• Mondo
  • lunedì 22 settembre 2014

Perché resistono le teorie del complotto su Kennedy

di Philip Shenon – Washington Post @philipshenon

Cinquant'anni fa la "Commissione Warren" presentò il suo famigerato rapporto sull'uccisione del presidente: e da allora è stato messo in discussione da fonti anche molto autorevoli

Philip Shenon è un ex corrispondente da Washington per il New York Times ed è l’autore di un libro di grande successo sulla morte del presidente John F. Kennedy, Anatomia di un assassinio. Storia segreta dell’omicidio Kennedy”, pubblicato nel 2013.

Chiamare qualcuno “teorico del complotto” è solitamente considerato un insulto, e fa pensare a forum sulle scie chimiche o sproloqui balbettanti in trasmissioni radiofoniche notturne. Ma quando si arriva all’assassinio del presidente John F. Kennedy è invece lunga e notevole la lista di personaggi pubblici importanti e apparentemente credibili che si considerano teorici del complotto. Cinquant’anni fa, in questi giorni, la commissione d’inchiesta sulla morte del presidente Kennedy, presieduta dal giudice della Corte suprema Earl Warren e meglio nota come Commissione Warren, pubblicò un rapporto finale lungo 888 pagine che identificava Lee Harvey Oswald come il solo uomo armato in Dealey Plaza, e diceva che non c’era alcuna prova di cospirazione, né interna né dall’esterno.

Quei risultati avrebbero dovuto mettere fine alle crescenti teorie complottiste riguardo l’assassinio del presidente. E invece sopravvissero. Gli americani avevano difficoltà ad accettare che l’uomo più potente al mondo potesse esser stato ucciso da un giovane disturbato con in mano un fucile da 21 dollari ordinato per posta. E con la guerra in Vietnam, il Watergate e molti altri scandali e tragedie nazionali che seguirono l’assassinio del presidente, le persone divennero via via più scettiche sul fatto che il governo dicesse loro la verità. Dalla fine degli anni Sessanta, i sondaggi indicarono che la maggior parte degli americani non aveva accettato i risultati del rapporto della Commissione Warren. Un sondaggio di aprile 2013 mostrò che il 59 per cento degli americani credeva ci fosse stato un complotto per uccidere Kennedy.

(Storie e foto dell’assassinio di JFK)

Tra i nomi importanti della lista dei cospirazionisti c’è quello del presidente che quella commissione l’aveva creata. Negli ultimi anni della sua vita, Lyndon Johnson disse di credere che la Commissione Warren si sbagliasse e che ci fosse il leader cubano Fidel Castro dietro l’assassinio del presidente. Un altro cospirazionista sorprendente fu il fratello del presidente, l’ex procuratore generale Robert Kennedy, che sostenne pubblicamente la Commissione Warren anche se alla sua famiglia e agli amici disse di essere convinto che Castro, la Mafia o addirittura certe canaglie della CIA fossero responsabili della morte del fratello. L’anno scorso, il Segretario di Stato John Kerry disse durante un’intervista in televisione: «ad oggi, ho seri dubbi del fatto che Lee Harvey Oswald abbia agito da solo».

Questo mese, in occasione del 50esimo anniversario del rapporto della Commissione Warren, la lista degli americani apparentemente credibili pronti ad annoverarsi tra i cospirazionisti sulla morte di Kennedy è cresciuta fino a includere un membro della Commissione Warren stessa: Charles N. Shaffer Jr., un ex procuratore del dipartimento di Giustizia che lavorò alle indagini della commissione nel 1964 (dice che fu inviato dal procuratore generale stesso, Robert Kennedy: “la spia di Bobby”), e che poi ha fatto carriera da avvocato a Washington.

Nelle interviste che feci per una nuova edizione del mio libro del 2013 sull’assassinio, Shaffer mi disse che probabilmente ci fu un piano per uccidere Kennedy, il che fa di lui il primo personaggio interno alla commissione a dichiararlo pubblicamente. Disse di non avere dubbi sul fatto che Oswald fosse il solo uomo armato a Dealey Plaza. E non mise in dubbio la teoria dell’unico proiettile, sviluppata dalla commissione, secondo la quale un solo proiettile passò attraverso il corpo di Kennedy e quello del governatore del Texas John Connally. Però Shaffer sospetta che l’assassinio sia stato guidato, a monte, da criminali ben organizzati che in qualche modo spinsero Oswald a uccidere il presidente a Dallas, venerdì 22 novembre 1963, e che due giorni dopo inviarono Jack Ruby a uccidere Oswald per impedirgli di parlare.

«Il Rapporto Warren fu un lavoro onesto, basato su ciò che sapevamo all’epoca», ha detto Shaffer. «Ma nulla avrebbe dovuto essere dato per certo. Sviluppi successivi mi convinsero del fatto che forse qualcosa ci era sfuggito». Shaffer – che lavora ancora oggi, a 82 anni, e probabilmente è più noto a Washington per la difesa del consulente della Casa Bianca John Dean nel corso del processo sul Watergate – disse di essere rimasto a lungo turbato da alcune informazioni riguardo il possibile coinvolgimento della mafia nell’assassinio di Kennedy. E di essere rimasto particolarmente colpito dalla spiegazione di un avvocato della mafia, Frank Ragano. In una sua autobiografia del 1994, Ragano scrisse che Santo Trafficante, un boss di Tampa, in Florida, gli aveva confessato nel 1987 che lui e Carlos Marcello, boss mafioso di New Orleans, erano responsabili dell’assassinio di Kennedy. Secondo Ragano, morendo Trafficante disse queste parole: «Carlos fece un casino. Non dovevamo uccidere John. Dovevamo uccidere Bobby».

Shaffer, che in passato è stato anche difensore di criminali piuttosto potenti, conosceva Ragano. Disse di aver sempre ritenuto attendibile quella versione: era realistico che Trafficante e Marcello cercassero vendetta per la politica aggressiva del Dipartimento di Giustizia, che aveva condannato diversi criminali mafiosi durante l’amministrazione Kennedy; ed erano in condizione di poter dare l’ordine di uccidere Oswald a Ruby, che aveva un passato di rapporti di basso livello con alcuni personaggi della criminalità organizzata. «Se si dà credito a ciò che dice Ragano, ci fu un complotto», disse Shaffer. “Ha senso”.

La teoria del coinvolgimento della criminalità organizzata è stata a lungo una delle più popolari tra i cospirazionisti, sebbene altri ex membri della Commissione l’abbiano respinta, così come la famiglia di Ragano e un certo numero di investigatori indipendenti. Howard P. Willens, uno dei membri più anziani nella Commissione, nonché amico molto vicino a Shaffer, mi ha detto di essere convinto che Shaffer si sbagli. «Nessuno di questi sospetti rappresenta una sola prova», ha detto.

Burt Griffin – un giudice in pensione dell’Ohio, che lavorò nella Commissione e fu incaricato delle indagini su Ruby – mi ha detto anche lui che certamente non c’è stata una cospirazione mafiosa. «Ho cercato di seguire le accuse secondo cui la mafia sarebbe stata coinvolta nell’assassinio. Non ha senso. Non c’è alcuna prova di contatti con Oswald». I critici ritengono che Ragano abbia inventato questa storia per vendere più copie del suo libro o come forma di vendetta contro il suo ex cliente.
Eppure, il fatto che un membro della Commissione Warren contesti i risultati fondamentali dell’indagine rappresenta un ulteriore colpo all’immagine già danneggiata della commissione – e non farà che aumentare lo scetticismo riguardo la possibilità che la verità sull’assassinio sarà mai conosciuta.

Warren porta gran parte delle responsabilità dei fallimenti della sua commissione. Anni dopo, ammise che nella sua testa aveva escluso l’ipotesi di una cospirazione fin dai primi giorni dopo l’assassinio. Di conseguenza, impedì frequentemente agli investigatori di seguire tracce che avrebbero potuto puntare verso quella direzione. Shaffer disse di credere che il più grande errore di Warren fu il suo rifiuto di permettere a Ruby di testimoniare a Washington. Ruby negò costantemente qualsiasi coinvolgimento in una cospirazione, e disse che amava il presidente e che aveva ucciso Oswald agendo d’impulso. Ma in un faccia a faccia con Warren a Dallas nel giugno 1964, Ruby – che era delirante, se non del tutto insano di mente, secondo gli psichiatri che lo avevano visitato all’epoca – supplicò di poter andare a Washington perché voleva “dire la verità”, e lì “non poteva”. Warren non lo permise, temendo rischi per la sicurezza di Ruby nella capitale. Shaffer disse che la decisione fu “assurda” e che la Commissione perse “un’occasione d’oro” per vedere se Ruby fosse preparato a esporre una cospirazione.

Per il mio libro, ho parlato con i membri ancora vivi della Commissione e ho seguito le tracce che a loro non fu permesso di seguire – a causa delle resistenze di Warren, o perché non ebbero accesso alle prove. Non sono mai stato convinto delle teorie della cospirazione mafiosa, se non altro perché è altamente inverosimile che la mafia scegliesse di affidarsi a dei disadattati come Oswald e Ruby per il crimine del secolo. Sono rimasto molto più affascinato dalla prova – negata dai membri della commissione – che indica che Oswald aveva parlato apertamente dei suoi piani per uccidere il presidente e che potrebbe aver ricevuto promesse di aiuto in caso di successo. Gran parte di questa tesi rimanda a un suo misterioso viaggio a Città del Messico avvenuto alcune settimane prima dell’assassinio, quando Oswald – che diceva di essere marxista – tentò di ottenere un visto per andare a Cuba.

Sia la CIA che l’FBI tennero Oswald sotto sorveglianza nell’autunno del 1963, ma entrambe hanno taciuto quanto sapessero di lui prima dell’assassinio. La CIA non ha mai riferito alla Commissione riguardo i piani per assassinare Castro durante l’amministrazione Kennedy – piani che invece Castro scoprì, ricavandone un motivo ovvio per uccidere Kennedy. L’FBI distrusse le prove prima che queste potessero arrivare alla Commissione, inclusa una lettera – a quanto pare, di minacce – scritta a mano da Oswald e inviata a un ufficio governativo di Dallas all’inizio di novembre del 1963. Il giorno che Oswald fu ucciso da Ruby, gli agenti dell’FBI a Dallas – temendo che la lettera che avevano potesse essere ritenuta una prova del fatto che erano a conoscenza e avevano sottovalutato un pericolo per il presidente – stracciarono il pezzo di carta e lo scaricarono in un water. Il contenuto di quella lettera rimane un mistero.

Quindi il lavoro della Commissione Warren è incompleto. E le teorie cospirazioniste ci perseguiteranno in eterno.

Foto: un plastico utilizzato dalla Commissione Warren per mostrare la traiettoria dei tre colpi sparati da Oswald.
(BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images)

Mostra commenti ( )