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  • Sabato 27 settembre 2014

La coalizione contro l’IS, Stato per Stato

Cosa ci mette ciascuno dei 60 governi che si sono impegnati a sostenere gli Stati Uniti nella guerra contro il gruppo estremista (per esempio: l'Italia che fa?)

di Sebastian Payne – Washington Post

US President Barack Obama acknowledges applause as he arrives to speak at the Global Health Security Agenda Summit at the White House in Washington,DC on September 26, 2014. AFP PHOTO/Nicholas KAMM (Photo credit should read NICHOLAS KAMM/AFP/Getty Images)
US President Barack Obama acknowledges applause as he arrives to speak at the Global Health Security Agenda Summit at the White House in Washington,DC on September 26, 2014. AFP PHOTO/Nicholas KAMM (Photo credit should read NICHOLAS KAMM/AFP/Getty Images)

La coazione guidata dagli Stati Uniti per combattere lo Stato Islamico (IS) sta continuando a crescere, con molti Stati che hanno accettato di contribuire garantendo un sostegno militare o politico, oppure mandando degli aiuti. Venerdì 26 settembre anche il Regno Unito, la Danimarca e il Belgio hanno deciso di partecipare agli attacchi aerei contro l’IS (ma solo in Iraq: finora negli attacchi in Siria si sono impegnati solo Stati Uniti e alcuni paesi arabi). Non è chiaro, comunque, cosa costituisca esattamente essere un membro di questa coalizione e quante nazioni abbiano deciso di farne parte. Mercoledì mattina, nel suo discorso alle Nazioni Unite, il presidente statunitense Barack Obama ha detto: «Più di quaranta Stati si sono offerti di unirsi alla coalizione». Martedì il segretario di stato americano John Kerry ha detto invece che più di 50 Stati hanno accettato di entrare nella coalizione, mentre in un documento diffuso lo stesso giorno dal dipartimento di Stato ne figurano 62.

Ad ogni modo, gli alleati più forti della coalizione sono quelli che forniscono supporto aereo agli Stati Uniti, mentre gli altri garantiscono un tipo di sostegno minore e aiuti umanitari. In ordine, ecco gli Stati che fanno parte della coalizione, prendendo per buono il documento del dipartimento di Stato.

Alleati che forniscono supporto aereo ed equipaggiamento militare.

Iraq. Localizzazione dei combattimenti. Ha autorizzato la Francia a usare il suo spazio aereo e ha accolto positivamente il sostegno di Obama e degli altri membri della coalizione nei combattimenti contro l’IS. È stato il governo iracheno a richiedere gli attacchi aerei degli Stati Uniti come forma di appoggio nella battaglia contro i miliziani dello Stato Islamico.

Giordania. Ha distrutto un certo numero di obiettivi dello Stato Islamico con degli attacchi aerei in Siria. Ha anche contribuito agli sforzi per interrompere le linee di finanziamento alle organizzazioni terroristiche ed estremiste.

Bahrein. Ha compiuto degli attacchi aerei contro obiettivi dello Stato Islamico in Siria, insieme ad altri alleati della coalizione.

Arabia Saudita. Ha partecipato agli attacchi aerei contro l’IS in Siria. Il governo saudita ha condannato in diverse occasioni lo Stato Islamico e ha donato 100 milioni di dollari al Centro anti-terrorismo delle Nazioni Unite e 500 milioni di dollari sotto forma di assistenza sanitaria.

Emirati Arabi Uniti. Hanno partecipato agli attacchi aerei contro l’IS in Siria, e hanno condannato il gruppo insieme alle altre nazioni del Golfo.

Francia. La scorsa settimana ha bombardato un magazzino occupato dallo Stato islamico in Iraq. L’aviazione francese, che è uno degli alleati più importanti degli Stati Uniti, ha anche compiuto alcuni voli di ricognizione sull’Iraq e ha garantito che prenderà parte a futuri attacchi aerei “se necessario”. Fino a giovedì 25 settembre, la Francia ha mandato 59 tonnellate di aiuti umanitari a Erbil, capitale del Kurdistan Iracheno, e ha in programma di mandarne altri. La Francia ha insistito che il gruppo non dovrebbe essere chiamato “Stato Islamico” (la questione di come chiamare l’IS ha motivazioni politiche, che avevamo spiegato qui).

Germania. Ha inviato 40 paracadutisti in Iraq per fornire addestramento militare ai combattenti curdi. La Germania ha anche mandato 16mila fucili d’assalto, centinaia di armi anti-carro e veicoli blindati. Alcuni combattenti curdi sono stati addestrati nel sud della Germania. Il governo tedesco darà in futuro armi per altri 4mila soldati curdi e 36 tonnellate di aiuti umanitari.

Canada. Ha dispiegato “diverse decine” di militari in Iraq. La scorsa settimana l’aviazione canadese ha anche offerto il sostegno di un aerotrasportatore all’Albania, fornendo circa 228 tonnellate di aiuti militari all’Iraq. Il Canada ha mandato anche 10 milioni di dollari in assistenza “non-letale” e 5 milioni di dollari in aiuti umanitari.

Regno Unito. Ha mandato armi ai curdi e uno squadrone dell’aviazione britannica ha contribuito a operazioni di sorveglianza. Venerdì 26 settembre il Parlamento britannico ha autorizzato attacchi aerei contro l’IS in Iraq. Circa 38 milioni di dollari sono stati dati in aiuti.

Australia. Ha accettato di impiegare una “forza militare nella regione” e prenderà parte agli attacchi aerei della coalizione. Le forze speciali australiane stanno svolgendo alcune funzioni di “consulenza” alle forze irachene. Il governo australiano ha fornito 5 milioni di dollari in aiuti umanitari all’Iraq: ha anche mandato aerei da guerra, sistemi di allarme rapido ed equipaggiamento militare. Il primo ministro Tony Abbott ha sostenuto la posizione di Obama, descrivendo l’IS come un gruppo che predica il “culto della morte”.

Italia. Ha mandato 2,5 milioni di dollari in armi, tra cui mitragliatrici, granate e un milione di munizioni, oltre che aiuti umanitari. L’Italia non ha in programma di prendere parte agli attacchi aerei, ma ha offerto aiuto nel rifornimento degli aerei.

Repubblica Ceca. Ha fornito aerei da guerra e 500 tonnellate di munizioni all’esercito iracheno, consegnate dall’aviazione canadese. Ha anche dato 1,5 milioni di dollari in aiuti umanitari alle persone colpite dalla guerra in Siria.

Albania. Ha fornito armi e munizioni alle forze curde. All’inizio di settembre, l’Albania ha detto che avrebbe fornito ai curdi fino a 22 milioni di munizioni per fucili, 32mila proiettili di artiglieria, oltre che 10mila fucili automatici.

Paesi Bassi. Hanno fornito mille elmetti e mille giubbotti antiproiettile alle forze curde, oltre che 10 milioni di dollari in aiuti umanitari. Il governo ha detto mercoledì che avrebbe mandato sei F-16 per colpire lo Stato Islamico in Iraq.

Estonia. Ha fornito un milione di munizioni per le mitragliatrici e un aereo da trasporto Hercules, oltre che 90mila dollari di aiuti ai profughi iracheni.

Ungheria. Ha fornito 7 milioni di munizioni e “migliaia” di mine e proiettili perforanti. L’Ungheria ha mandato ai cristiani di Erbil aiuti per 90mila dollari.

Turchia. Il presidente turco Tayyip Erdogan ha detto che “darà tutto il sostegno necessario all’operazione. Il supporto potrebbe essere militare o logistico”. Dal giugno scorso più di 100 furgoni di aiuti umanitari sono stati mandati a Turkmen, nel nord dell’Iraq, per un totale di 1,9 milioni di dollari. La Turchia ha anche finanziato la costruzione di un campo per 20mila turkmeni iracheni. La Turchia è uno dei paesi che finora ha mantenuto un ruolo più ambiguo nella coalizione (lo avevamo spiegato qui).

Belgio. Il ministro degli Esteri ha detto che “siamo predisposti positivamente a contribuire” e “abbiamo la capacità militare di farlo. Il Belgio ha interesse a contribuire”. Il Belgio ha mandato 13 tonnellate di aiuti all’Iraq. Venerdì 26 settembre ha deciso di partecipare agli attacchi aerei contro l’IS in Iraq.

Danimarca. Ha fornito un velivolo da trasporto per sostenere l’azione internazionale. Venerdì 26 settembre ha deciso di partecipare agli attacchi aerei contro l’IS in Iraq.

Libano. Non manderà truppe o armi ma “riceverà aiuto militare per combattere l’organizzazione [l’IS, ndr] con l’esercito”, ha detto il suo ministro degli Esteri.

Alleati che forniscono solo aiuti umanitari

Svezia. Nel 2014 ha donato finora 13 milioni di dollari all’Iraq.

Kuwait. Ha donato 9,5 milioni di dollari alle Nazioni Unite per gli aiuti in Iraq.

Svizzera. Nel 2014 ha donato finora 9 milioni di dollari in aiuti all’Iraq.

Giappone. Ha garantito 6 milioni di dollari in aiuti di emergenza per aiutare le popolazioni sfollate nel nord dell’Iraq.

Austria. Ha dato all’Iraq 1,3 milioni di dollari in aiuti di emergenza.

Nuova Zelanda. Ha donato 1 milione di dollari in aiuti umanitari.

Corea del Sud. Ha dato 1 milione di dollari in aiuti umanitari per aiutare le persone sfollate in Iraq.

Irlanda. Ha dato 300mila dollari all’UNICEF, altri 300mila dollari alla Croce Rossa e altri 850mila dollari questo anno all’Iraq in forma di aiuti.

Spagna. Ha sostenuto la risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e ha donato 640mila dollari in aiuti umanitari.

Slovacchia. Ha donato 25mila dollari per assistere i soldati nella regione del Kurdistan iracheno.

Norvegia. Ha contribuito ai più recenti lanci di aiuti umanitari dell’UNESCO, che hanno incluso 40mila coperte, 10mila set da cucina e 18mila teli di plastica.

Lussemburgo. Ha sostenuto la risoluzione 2170 delle Nazioni Unite e aumenterà i suoi aiuti umanitari alla popolazione irachena.

Qatar. Ha approvato una nuova legge che interrompe il flusso di denaro verso lo Stato Islamico. Ha mandato all’Iraq sei aerei contenenti 300 tonnellate di aiuti umanitari.

Alleati che hanno espresso appoggio alla coalizione

Bulgaria. Il ministro degli Esteri ha detto che la guerra “è una minaccia diretta alla Bulgaria” ma finora non ha offerto alcun aiuto militare o di altro tipo.

Egitto. Ha diffuso una dichiarazione che denuncia con toni forti l’esecuzione del giornalista americano James Foley. Un portavoce del governo ha detto che la “comunità internazionale deve unire gli sforzi per combattere il terrorismo”.

Finlandia. Il ministro degli Esteri ha detto che il suo paese “rimarrà concentrato nel consegnare aiuti umanitari alle persone in disperato bisogno”.

Georgia. Il suo ministro della Difesa ha detto che il governo “appoggia pienamente quello che gli Stati Uniti stanno facendo per sradicare questi barbari”.

Grecia. Ha condannato le azioni dello Stato Islamico e ha detto che “esprimiamo la nostra solidarietà al governo iracheno”.

Israele. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che “questi gruppi devono essere combattuti, devono essere ricacciati indietro e poi devono essere distrutti. Questa è la ragione per cui Israele sostiene pienamente il piano di Obama per un’azione unitaria contro l’IS”.

Kosovo. Su Facebook il primo ministro Hashim Thaci ha detto che aiuterà gli Stati Uniti a distruggere l’IS. Il Kosovo sarà parte dell’”alleanza globale emergente che combatte il grande diavolo”.

Oman. Il sultano dell’Oman ha detto che “nessuno può trascurare una situazione tanto seria” e che il suo governo lavorerà “il più velocemente possibile per mettere fine alla minaccia dello Stato Islamico”.

Polonia. Ha espresso sostegno politico alla guerra all’IS, ma non ha previsto la partecipazione dei suoi soldati in operazioni militari.

Croazia. Si è impegnata ad “aiutare a fornire il prima possibile alle forze curde le armi e gli equipaggiamenti di cui hanno bisogno”.

Romania. In una dichiarazione, il ministro degli Esteri della Romania ha detto che “contribuirà agli sforzi internazionali per combattere il terrorismo internazionale e il fenomeno dell’ISIL”.

Singapore. Il ministro degli Esteri ha citato una “necessità seria per la comunità internazionale di lavorare insieme per controbilanciare questa minaccia”.

Taiwan. Il ministro degli Esteri ha detto che avrebbe “monitorato la minaccia alla sicurezza globale” e avrebbe “cooperato strettamente con la comunità internazionale per fornire aiuto umanitario a coloro che hanno subito gli attacchi dell’ISIL”.

Sostenitori della coalizione, ma con condizioni poco specifiche

I seguenti Stati si sono impegnati in maniera molto poco specifica nella coalizione, ma il dipartimento di Stato ha detto che ne fanno parte: Andorra, Bosnia ed Erzegovina, Lituania, Macedonia, Malta, Messico, Moldavia, Marocco, Portogallo, Serbia, Slovenia, Tunisia e Ucraina.

Sostenitori che non sono Stati

Lega Araba. Ha diffuso diverse dichiarazioni per chiedere ai suoi membri di opporsi allo Stato Islamico “militarmente e politicamente”. I ministri degli Esteri di tutti i paesi membri si sono accordati per prendere “tutte le misure necessarie per opporsi allo Stato Islamico”.

Unione Europea. Ha attivato il Meccanismo di protezione civile europeo per sostenere il “rapido trasferimento di assistenza e conoscenze in Iraq”. Dieci Stati membri stanno fornendo aiuti attraverso il “ponte aereo umanitario”. La Commissione Europea ha aumentato il livello di aiuti a 22 milioni di dollari nel 2014.

©WashingtonPost