Uber si è messo nei guai?

Un articolo di Buzzfeed ha sollevato nuove questioni riguardo le politiche aggressive di Uber e il suo approccio con i giornalisti che criticano la società

Nell’ultima settimana negli Stati Uniti sono state rivolte moltissime critiche a Uber – il noto servizio di trasporto privato a metà tra il taxi e il noleggio di auto con autista, attivo anche in Italia, molto apprezzato dai suoi clienti e molto detestato dai tassisti – per via di un articolo scritto dal direttore di Buzzfeed, Ben Smith, in cui al vicepresidente di Uber Emil Michael viene attribuita la volontà di «far venire fuori qualcosa di marcio» nei confronti di una giornalista che aveva parlato male dell’azienda.

Smith racconta di avere sentito la frase di Michael durante una cena organizzata da Uber a cui era stato invitato assieme ad altri giornalisti. Nei giorni successivi l’articolo di Smith ha avviato un esteso dibattito sia riguardo le accuse rivolte a Uber di non prendere seriamente le accuse di violenza rivolte ai propri autisti, sia che sul fatto che abbia tenuto in varie occasioni un atteggiamento misogino; e ancora sull’utilizzo, da parte di Uber, di un database in cui sono raccolti informazioni e dati su ciascun utente a cui ogni dipendente dell’azienda può accedere facilmente. Ma si è parlato anche di etica giornalistica e di cosa fare quando una notizia viene fuori in una conversazione “off the records, cioè quando una cosa viene raccontata a un giornalista perché ne sia informato ma proprio a condizione che non venga pubblicata sui giornali.

Cos’è successo, da capo
Nell’articolo pubblicato lunedì su Buzzfeed, Smith scrive di essere stato invitato dal giornalista Michael Wolff a una cena privata organizzata da Uber con altri giornalisti e personaggi noti (fra gli altri, c’erano la fondatrice dello Huffington Post Arianna Huffington e l’attore Edward Norton). Smith nell’articolo racconta che «un redattore di Buzzfeed» – cioè lui stesso, come sarà chiaro giorni dopo – durante la cena ha avuto modo di ascoltare alcune dichiarazioni di Emil Michael:

[Michael] ha abbozzato l’idea di spendere “un milione di dollari” per assumere quattro bravi “dossieristi” e quattro giornalisti. Questo team, ha detto, potrebbe aiutare Uber a contrattaccare nei confronti della stampa ostile e scaverebbe “nella tua vita personale, nella tua famiglia”.

Michael parla dei cosiddetti “opposition researchers”, una figura professionale diffusa e legale negli Stati Uniti, soprattutto in politica: persone che hanno il compito di compilare lunghi documenti su un certo avversario, cercando informazioni sul suo conto – non necessariamente private, anzi – che possano danneggiarlo. La campagna di Obama nel 2012 aveva opposition researchers al lavoro su Mitt Romney, per capirsi; quella di Romney aveva lo stesso riguardo Obama. Smith racconta che Michael in particolare ce l’aveva con Sarah Lacy, una redattrice di tecnologia del magazine online Pando, che in un recente articolo aveva accusato Uber di misoginia citando anche un nuovo servizio pubblicizzato da Uber a Lione, in Francia, che dava la possibilità di avere come autisti delle macchine dell’azienda alcune modelle assunte da Uber (la pubblicità del nuovo servizio è stata poi ritirata). Alla fine dell’articolo Lacy diceva di aver cancellato l’app di Uber dal proprio smartphone. Racconta Smith:

A cena Michael era indignato per l’articolo di Lacy e ha ricordato che le donne vengono aggredite più spesso dai tassisti che dagli autisti di Uber. Ha inoltre aggiunto che Lacy dovrebbe essere ritenuta “personalmente responsabile” per qualsiasi donna che seguendo il suo esempio avrebbe cancellato Uber e che in seguito avrebbe subito un’aggressione a scopo sessuale da un tassista. Quindi è tornato sul suo progetto di contrattacco. I “dossieristi” di Uber, ha detto Michael, potrebbero sputtanare Lacy. In particolare potrebbero provare una specifica diceria riguardo la sua vita personale.

Nell’articolo Smith ricorda comunque che Michael ha ammesso che Uber non ha assunto uno staff del genere né ha intenzione di farlo: Michael ha abbozzato l’idea come «una cosa che avrebbe senso, a cui la società sarebbe giustificata a ricorrere».

Cosa ha detto Uber
Negli ultimi paragrafi Smith ha incluso nel suo articolo un commento alla vicenda dello stesso Michael, che in sostanza ha confermato di aver detto le cose riportate da Smith. Scrive Michael:

«Le dichiarazioni a me attribuite durante una cena privata – frutto della frustrazione provata durante una discussione informale riguardo la copertura sensazionalistica dei media sulla società della quale faccio orgogliosamente parte – non riflettono le mie reali posizioni e non hanno alcuna relazione con l’approccio e le opinioni della società. Erano sbagliate, non importa quali fossero le circostanze, e me ne pento»

Un portavoce dell’azienda, Nairi Hourdajian, ha detto che la società non pratica nessun tipo di “ricerca di informazioni” sui giornalisti e che non ha mai pensato di farlo. Il CEO di Uber, Travis Kalanick, ha definito le affermazioni di Michael «tremende». Michael ha contattato Lacy per risolvere il guaio ma ha riattaccato quando lei ha insistito affinché la telefonata potesse essere diffusa pubblicamente.

In riferimento alle altre accuse di Smith, Uber ha postato martedì sul suo blog la propria policy sulla privacy, sottolineando che i propri dipendenti hanno accesso ai dati degli utenti solo «in casi limitati e per ragioni professionali» (la giornalista di Buzzfeed si era lamentata del fatto che andando a un appuntamento per intervistare il general manager di Uber di New York usando una macchina di Uber lui l’aveva accolta dicendo una cosa del tipo «eccoti qui! Stavo seguendo il tuo percorso»; sembra che il sistema che permetta di farlo sia chiamato “God’s View”).

Cosa se ne è detto
L’articolo di Smith ha generato moltissime discussioni in merito alle dichiarazioni di Michael e sul sistema “God’s View”. Un lungo e argomentato articolo su Mashable racconta come il giornalista Chris Taylor sia arrivato a boicottare Uber a causa dei vari problemi sollevati dall’articolo di Smith e dal successivo dibattito. La vicenda però ha avuto anche uno strano risvolto quando il giornalista Michael Wolff – che aveva invitato personalmente Smith alla cena organizzata da Uber – ha scritto su USA Today che Smith è stato scorretto a utilizzare del materiale che a suo dire era chiaramente venuto fuori durante una conversazione “off the records”, cioè informale e a condizione che non venga diffusa. Smith dice di non essere stato informato della cosa. Wolff conclude l’articolo, che contiene diverse altre critiche sull’approccio giornalistico di Smith, facendo notare che sia Buzzfeed sia Pando hanno investitori che possiedono anche delle quote in Lyft, un’azienda che offre un servizio simile a Uber ed è la sua più grande rivale sul mercato statunitense.

foto: Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images

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