La ragazza che disobbedisce alla quarantena per ebola

"Non intendo ubbidire alle istruzioni. Sono sconcertata da queste regole sulla quarantena che mi sono state imposte"

Aggiornamento del 30 ottobre 2014
Come aveva annunciato, Kaci Hickox è uscita dalla sua casa nel Maine, senza rispettare la richiesta delle autorità sanitarie di trascorrere tre settimane in isolamento, dopo il suo viaggio in Sierra Leone dove è entrata in contatto con alcune persone affette dal virus ebola.

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Kaci Hickox è una infermiera di 33 anni tornata da poco negli Stati Uniti dalla Sierra Leone, dove ha assistito alcuni pazienti affetti dal virus ebola. I media statunitensi si sono occupati molto di lei perché alla fine della scorsa settimana aveva fatto causa allo stato del New Jersey, che le aveva imposto di rimanere in quarantena perché ritenuta un potenziale rischio per la salute pubblica, nonostante i test sanitari non avessero riscontrato la presenza del virus. Il governatore del New Jersey, Chris Christie, in seguito all’azione legale ha permesso a Hickox di uscire dalla quarantena, e l’infermiera ha potuto raggiungere il Maine dove vive.

Questa settimana le autorità del Maine hanno annunciato che si aspettano da Hickox che resti per almeno 21 giorni confinata nella propria abitazione, in modo da evitare possibili contagi nel caso in cui dovesse ammalarsi. Ebola impiega infatti fino a 21 giorni prima di manifestarsi con sintomi quali febbre alta, vomito e malessere. Hickox ha fatto sapere che non intende rispettare la richiesta imposta dalle autorità del Maine perché non ha sintomi, non costituisce un pericolo per gli altri e perché il divieto che le viene imposto è sostanzialmente incostituzionale.

Intervistata da NBC, Hickox ha detto:

Non intendo ubbidire alle istruzioni. Sono sconcertata da queste regole sulla quarantena che mi sono state imposte, anche se sono in perfetta salute e mi sento bene e non ho avuto alcun sintomo.

Diversi governatori nelle ultime settimane hanno imposto restrizioni e periodi rigidi di quarantena per gli operatori sanitari statunitensi che tornano dall’Africa occidentale, dove ebola ha causato la morte di circa 5mila persone. Queste politiche sono state molto criticate perché secondo i detrattori non servono a contenere eventuali contagi, mentre hanno il solo grande difetto di disincentivare la partenza di operatori sanitari volontari verso i paesi africani dove c’è ebola, perché al ritorno sarebbero obbligati a stare per lungo tempo in isolamento e a non poter lavorare.