• Mondo
  • mercoledì 15 ottobre 2014

È morto David Greenglass

Il protagonista di uno dei casi di spionaggio più famosi della Guerra fredda – che con la sua (falsa) testimonianza portò all'esecuzione di sorella e cognato – è morto a 92 anni

David Greenglass è morto lo scorso primo luglio: aveva 92 anni e la famiglia – che aveva deciso di non fare alcun annuncio – ha confermato soltanto ieri la notizia al New York Times. Greenglass, che viveva da tempo in una casa di cura del Queens sotto falso nome, fu coinvolto in uno dei casi di spionaggio più famosi della Guerra fredda: quello che si concluse con la condanna e l’esecuzione di sua sorella Ethel e del marito Julius Rosenberg, giudicati colpevoli di aver consegnato all’Unione Sovietica informazioni su come costruire la bomba atomica. Grennglass ebbe un ruolo fondamentale in questa storia e su come andò a finire: secondo alcuni fu un eroe, secondo altri fu un traditore e un opportunista.

L’inizio della storia
Greenglass era nato a New York nel 1922 in una famiglia di origine ebraica. Aveva una sorella maggiore, Ethel Grenglass, che più tardi sposò Julius Rosenberg e ne prese il cognome. Con la moglie Ruth (che Greenglass aveva sposato nel 1940), con la sorella Ethel e suo marito Julius Rosenberg, David Grenglass frequentò la Young Communist League, un’organizzazione giovanile di estrema sinistra. Nel 1943 entrò nell’esercito statunitense e, omettendo di avere legami con la Young Communist League, Greenglass venne assegnato come macchinista a Los Alamos, il centro di ricerca che aveva sviluppato la prima bomba atomica americana. Qui, nel 1944 e dopo la promozione a sergente, venne scelto per lavorare nel gruppo che si occupava di produrre una parte del detonatore della bomba.

Nell’agosto del 1945 le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki furono distrutte, la guerra finì e David e Ruth Greenglass fecero visita all’appartamento dei Rosenberg a New York. Siamo nel settembre del 1945: su quello che accadde a questo punto della storia ci sono almeno due versioni, ma passarono cinque anni prima che se ne iniziasse a parlare. Nel frattempo erano iniziati gli anni del maccartismo, del radicale anticomunismo americano e della Guerra fredda, il conflitto che oppose gli Stati Uniti all’Unione Sovietica fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989. Nel 1949 l’Unione Sovietica testò la sua prima arma nucleare e la cosa spaventò molto l’opinione pubblica americana.

Nel febbraio del 1950, poco dopo il primo test atomico in Unione Sovietica, venne arrestato Klaus Fuchs, tecnico di origine tedesca accusato di aver passato informazioni ai russi sulla bomba nucleare. Il suo arrestò portò all’identificazione di altre presunte spie tra cui David Greenglass, che decise di collaborare con gli investigatori. Greenglass disse che nel settembre del 1945, durante quella visita, aveva consegnato a Julius Rosenberg, marito di sua sorella Ethel, dei documenti segreti: e aggiunse che questi documenti erano stati copiati proprio da Ethel a una macchina da scrivere (questa, almeno fu l’ultima versione della sua testimonianza, perché in un primo momento lasciò Ethel fuori dalla storia).

Arresti e processi
Julius Rosenberg fu arrestato il 17 luglio 1950, Ethel fu arrestata l’11 agosto dello stesso anno. Durante il processo (che iniziò il 6 marzo del 1951) David Greenglass e sua moglie Ruth divennero i loro principali accusatori e tutto si basò intorno a quel che successe in quell’appartamento. Di fatto all’epoca non c’erano prove, a parte quel che dissero i Greenglass.

Il 5 aprile del 1951 i coniugi Rosenberg – che dichiararono fino all’ultimo momento la loro innocenza – furono condannati a morte. Greenglass fu condannato a 15 anni ma ne scontò solo 10. Sua moglie Ruth venne assolta e le fu permesso (in cambio della collaborazione) di tornare a casa per stare con i suoi due figli. Quando Greenglass tornò libero si ricongiunse con la famiglia, visse a New York sotto falso nome e non ebbe più alcun contatto con i nipoti Micheal e Robert, figli dei Rosenberg, che all’epoca della condanna avevano 10 e 6 anni.

Cosa successe davvero
Nel 2001 David Greenglass rivelò che accusando Ethel aveva compiuto falsa testimonianza. Disse di non ricordare chi avesse trascritto i documenti segreti in quella sera del settembre 1945. Spiegò che aveva accusato sua sorella per proteggere la moglie Ruth e che fu incoraggiato a farlo dagli investigatori e dai magistrati che portavano avanti l’accusa. Disse insomma che «agì per salvare la sua famiglia» e senza sapere che cosa sarebbe successo alla sorella e a suo marito. Il giornalista Sam Roberts nel libro “The Brother” – dedicato alla storia di Greenglass e basato su 50 ore di interviste a Greenglass stesso – scrisse che per l’accusa quella macchina da scrivere citata durante il processo «fu una specie di pistola fumante nelle mani di Ethel Rosenberg» e che senza quella testimonianza i coniugi Rosenberg molto probabilmente non sarebbero stati condannati.

Il racconto di Greenglass fu confermato nel 2008, anno in cui morì sua moglie Ruth e in cui vennero resi pubblici i documenti del gran giurì, l’udienza segreta che portò all’inizio del processo contro i Rosenberg. Nel corso del gran giurì Ruth Greenglass disse che era stata lei a trascrivere il documento segreto: al processo, qualche mese dopo, Ruth cambiò versione e sostenne che era stata Ethel a trascriverlo. Queste rivelazioni sembrano confermare uno dei sospetti diffusi già all’epoca del processo: Ethel Rosenberg venne coinvolta nel processo come mezzo per fare pressioni su suo marito, Julius, e ottenere da lui una confessione.

La vicenda dei Rosenberg (il cui ruolo secondo diversi esperti non cambiò comunque il corso della storia) e quella dei Greenglass furono e continuano a essere molto importanti per l’opinione pubblica americana, diventando una sorta di simbolo con significati diversi a seconda dei punti di vista. Nel 1989 nel film di Woody Allen Crimini e misfatti un personaggio, facendo riferimento al cognato, dice: «Lo amo come un fratello. Vedi David Greenglass» (nel dialogo italiano David Greenglass è diventato “Caino e Abele”).

Mostra commenti ( )