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Google e le consegne con i droni

Dopo Amazon, Google ha creato degli apparecchi suoi, già in una fase avanzata e presentati con un video

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Un gruppo di lavoro presso Google X, la divisione di Google che si occupa dello sviluppo dei progetti più creativi e visionari della società, ha realizzato una serie di piccoli aerei che si guidano da soli (droni) allo scopo di utilizzarli per la consegna di oggetti a domicilio. L’iniziativa si chiama Project Wing e ricorda molto quella già annunciata a fine 2013 da Amazon per le consegne dei suoi prodotti, che aveva raccolto molto interesse e un po’ di scetticismo da parte di diversi osservatori. Il progetto di Google X, a quanto sembra, è però più longevo e i suoi ricercatori avevano iniziato a lavorarci circa due anni fa. La notizia è stata confermata da Google con la pubblicazione di un video ufficiale.

A differenza della proposta di Amazon, quella di Google X non sembra essere indirizzata esclusivamente alla consegna di oggetti acquistati online per risolvere il problema dei tempi di attesa della ricezione dei prodotti. L’idea è di usare Project Wing in particolari emergenze, quando per esempio non è possibile raggiungere un’area interessata da un disastro naturale. Alcuni droni potrebbero essere utilizzati per fare la spola da un punto all’altro, portando medicinali, cibo o altre risorse alle popolazioni in difficoltà. Naturalmente la possibilità di usare i droni per le consegne a domicilio di chi compra online non è esclusa, ma richiederà ulteriori implementazioni.

Google X ha provveduto sia alla progettazione dei droni, sia ai sistemi che utilizzano per orientarsi nello spazio e per volare seguendo una determinata rotta. La forma dei piccoli apparecchi di Project Wing ricorda quella degli aeroplani, ma il modo in cui volano è una via di mezzo tra quello usato dagli aerei e quello utilizzato dagli elicotteri. Ogni drone è dotato di quattro motori elettrici che alimentano altrettante eliche, che servono per effettuare decolli verticali, quindi senza la necessità di avere piste o grandi spazi a disposizione per la partenza. L’apertura alare è di circa un metro e mezzo, mentre non è del tutto chiaro quanta autonomia di volo abbia ogni drone.

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Mentre lavoravano al loro progetto, i ricercatori di Google X si sono resi conto che le eliche dei loro droni avrebbero potuto costituire un pericolo al momento del ritiro dei pacchi da parte dei riceventi, che si sarebbero dovuti avvicinare troppo al piccolo aereo per recuperare la merce. Hanno quindi inventato un sistema alternativo: il materiale viene collocato nella parte inferiore del drone, che al momento della consegna resta a mezz’aria e cala un cavo, simile a una lenza da pesca, con attaccato l’oggetto. Quando i sensori del drone rilevano che il prodotto ha toccato il suolo, parte dell’involucro al cui interno c’è la merce da consegnare si stacca, liberando il cavo che viene riavvolto e recuperato dal piccolo aereo prima della sua ripartenza.

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Ogni drone è dotato di un sistema di navigazione di bordo, che grazie al GPS rileva la propria posizione geografica e aggiusta la rotta di conseguenza. A bordo sono montati anche diversi altri sensori (giroscopi e accelerometri), in modo che il drone sappia sempre in che posizione si trova e possa correggere il suo assetto, nel caso per esempio di forte vento contrario o laterale. Secondo i progettisti di Google X, il sistema sarebbe quindi quasi del tutto automatico, ma comunque monitorato da un centro di controllo per evitare che si verifichino problemi.

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A Project Wing lavorano già decine di persone e nei piani c’è un’ulteriore espansione del gruppo all’interno di Google X per accelerare lo sviluppo dell’idea, e renderla migliore. Per ora, infatti, i droni per le consegne hanno diversi problemi da risolvere. Il primo riguarda la capacità: stando a cosa riferisce BBC, per potersi sollevare da terra il dispositivo può pesare al massimo 10 chilogrammi e il drone da solo ne pesa circa 8,5. Significa che almeno per ora possono essere trasportati oggetti che non pesino più di un chilo e mezzo. L’Atlantic spiega che altri interventi sono necessari; batterie più efficienti, componenti più affidabili e silenziosi. Non si tratta di limiti insormontabili, ma dimostrano come il progetto richieda altro tempo per essere completato.

I responsabili di Project Wing sembrano comunque ottimisti sulla possibilità di avere i primi droni in servizio in tempi brevi. Nel suo complesso, il progetto è in una fase più avanzata di realizzazione rispetto alle famose auto di Google che si guidano da sole, che naturalmente comportano maggiori livelli di complessità. Fino a ora i droni di Google X sono stati sperimentati in Australia, dove le regole sull’utilizzo di questi dispositivi sono meno rigide rispetto a quelle applicate negli Stati Uniti. Il territorio australiano è inoltre ideale per sperimentare le consegne a lungo raggio in aree scarsamente abitate.

Amazon ha avuto diverse difficoltà nel portare avanti il proprio progetto per le consegne tramite drone proprio a causa delle leggi statunitensi, che non prevedono molte eccezioni per i droni utilizzati a scopi commerciali. Amazon sta cercando di ottenere permessi e nuove aperture, ed è probabile che Google si accoderà facendo pressioni e chiedendo una revisione delle norme che limitano l’utilizzo dei droni negli Stati Uniti. Secondo i suoi ideatori, Project Wing porterà più benefici che problemi in molte comunità e nelle situazioni di emergenza, e si partirà da questo per convincere chi stabilisce le regole.

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