ZMapp, la cura per ebola che forse funziona

È il farmaco sperimentale che ha guarito 18 scimmie e che si annuncia promettente anche per l'uomo (c'entrano tabacco e OGM)

In un articolo pubblicato venerdì 29 agosto sulla versione online della rivista Nature, alcuni ricercatori hanno annunciato di aver guarito diciotto scimmie dal virus ebola grazie a “ZMapp”, un farmaco sperimentale realizzato da una piccola società farmaceutica americana. Il virus ebola è, fino ad oggi, senza cure e senza vaccino e in alcuni ceppi può uccidere fino al 90 per cento delle persone contagiate. Da febbraio in Africa Occidentale è in corso un’epidemia che ha ucciso più di 1.500 persone e ne ha infettate più di tremila.

Il contagio da ebola in una grafica

Di ZMapp si era già parlato molto negli ultimi mesi perché il farmaco era stato utilizzato su sette persone infettate da ebola. Tre dei pazienti sono ancora in trattamento, due sono guariti e due sono morti. Questi casi, però, non sono considerati rappresentativi perché limitati e troppo diversi l’uno dall’altro. ZMapp non è mai stato testato estesamente sugli esseri umani e ci vorranno mesi perché il farmaco venga considerato sicuro ed efficace. L’esperimento con i primati, però, ha portato i medici ad aver nuove speranze sull’efficacia del farmaco.

Il professor Thomas Geisbert, dell’Università del Texas, che ha contribuito ad esaminare le conclusioni dell’articolo per Nature, ha detto al Washington Post: «Si tratta di un grande passo in avanti. Fatico a credere che questo farmaco non possa avere un’utilità sostanziale nel combattere ebola negli esseri umani». Gli autori della ricerca sono però ancora cauti e hanno spiegato che saranno necessari studi ulteriori per avere la certezza che il farmaco sia efficace anche negli esseri umani. Attualmente si ritiene che siano necessarie tre dosi per curare una persona, ma non ci sono ancora certezze su come reagirà il corpo umano al farmaco. La produzione dello ZMapp, inoltre, è estremamente complessa e laboriosa: la fabbrica che se ne occupa è in grado di produrre circa 40 dosi al mese a pieno regime.

ZMapp è un “cocktail” di anticorpi monoclonali, nel senso che è un siero ottenuto mescolando tre diversi tipi di anticorpi creati specificatamente per combattere ebola. Il problema di ebola, infatti, è che il corpo umano produce gli anticorpi per combatterlo troppo lentamente e in maniera poco efficace (a causa delle difese del virus). L’idea alla base di ZMapp è di fornire al sistema immunitario gli anticorpi giusti per combattere ebola più rapidamente e in maniera più efficace. Questi anticorpi sono stati ricavati per la prima volta da alcuni topi ai quali era stata iniettata una delle proteine che compongono il virus ebola. Una volta estratti, gli anticorpi sono stati “umanizzati” (un procedimento complicato che semplificando molto prevede la sostituzione nei geni della parte “topo” con la parte “uomo”, per evitare che vengano attaccati dal nostro sistema immunitario).

A questo punto i geni sono stati inseriti in alcune specie di piante di tabacco, che possono essere coltivate in grandi quantità anche in laboratorio e i cui geni sono facili da manipolare. Grazie a questo passaggio, i ricercatori sono in grado di produrre quantità relativamente grandi del cocktail di anticorpi. Dopo alcune settimane dall’inserzione dei geni, infatti, le piante cominciano a produrre gli anticorpi, le foglie vengono staccate, macinate e dalla pasta che ne risulta viene estratto il siero che costituisce lo ZMapp (di fatto, ZMapp viene ottenuto da una pianta OGM). Come ha spiegato uno dei responsabili della produzione: «Le piante di tabacco funzionano come una specie di fotocopiatrice». Questo procedimento è stato messo a punto dalla Mapp Biopharmaceutical, una piccola società farmaceutica di San Diego, negli Stati Uniti, che circa dieci anni fa ricevette dei fondi dall’esercito americano per studiare una cura per i virus ebola e marburg (un parente di ebola). Attualmente le prime dosi di ZMapp realizzate sono esaurite. Una stima diffusa nei giorni scorsi prevede che prima che si ottenga la fine dell’epidemia in Africa occidentale un totale di 20 mila persone potrebbero venire infettate.