppo del loro programma nucleare civile. I negoziatori iraniani chiedono inoltre che le sanzioni approvate dalle Nazioni Unite contro l’Iran dal 1979 siano cancellate e non semplicemente sospese, come invece proposto dai “5+1” per garantire il rispetto dell’accordo.

Quella della trattativa sul nucleare iraniano è comunque una questione complessa che si trascina da anni senza che siano stati finora raggiunti risultati significativi. E che, secondo ipotesi che circolano da tempo e che sono state raccontate di recente da un’importante agenzia di stampa, Reuters, si è intrecciata con le vicende dello Stato Islamico, il gruppo estremista sunnita che governa un ampio territorio tra Iraq e Siria: la delegazione iraniana sarebbe disposta a offrire all’occidente un aiuto per combattere l’IS in cambio di maggiori concessioni sul programma nucleare.

Le ultime ore
Nonostante non ci siano conferme ufficiali sul rapporto tra la trattativa sul nucleare e la guerra all’IS, quello che è certo è che i negoziati, nonostante l’accelerazione delle ultime ore, non sembrano essere arrivati a una conclusione definitiva. «Il principio di una proroga delle discussioni è sul tavolo e inizieremo a parlarne se non si raggiungerà un accordo entro domenica sera», aveva riferito ieri un negoziatore iraniano che ha voluto restare anonimo a un’agenzia di stampa del suo paese, Iranian Students News Agency (ISNA). Un’altra fonte diplomatica iraniana, citata da AFP, ha detto la stessa cosa specificando che la proroga andrebbe dai sei ai dodici mesi. Altre fonti parlano di un “accordo politico” ma privo ancora di dettagli tecnici.

La principale novità delle ultime ore è stata l’arrivo in Austria del ministro degli Esteri saudita Saud Al-Faisal, che ha incontrato il segretario di stato americano John Kerry. E questa era la prima volta che l’Arabia Saudita, rivale storica dell’Iran, veniva formalmente associata ai negoziati dei “5+1”. Secondo le ultime notizie Kerry avrebbe anche avuto anche dei colloqui telefonici con alcuni leader dei paesi della zona del Golfo, interpretati come un tentativo di rassicurazione da parte degli Stati Uniti, nei confronti dei loro alleati sunniti della regione, contrari all’Iran paese sciita, che a loro volta avrebbero minacciato di impegnarsi in un programma nucleare non a scopi civili se i negoziati dovessero fallire.

Le complicazioni
Se i negoziati non arrivassero a una conclusione positiva ed estesa entro oggi, si tratterebbe comunque di un grave inciampo che indebolirebbe in modo significativo l’ambito di azione dei presidenti dei due principali paesi che conducono le trattative: Barack Obama per gli Stati Uniti e Hassan Rouhani per l’Iran. Obama (che ha comunque sottolineato come grazie alla trattativa il programma nucleare iraniano non sia avanzato) e Rouhani stanno già affrontando una forte opposizione interna all’accordo nei rispettivi paesi e, in caso di un nulla di fatto, avranno ancora maggiori difficoltà a giustificare politicamente un allungamento delle discussioni. Inoltre il nuovo Congresso degli Stati Uniti uscito dalle elezioni di metà mandato e dominato dai repubblicani sarà meno favorevole a fare concessioni quando entrerà in carica dal prossimo gennaio, volendo molto probabilmente privare Obama di un grande successo diplomatico.