Che cosa fu “Twin Peaks”

Per chi ne sente parlare da 25 anni e non l'ha mai visto, e per chi lo ricorda con commozione: ora che si annuncia una nuova stagione

Il canale televisivo statunitense Showtime ha annunciato lunedì che produrrà una nuova stagione di Twin Peaks, una serie televisiva creata nel 1990 dal celebre regista americano David Lynch – regista, fra gli altri, di The Elephant Man, Dune e Mulholland Drive – e da molti considerata una delle migliori o almeno delle più innovative della storia. La nuova stagione andrà in onda nel 2016 e avrà nove episodi. La serie è incentrata sull’omicidio di Laura Palmer – “Chi ha ucciso Laura Palmer?” fu l’ossessivo claim della campagna promozionale – una ragazza che viveva in un piccolo paese nello stato di Washington chiamato Twin Peaks (per via di due montagne gemelle che incombono sul suo orizzonte), e sulle indagini portate avanti dall’agente dell’FBI Dale Cooper – interpretato dall’attore Kyle MacLachlan – che coinvolgono diversi abitanti del paese.

“Twin Peaks” andò originariamente in onda fra il 1990 e il 1991, ed era stata ideata – oltre che da Lynch – dal produttore Mark Frost: ne furono prodotti in tutto 30 episodi suddivisi in due stagioni. I 9 nuovi episodi saranno scritti di nuovo da Lynch e Frost. Lynch si occuperà inoltre della regia di tutti gli episodi. In Italia andò in onda con il nome di I segreti di Twin Peaks, praticamente in contemporanea con gli Stati Uniti (l’episodio finale fu trasmesso in Italia, da Canale 5, l’11 giugno 1991: il giorno dopo la messa in onda negli Stati Uniti), che era una cosa piuttosto inedita. Un anno dopo la cancellazione della serie fu anche prodotto un film, Fuoco cammina con me, che racconta gli antefatti della storia.

La notizia della nuova stagione ha generato grande curiosità, in parte per il carattere piuttosto improvviso e imprevisto dell’annuncio (preceduto da qualche indizio solo pochi giorni prima) e in parte per l’enorme successo che Twin Peaks ottenne più di vent’anni fa: la prima puntata della serie fu vista negli Stati UNiti da 34 milioni di persone, che però diminuirono progressivamente fino alla metà della seconda stagione, quando fu reso noto – contro il parere di Lynch, che in seguito abbandonò parzialmente il progetto – il nome dell’assassino di Palmer. Nei due mesi seguenti la rivelazione, la serie perse più di quattro milioni di spettatori (passò da circa 12 milioni a 7,8) e fu sospesa dalla ABC, il canale che la trasmetteva dall’inizio: una campagna promossa da alcuni spettatori indusse però il canale a trasmettere le ultime 6 puntate della serie fra marzo e giugno del 1991. L’ultima puntata fu vista da 10,4 milioni di spettatori, meno di un terzo di quelli che avevano assistito al pilot.

Nonostante il suo declino, Twin Peaks rimase però un momento memorabile nella storia della televisione – anche in Italia – per costruzione di attenzione e influenza sulla cultura pop; e influì poi moltissimo nella costruzione e diffusione di alcune caratteristiche che oggi vengono avvertite come proprie di una narrazione televisiva: fra queste, la costruzione parallela di una trama orizzontale complessiva e di una verticale all’interno di ciascuna puntata, un notevole approfondimento psicologico dei personaggi, e la creazione di un mood complessivo intorno alla storia e ai suoi luoghi (“Twin Peaks” divenne da allora un modo diffuso di definire dei luoghi inquietanti e isolati, di montagna): lo stesso meccanismo che di recente è stato usato molto per la serie “True Detective”.

Come inizia la storia, senza spoiler
La serie è ambientata nel 1989. Dale Cooper, un agente dell’FBI, viene inviato in un piccolo paese fra Stati Uniti e Canada, Twin Peaks, ad indagare sulla morte di una ragazza del posto – Laura Palmer – il cui corpo è stato ritrovato avvolto in un sacco di plastica nei pressi di un lago. L’omicidio è apparentemente inspiegabile: Palmer è una delle ragazze più popolari del liceo del paese e figlia di un famiglia benestante del posto. Parallelamente un’altra ragazza – Ronette Polanski – viene ritrovata mentre vaga nei boschi in stato confusionale: nonostante non sia chiaro se la sua vicenda sia legata o meno a quella di Palmer, la ragazza entra in coma prima che possa chiarirlo. Cooper – il cui personaggio è definito con molta efficacia attraverso alcune sue abitudini, come il parlare in un registratore portatile con l’assistente “Diane” – verrà trattenuto in città dalle indagini per diversi mesi, interagendo con il corpo di polizia locale e con gli abitanti del posto, le cui complicate vicende sono praticamente collegate l’una con l’altra. Il tutto, nel giro di poche puntate, prende una piega molto inquietante e a tratti paranormale, riuscendo però a conservare tutti gli elementi del giallo.

Perché è così famoso
Si è parlato molto, negli anni, della grande influenza di Twin Peaks sulla televisione degli anni successivi: gran parte è riassumibile in quello che scrive il critico John Powers su NPR. Secondo Powers, l’importanza di Twin Peaks non sta tanto nell’aver influenzato in maniera diretta altre serie venute dopo (anzi, la vicenda del misterioso omicidio avvenuto in una piccola comunità suona banale, detta così), piuttosto quanto di «aver rivelato le possibilità del prodotto televisivo». Twin Peaks, cioè, ha anticipato i tratti di molte serie televisive di successo: oltre a quelli già citati, ha introdotto anche l’accuratezza di elementi come fotografia, montaggio e colonna sonora (di Angelo Badalamenti, con un motivo memorabile che gira intorno a quattro note), la capacità di saper parlare a spettatori diversi a cui rimandano vari livelli di lettura e l’abilità di associare ad essi delle tecniche televisive già note come il colpo di scena alla fine di un certo episodio: fattori che la rendevano, secondo Powers, «il programma di cui tutti parlavano e discutevano il giorno dopo la messa in onda». Persino la sigla iniziale, elemento cui si porrà attenzione solo molti anni più tardi, serviva a introdurre il contesto della serie e componeva un pezzo del racconto.

Fu inoltre la prima volta che un regista noto per aver prodotto film di successo lavorò a un prodotto televisivo: Lynch, nel 1990, era già famosissimo per aver diretto l’adattamento del romanzo fantascientifico Dune, The Elephant Man e Velluto Blu, un film del 1986 con cui l’anno successivo ricevette la candidatura al premio Oscar come miglior regista.

Twin Peaks, inoltre, conteneva una serie di stranezze inspiegate che prima di allora erano molto rare per un programma televisivo (cose di cui poi fu pieno Lost, per esempio). Il protagonista, Dale Cooper, nel corso della serie ha spesso delle visioni che rimangono inspiegabili. Nella maggior parte di esse compare un uomo alto circa un metro e vestito di rosso che parla con una voce nasale, spesso al contrario: Ian Crouch, sul New Yorker, lo ha definito «certamente il personaggio più assurdo comparso fino in quel momento in televisione».

Accanto a scene apparentemente incomprensibili e un po’ inquietanti, Twin Peaks conteneva anche diversi personaggi “comici” (una delle storie secondarie riguarda la buffa relazione sentimentale fra un ottuso agente di polizia e la segretaria del dipartimento; un’altra, le saltuarie apparizioni di un collega sordo di Cooper, interpretato dallo stesso David Lynch) e tutta una serie di gag ricorrenti, fra cui l’ossessione dell’agente Cooper per la torta alle ciliegie e il caffè nero.

Cosa sappiamo della nuova stagione
Non molto. Oltre a quanto comunicato da Showtime, alcune scarne informazioni sono state fornite da Mark Frost in una breve intervista al New York Times. Frost ha detto al Times che l’idea per una terza stagione di Twin Peaks è nata tre anni fa e che spera che «quante più persone possibili» del vecchio cast tornino nella nuova stagione, il cui processo di scrittura è già iniziato. Frost ha però aggiunto di non poter rivelare alcun dettaglio sulla nuova serie (a un certo punto dell’intervista dice anche di sospettare che David Lynch «ha probabilmente posizionato un cecchino in una finestra qui vicino, che in questo momento mi sta puntando»). Su Twitter, invece, Kyle MacLachlan ha implicitamente confermato la sua partecipazione al progetto.

 

Qualche dubbio
Sul New Yorker, Ian Crouch ha scritto di temere che la terza stagione di Twin Peaks si riveli molto meno buona delle prime due, scrivendo che ai tempi la serie era stata cancellata «giustamente», perché non funzionava più; e che probabilmente moltissimi appassionati si aspettano che Twin Peaks torni ad essere un prodotto innovativo nel modo in cui lo è stato l’originale, seguendo più o meno lo stesso percorso di Arrested Development, una sit-com molto particolare e dalla comicità poco immediata andata in onda fra il 2003 e il 2006 e di cui Netflix, nel 2013, ha prodotto una quarta stagione. Scrive Crouch, facendo un paragone con Twin Peaks:

La nuova stagione di Arrested Development non ha placato la nostra nostalgia perché non apparteneva al passato. Vedere certi personaggi tornare sullo schermo ci ha semplicemente ricordato che non erano più quelli che erano stati in passato: e che nemmeno noi, siamo più quelli che eravamo. Non è stato un brutto prodotto, ma non può essere buono: le risate che ha strappato erano come quelle che producono le storie che raccontano dei vecchi amici, molto più divertenti quando furono raccontate per la prima volta.

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