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Il nuovo libro di Sandro Veronesi

Si chiama "Terre rare", esce oggi e probabilmente immaginerete il protagonista con la faccia di Nanni Moretti

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Esce oggi per Bompiani “Terre rare“, il nuovo libro dello scrittore Sandro Veronesi. Il protagonista del libro è Pietro Paladini, che era già il personaggio principale di “Caos Calmo”, il romanzo di Veronesi del 2005 (da cui fu tratto un film con Nanni Moretti in quella parte), e la storia si svolge in continuità con quella di “Caos Calmo“, otto anni dopo.

Accendo una sigaretta, tiro giù il finestrino, e la fumo a lunghe boccate.
Sono euforico, euforico. Mi appoggio sulla testa la corona da principessa, mi guardo nello specchietto retrovisore, rido.
Quando la sigaretta è finita la butto via col dito, metto in moto e parto, bloccando subito la canzone di Gianna Nannini che da oggi pomeriggio cerca di farsi ascoltare. Tra l’altro D. è una fan della Nannini, mi ha anche portato a vedere un suo concerto, ma il fatto è che sono euforico, come dicevo, e non ho nessuna voglia di ascoltare musica, nessun bisogno di immettere in me energia altrui: al contrario, sono io semmai che dovrei cantare, urlare, sfogarmi, perché trabocco di un’energia terrificante, tanto inattesa quanto insensata – e per questo ancor più terrificante.
D’un tratto mi piace essere quello che sono, mi piace aver fatto quello che ho fatto e soprattutto mi piace quello che farò d’ora in poi. Sono orgoglioso di aver così brillantemente governato la mia nave tra gli stessi scogli sui quali poche ore fa ero naufragato, e soprattutto di esser stato visto mentre lo facevo.
Ciò che intimamente io so di non essere – deciso, scaltro, determinato, paziente –, improvvisamente lo sono diventato davanti a tre testimoni, e anche se si tratta di un’impostura, o forse proprio per quello, questa cosa mi regala un grande appagamento. Come nel sogno che mi è tornato in mente poco fa – a questo punto, devo pensare, non per caso –, sono diventato quello che non sono, e questo mi rende complice, sì, ma anche invisibile, e dunque invulnerabile. Sto scappando e non lo sa nessuno.
L’opacità del mondo, e in particolare quella del mio paese, tante volte biasimata in una intera vita spesa dalla parte della ragione, ora che sono passato da quella del torto diventa una mano amica, e mi protegge. Chi mi troverà mai, ora che ho deciso di non esserci? Chi potrà mai condannarmi per quello che sono se nessuno sa quello che sono?
E poi, a suggellare questa improvvisa fratellanza con il mio popolo, a giustificare il mio ingresso nella schiera dei bugiardi, dei fuggiaschi, dei riciclatori di denaro, dei guidatori senza patente, dei ladri, dei ricettatori, dei ricattatori, dei raccomandati, degli evasori fiscali, dei corrotti, dei corruttori, dei puttanieri, dei profittatori delle miserie altrui, delle simpatiche canaglie e di tutta la gente marcia dentro e pulita fuori che con disarmante spudoratezza continua a pretendere d’esser considerata perbene, non c’è forse il fatto che alla fin fine io non ho commesso nulla di male, che sono stato solo messo in mezzo, che sono innocente?

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