Una giornata con Apple Pay

Negli Stati Uniti da qualche giorno è possibile pagare alla cassa con un iPhone al posto delle carte di credito, senza particolari intoppi

Da alcuni giorni negli Stati Uniti è possibile pagare alla cassa di diverse catene di negozi con gli iPhone, al posto delle classiche carte di credito. Il sistema si chiama Apple Pay, era stato presentato durante l’evento speciale Apple di settembre, e funziona sui nuovi iPhone 6 e iPhone 6 Plus. Non è il primo nel suo genere, in passato altri produttori di cellulari e di applicazioni avevano provato a fare qualcosa di simile, ma non erano riusciti a mettere d’accordo banche e gestori di carte di credito per offrire un servizio su larga scala. Apple ha stretto accordi con Visa, Mastercard, American Express e le principali banche degli Stati Uniti, cosa che secondo diversi osservatori permetterà al sistema per i pagamenti tramite smartphone di affermarsi più rapidamente, e non solo sul mercato statunitense.

Hayley Tsukayama del Washingon Post ha passato una giornata a fare acquisti con Apple Pay, per valutarne il funzionamento e l’efficacia. Per abilitare il proprio iPhone a fare acquisti basta scattare una fotografia alla propria carta di credito: il telefono riconosce i dati, compila un modulo e richiede poi di inviarlo per effettuare una verifica, in modo da evitare che qualcuno usi una carta di credito che non è sua. Ottenuta l’abilitazione il telefono utilizza un chip NFC, un sistema di comunicazione via radio a cortissimo raggio che si collega ai POS delle casse dei negozi quando l’iPhone viene avvicinato al loro ricevitore. Per autorizzare il pagamento non si deve inserire un PIN, basta usare il lettore di impronte digitali sull’iPhone. Apple gestisce la parte tecnica, ma non conserva né il numero della carta di credito, né informazioni sull’acquisto effettuato o sugli importi dovuti: questo genere di dati viene raccolto solamente dalla banca e con meccanismi paragonabili a quelli dei classici pagamenti con carta di credito.

Tsukayama spiega di avere provato Apple Pay in un McDonald’s durante l’ora di punta. Ha acquistato due cose dalle offerte a un dollaro, ha detto al cassiere che avrebbe pagato con Apple Pay e in pochi istanti ha effettuato la transazione, avvicinando il suo iPhone al POS: “Ho finito di pagare pochi istanti dopo che il cassiere mi aveva riletto l’ordine”. McDonald’s è stata una delle prime aziende a installare nei suoi ristoranti i POS per i pagamenti con NFC, quindi non ha dovuto fare molto per adattarsi alle richieste di Apple per il suo sistema.

Apple Pay

In altri negozi le cose sono andate meno rapidamente, ma più che altro per la scarsa preparazione del personale alle casse, che deve ancora prenderci la mano. Pagando una cosa in un centro commerciale della catena Macy’s, Tsukayama ha perso un po’ di tempo perché la cassiera non aveva mai ricevuto la richiesta di pagare col proprio iPhone. È stata la giornalista a dover spiegare come funzionava il sistema, ma a parte questo imprevisto il pagamento è avvenuto correttamente e senza troppe complicazioni.

Al momento non tutti i POS con sistema NFC sono in grado di dialogare correttamente con gli iPhone, e questo spiega perché Apple ha avviato il suo servizio indicando una serie di catene di negozi consigliati, chiarendo che comunque entro pochi mesi il servizio sarà esteso progressivamente a quasi tutti gli esercenti. Da CVS, una catena di farmacie, Tsukayama non è riuscita a pagare con Apple Pay: il POS riconosceva il sistema NFC sul telefono, ma non avviava poi la transazione. Siccome non è sempre chiaro se un POS possa o meno funzionare con Apple Pay, nei primi tempi potrebbero esserci diversi fraintendimenti alle casse, che si risolvono comunque tirando fuori dal portafoglio la carta di credito vera e propria per pagare.

Apple Pay può anche essere utilizzato per effettuare acquisti online, senza la necessità di inserire ogni volta il numero della propria carta di credito. Tsukayama scrive che però il sistema funziona solo attraverso le applicazioni dei negozi online, perché per potere autorizzare la transazione bisogna usare “Touch ID”, il lettore di impronte digitali che si trova all’interno del tasto “Home” degli iPhone e che può funzionare solo nelle applicazioni e non tramite il browser del telefono. Ci sono quindi pochissime app che per ora permettono di usare Apple Pay. I disservizi in questo caso dipendono più che altro dai gestori delle stesse applicazioni: nel caso di quella della catena di negozi Target, si può solo comprare una cosa per volta usando Apple Pay; se si mettono più cose nel carrello l’unica opzione di pagamento è con la classica carta di credito.

Apple Pay per ora è disponibile solo negli Stati Uniti, dove sta nel complesso funzionando bene, anche se alcuni utenti hanno segnalato di avere ricevuto notifiche di doppi pagamenti, ma a causa di un malfunzionamento da parte di una delle banche coinvolte nel progetto che sta sistemando la cosa. Non è ancora chiaro quando il sistema sarà messo a disposizione in altri paesi: Apple durante la presentazione di settembre ha promesso una sua rapida diffusione, ma sono necessari tempi tecnici per aggiornare i sistemi e soprattutto stringere gli accordi con le varie banche nei singoli paesi.

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