CoverTerreRare
  • Cultura
  • mercoledì 15 ottobre 2014

Il nuovo libro di Sandro Veronesi

Si chiama "Terre rare", esce oggi e probabilmente immaginerete il protagonista con la faccia di Nanni Moretti

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Sto bene, e questo è un fatto. E se per un assurdo statistico mi fermassero per un controllo, vorrà dire che farò come Patrick quando sfondò la vetrina della sede di Equitalia a Ostia: “Favorisca la patente” – e lui: “Ancora! Ce l’avete voi, la mia patente! Ce l’avete già, ve la siete già presa! Siete dei maniaci, siete ossessionati dalla mia patente! Dovete curarvi!” Dirò così, lo griderò. Almeno mi sfogherò, darò un po’ di spettacolo, mi divertirò…

Sto bene e non sono più nemmeno stanco – ho solo un gran male al polso. È tutto il giorno che sopporto questo dolore ed è tutto il giorno che desidero il mio tutore che potrebbe lenirlo – ma il tutore è dentro la Yaris.
Bene, ora lo lenirò: guardatemi, perché sto accostando lungo la strada, per l’appunto dietro alla Yaris abbandonata tra i pini. Guardatemi. Sto frugando nel vano portaoggetti di questa esosa automobile di lusso: cosa sto cercando? Sto cercando qualcosa per— ecco, questo è perfetto: il martelletto salvavita Michelin, gadget venuto di gran moda tra i concessionari, che anche noi alla Super Car diamo in omaggio ai nostri clienti. Raggruppando in un unico oggetto torcia lampeggiante, manometro digitale, tagliacinture e per l’appunto martelletto rompicristalli, potrà salvarvi la vita in particolari condizioni di pericolo – incidente, sportelli bloccati, vetri bloccati, cinture bloccate, fuoriuscita di carburante dal serbatoio, pericolo d’incendio o di esplosione –, ma potrà tornarvi utile in molti altri modi, come adesso andrò a dimostrare.
Guardatemi, sto scendendo dalla Q3 con questo utensile in mano: è buio, la strada è vuota, non passa nessuno, e anche se passasse non mi vedrebbe – ma cercate di vedermi voi. Le chiavi della Yaris non le ho, sono sulla scrivania del mio ufficio – ricordate? –, in attesa che domani Virginio, il pensionato che lavora in nero per noi, le prenda e venga a recuperare il veicolo.
Ma ho il martelletto salvavita Michelin – il che, dal mio attuale punto di vista, è tecnicamente la stessa cosa.
Eccomi qui, accanto al fianco destro della Yaris, quello che dà sulla campagna; ecco che levo il braccio al cielo per causare danno a me stesso e rubare a me stesso nella certezza che non ne pagherò le conseguenze, dato che la vettura è assicurata contro furto, effrazioni e atti vandalici. Tutto è quieto, intorno a me, tutto riposa. Un paio di fari spuntano in lontananza, si avvicinano velocemente e mi sfrecciano accanto a una velocità assai prossima a quella per la quale io oggi pomeriggio sono stato crocifisso. La farà franca, Alonso? Affermativo: nessuno l’ha visto, la cosa fatta non è stata fatta. E credete forse che lui abbia visto me, che mi abbia notato? Negativo, non mi ha visto – e anche se mi avesse visto mi avrebbe trovato nascosto dietro me stesso: una persona ferma sul ciglio della strada, della quale non gli sarebbe importato nulla. Ecco, dunque, ecco: di nuovo il buio, di nuovo la quiete cieca della campagna. Guardate, dunque, e ammirate il formidabile valore simbolico di un uomo che leva l’arma contro se stesso per lenire il proprio dolore; guardate questo atto e ascoltate questa confessione, già che ci siete: ho sempre desiderato sfasciare un finestrino.

Crash!

Ecco fatto. Il mondo è un frutteto: per soddisfare il proprio appetito basta allungare la mano e cogliere il frutto. Ecco il tutore. Lo infilo, lo stringo bene con lo stretch: il polso s’irrigidisce, il sollievo è immediato. I frammenti del cristallo andato in pezzi compongono una scritta sul sedile della Yaris, un simpatico messaggio che sbrilluccica per me: benvenuto nell’Italia invisibile.

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