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  • mercoledì 10 settembre 2014

TASI, perché ne riparliamo

Oggi scade il secondo termine utile ai comuni per stabilire le aliquote, e si trattava già di una proroga: e ci sono molte altre cose che ancora non tornano sulla nuova tassa

Per i comuni che non l’hanno ancora fatto, scade oggi, mercoledì 10 settembre, il secondo termine utile per fissare e inviare al ministero delle Finanze l’aliquota della TASI, la tassa annuale sui servizi che dal 2014 ha sostituito l’IMU sull’abitazione principale. Le delibere comunali saranno pubblicate sul sito del governo entro il 18 settembre e il pagamento della tassa dovrà avvenire entro il prossimo 16 ottobre. Se invece la scadenza prevista per oggi non sarà rispettata, il versamento dell’imposta dovrà essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2014. La scadenza del 10 settembre rappresenta già uno “slittamento” rispetto a un precedente termine: a maggio infatti solo il 10 per cento dei comuni aveva deliberato sulle aliquote ed era stato necessario fissare una proroga.

Il risultato è piuttosto complicato: ci sono cittadini che hanno già pagato la prima rata (quelli dei comuni che hanno rispettato le regole e cioè la prima scadenza di maggio), cittadini che dovranno pagare il mese prossimo (quelli dei comuni che rispetteranno la seconda scadenza di settembre) e altri infine che avranno ancora tre mesi di tempo. Il Corriere della Sera scrive che circa 2 mila comuni rientrano nella prima categoria e altri 3 mila, finora, nella seconda. A creare confusione (oltre al differimento dei termini) c’è anche il fatto che per il cittadino è piuttosto difficile capire, sul sito delle Finanze, a quanto effettivamente ammonta l’aliquota TASI che lo riguarda (le aliquote variano infatti da comune a comune), «considerato il tono burocratico delle delibere. E la loro mole». Quella del Comune di Milano, ad esempio, è di una sessantina di pagine. Commenta il Corriere:

«Altro che bollettini precompilati, come promesso. Si è sempre sostenuto che, avvicinando le tasse e gli enti impositori ai cittadini, le cose sarebbero migliorate e la trasparenza complessiva sarebbe aumentata. Purtroppo non sembra sia andata così, almeno finora».

Che cos’è la TASI, in breve
TASI sta per “Tassa sui Servizi Indivisibili” e serve a finanziare i servizi comunali come ad esempio la manutenzione stradale o l’illuminazione comunale. La TASI è una delle tre parti in cui è divisa la cosiddetta IUC, l’Imposta Unica Comunale: le altre due sono la TARI (la tassa sui rifiuti) e l’eventuale IMU su immobili diversi dall’abitazione  prima casa di proprietà che resta in vigore (uffici, negozi, capannoni e così via). La TASI la devono quindi pagare i proprietari di prima casa. I proprietari di seconda casa aggiungono alla TASI anche l’IMU.

Come l’IMU, la TASI si calcola sulla base imponibile della rendita catastale della prima casa di proprietà: il prodotto fra l’ampiezza della casa e una tariffa calcolata dall’Agenzia del Territorio che varia da comune a comune, il tutto moltiplicato per un fattore relativo alla categoria catastale della propria casa. Di conseguenza non viene considerato il valore di mercato degli immobili al momento del pagamento: contano solo l’estensione della casa, il territorio dove è costruita e la sua “categoria catastale”.

Inizialmente il governo aveva stabilito un tetto massimo per le aliquote al 2,5 per mille per la prima casa e al 10,6 per mille per immobili diversi dalla prima casa di proprietà (come somma di TASI e IMU) modificando poi la decisione e stabilendo la possibilità di un incremento che andava dallo 0,1 allo 0,8 e portando di fatto il tetto massimo al 3,3 per mille per la prima casa (l’aliquota di base è invece dell’1 per mille) e all’11,4 per mille per gli immobili diversi dalla prima casa di proprietà. La maggiorazione è vincolata alla concessione delle detrazioni che per l’IMU erano fisse a livello nazionale (200 euro per tutti, più 50 euro per ciascun figlio sotto i 26 anni) e che per la TASI dipendono invece dai singoli comuni.

Un discorso a parte va poi fatto per gli immobili di lusso e quelli in affitto. Per le case di lusso (circa 73 mila) si continuerà a pagare l’IMU sulla prima casa, con un’aliquota massima del 6 per mille più la TASI con aliquota massima sempre del 3,3 per mille: ma il totale non potrà superare il 6,8 per mille. Anche per gli immobili in affitto si pagheranno sia l’IMU che la TASI con il limite massimo dell’11,4 per mille. L’IMU verrà pagata interamente dal proprietario, mentre alla TASI l’inquilino dovrà partecipare con una quota variabile fra il 10 e il 30 per cento dell’intera tassa (deciderà il Comune).

Quanto?
Non è semplice fare un calcolo medio a livello nazionale della nuova tassa perché ci sono aliquote diverse tra comune e comune, ci sono quelle differenziate tra prime case e altri immobili e c’è la variante delle detrazioni. Alla fine si avranno 8.092 applicazioni diverse della TASI (una per comune), e molto probabilmente oltre 75 mila combinazioni differenti di applicazione dell’imposta.

Il Servizio Politiche territoriali della UIL ha calcolato che l’aliquota media nelle città capoluogo di provincia è del 2,46 per cento, molto vicino al limite del 2,5. Sempre secondo il sindacato, per sette famiglie su dieci, se hanno figli e case dal valore basso la TASI sarà inoltre più cara dell’IMU (di 52 euro a Bologna, di 32 a Firenze, di 30 a Milano, di 27 a Venezia). Scrive Repubblica:

«Nelle 69 città capoluogo che hanno sin qui già pubblicato le aliquote, parecchie hanno spinto la nuova tassa sulla prima casa non solo al tetto massimo del 2,5 per mille, ma le hanno aggiunto anche la coda dello 0,8 addizionale, quella prevista dalla legge per finanziare le detrazioni. Questa è stata difatti la scelta di molti grandi municipi e di numerosi piccoli centri, se la media dà appunto quel 2,46. Non è un caso se Bologna, Firenze, Genova, Napoli, Torino, Venezia, Bari, Catania sono al 3,3 per mille (somma di 2,5 e 0,8). Il massimo del massimo. Con tutta evidenza, una scelta obbligata di quei sindaci per preservare almeno parte del gettito che l’IMU assicurava loro con un’aliquota dal 4 per mille in su. Anche Roma e Milano non sono da meno, con la TASI al 2,5 per mille. Il punto è che la nuova tassa sul mattone si distribuisce in modo diverso dalla vecchia. Se la torta è la stessa (il gettito), ora versano di più gli immobili con rendite catastali medio-basse, le famiglie con figli, le città che prima avevano un’IMU bassa».

Dove vanno i soldi della TASI?
C’è infine un’ultima questione sulla TASI. La tassa è esplicitamente definita non come un’imposta sul patrimonio immobiliare, ma sui servizi ricevuti. Serve insomma a finanziare i cosiddetti “servizi indivisibili” dei Comuni (quelli che riguardano la collettività e non sono offerti a domanda individuale; polizia locale, illuminazione, anagrafe, e così via). La Legge 147 del 2013 che ha istituito la TASI, all’art.1 dice che i Comuni non devono solo stabilire le aliquote, le detrazioni, le esenzioni, ma specificare in quegli stessi regolamenti anche i servizi indivisibili a cui la TASI è diretta. E questo perché ai cittadini dovrebbe essere permesso di giudicare se quanto versato corrisponde effettivamente a un livello adeguato di servizi.

Il Servizio Politiche Territoriali della UIL ha fatto questa verifica in otto città: Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Venezia, Firenze e Napoli. Ha scoperto innanzitutto che quasi nessun Comune rispetta la legge, e cioè che l’elenco dei servizi finanziati dalla TASI con relativo importo non è inserito nel regolamento della tassa, ma si trova sparso o nei bilanci o nelle relazioni programmatiche. E ha scoperto poi che in media solo il 38 per cento della TASI serve a coprire il costo totale dei servizi indivisibili.

A Firenze, per esempio, la delibera che ha stabilito le aliquote della TASI rimanda, per quanto riguarda la specifica dei servizi indivisibili e il loro relativo costo alla lettura della relazione programmatica al bilancio di previsione. Dalla lettura di questo documento risulta che il gettito della TASI è stimato in 40,5 milioni di euro. Di questi: 14,3 milioni di euro sono destinati ai servizi socio-assistenziali (35 per cento); 13,3 milioni di euro alla polizia locale e protezione civile (32,5 per cento); 7,9 milioni di euro alla gestione dell’ambiente; 4,6 milioni di euro per i servizi demografici e stato civile; 282 mila euro per i servizi bibliotecari.

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