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  • mercoledì 29 ottobre 2014

Le storiche proteste in Burkina Faso

Contro una modifica della Costituzione che permetterebbe all'attuale presidente Blaise Compaoré di restare al potere per altri quindici anni

Martedì 28 ottobre centinaia di migliaia di persone hanno manifestato a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, contro la decisione del governo di modificare la Costituzione e permettere all’attuale presidente Blaise Compaoré – al potere da 27 anni – di presentarsi per un nuovo mandato alle elezioni che si svolgeranno nel 2015. Le proteste sono state definite da diversi siti di news “di portata storica”, anche perché vederne di così grandi in un paese dell’Africa sub-sahariana è piuttosto raro. Durante la manifestazione ci sono stati degli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza: alcune persone nel corteo hanno incendiato degli pneumatici e hanno lanciato delle pietre contro la polizia. Nella notte sono state anche erette barricate sulla strada principale della città. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni per cercare di disperdere la folla. Per mercoledì 29 ottobre i sindacati hanno indetto uno sciopero generale.

La manifestazione si è svolta alla vigilia della discussione nell’Assemblea nazionale – il parlamento del Burkina Faso – di un testo di modifica costituzionale che il governo vorrebbe approvare con almeno due terzi dei voti per non dover passare attraverso un referendum: il punto più contestato della modifica riguarda l’articolo 37 della Costituzione, che stabilisce il numero massimo previsto dei mandati del presidente. Il cambiamento proposto (che non sarebbe retroattivo) permetterebbe all’attuale capo di Stato, Blaise Compaoré, di ripresentarsi alle prossime elezioni nel 2015, ma eventualmente anche a quelle dopo e dopo ancora (insomma, di restare al potere, età permettendo, per altri 15 anni). In Burkina Faso il 60 per cento della popolazione ha meno di 25 anni: non ha dunque mai conosciuto nessun altro governo rispetto a quello attuale e rifiuta la possibilità che non ci sia un rinnovamento al potere.

Blaise Compaoré ha 63 anni ed è alla guida del paese da 27 anni. Sta per completare il suo secondo mandato di cinque anni da presidente (2005-2015) dopo aver già governato per quattordici anni dall’inizio degli anni Novanta. Compaoré era salito al potere nel 1987 con un colpo di stato e dopo l’assassinio (ancora irrisolto) di Thomas Sankara, leader molto carismatico e primo presidente del paese conosciuto per le sue battaglie contro la povertà e i suoi discorsi sul panafricanismo. Il Burkina Faso aveva ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1960 e era diventata Repubblica dell’Alto Volta. Il nome attuale, Burkina Faso, era stato deciso il 4 agosto 1984 proprio da Sankara.

Il Burkina Faso è una repubblica semi-presidenziale: il capo dello Stato, in carica per cinque anni, è titolare del potere esecutivo e ha il potere di nominare il primo ministro. Blaise Compaoré ha modificato la Costituzione già due volte (nel 1997 e nel 2000) per poter partecipare alle elezioni ed è stato coinvolto più volte in vicende poco chiare: oltre al caso dell’assassinio di Sankara, si è parlato di un suo coinvolgimento nell’omicidio di altri due leader rivoluzionari che si opponevano al regime. Il quotidiano francese Le Monde scrive però che Compaoré ha una buona reputazione all’estero e soprattutto in Francia, nonostante il traffico di armi di cui è stato accusato o la sua vicinanza a Muammar Gheddafi e al dittatore liberiano Charles Taylor. Ha avuto il merito, spiega Le Monde, «di aver messo il suo piccolo paese senza sbocco sul mare nel cuore della diplomazia africana imponendosi come uno dei principali mediatori dei conflitti che affliggono il continente». Così la Francia, conclude Le Monde, ha sì criticato il progetto di modifica costituzionale di Compaoré ma senza molta convinzione. Compaoré sta infatti facendo da mediatore con il Mali, dove la Francia è impegnata in un complicato intervento militare.

La situazione di Blaise Compaoré non è comunque una novità in Africa: modifiche costituzionali per restare al potere, negli ultimi anni, sono state utilizzate in almeno otto paesi dove alcuni presidenti sono in attività da più di trent’anni: Algeria, Ciad, Camerun, Togo, Gabon, Guinea Equatoriale, Angola, Uganda, Gibuti. E altri, Pierre Nkurunziza in Burundi, Denis Sassou-Nguesso in Congo, Joseph Kabila nella Repubblica Democratica del Congo e Paul Kagame in Rwanda hanno annunciato l’intenzione di farlo entro il 2015.

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