RUSSIA-G20-SUMMIT

Sulla Siria, aveva ragione Putin?

di Ishaan Tharoor – The Washington Post @ishaantharoor

Magari il suo era un bluff, ma col senno di poi non aveva tutti i torti, scrive Ishaan Tharoor sul Washington Post

Ne è passata di acqua sotto i ponti, in un anno. Più o meno in questo periodo, l’anno scorso, l’Occidente si stava preparando a un’azione militare contro il regime siriano di Bashar al-Assad, accusato di avere utilizzato armi chimiche contro la sua stessa gente. Quella decisione non fu mai presa, in parte perché l’opinione pubblica in paesi come il Regno Unito o gli Stati Uniti si oppose a un ulteriore coinvolgimento nelle questioni del Medio Oriente.

Oggi, gli Stati Uniti stanno decidendo se estendere o meno i propri bombardamenti contro i soldati dello Stato Islamico in Iraq e in Siria – combattenti che appartengono a un’organizzazione terroristica che è in prima linea nella guerra contro Assad. Le conquiste territoriali dello Stato Islamico in Iraq e la sistematica repressione e uccisione delle minoranze religiose sia in Iraq sia in Siria hanno provocato una disapprovazione globale. Ryan Crocker, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Siria, ha detto alla radio NPR che pur «non essendo un simpatizzante del regime di Assad», quella dello Stato islamico «è in assoluto la minaccia più grande, per la nostra sicurezza».

L’ironia della situazione è tragica. Per alcuni, però, lo sviluppo della vicenda non è arrivato in maniera sorprendente. Molti si opposero alla iniziale insistenza di Obama (come a quella di altri governi) sul fatto che Assad dovesse lasciare il potere, temendo quello che sarebbe potuto accadere in un contesto di vuoto di potere in Siria. Uno di quelli che sostennero questa tesi fu il presidente della Russia Vladimir Putin, che lo scorso settembre in una lettera aperta agli americani sul New York Times sconsigliò agli Stati Uniti di intervenire in Siria:

Un attacco [in Siria] aumenterebbe gli episodi di violenza e provocherebbe una nuova ondata di atti terroristici. Potrebbe danneggiare gli sforzi comuni intrapresi per risolvere il problema del nucleare iraniano e la questione israelo-palestinese, e destabilizzare ancora di più il Medio Oriente e il Nord Africa. Potrebbe sbilanciare l’intero sistema dei contrappesi internazionali.

Alcune delle situazioni a cui faceva riferimento Putin sono peggiorate da sole, senza che gli americani intervenissero o meno. Ma l’insistenza di Putin era basata su una lettura della guerra civile siriana molto più razionale di quanto qualcuno pensò allora a Washington. Putin scrisse che «in Siria non c’è una battaglia in favore della democrazia, ma un conflitto armato fra il governo e l’opposizione in un paese multireligioso». Putin, cioè, suggeriva che il regime formalmente laico di Assad – nonostante le sue colpe – dovesse essere considerata una forza stabilizzante, e perciò preferibile a quello di un suo eventuale sostituto.

Putin, inoltre, denunciava l’ascesa degli islamisti negli alti ranghi delle forze ribelli:

I militanti che combattono laggiù che arrivano dai paesi arabi, dall’Occidente e persino dalla Russia, sono un fatto che ci preoccupa molto. Chi ci dice che non torneranno nei nostri paesi forti delle cose che hanno imparato in Siria?

Questa preoccupazione, oggi, è pubblicamente condivisa dai governi europei e da quello americano, spaventati dalla consistente presenza di alcuni cittadini europei all’interno delle milizie dello Stato Islamico. Si ritiene che ad uccidere il giornalista americano James Foley, pochi giorni fa, sia stato un terrorista britannico che ha un forte accento di Londra.
L’attenzione dell’Occidente, oggi, si è diametralmente spostata dai morti causati dal regime di Assad alle vittime dello Stato Islamico: segno dell’incredibile complessità di questa guerra, che sta oltrepassando nuovi confini e destabilizzando la politica del Medio Oriente.

Non che tutto questo possa far perdonare Putin, che negli anni scorsi si è trasformato in una specie di nemico del resto del mondo liberale. Come ha scritto il mio collega Adam Taylor, la lettera di Putin diventa imbarazzante se confrontata con l’atteggiamento aggressivo tenuto dalla Russia nei confronti dell’Ucraina. Le pompose parole di Putin riguardo l’integrità del sistema politico internazionale sono dure da prendere sul serio considerando la controversa annessione di un territorio controllato dal governo ucraino – nel marzo di quest’anno – e la sistematica azione di disturbo, in sede ONU, nei confronti di una soluzione della crisi in Ucraina. Altri scettici sull’articolo di Putin riconducono la sua posizione agli interessi russi nel regime di Assad, che fornisce alla Russia l’accesso a una base navale nel Mediterraneo ed è un acquirente abituale di armi di fabbricazione russa.

Nel marzo 2011, sulla scia delle rivolte a favore della democrazia in Tunisia e in Egitto, alcuni manifestanti siriani organizzarono delle proteste pubbliche. Le loro manifestazioni prevalentemente pacifiche furono pesantemente represse dallo stato. In seguito, la rivolta sfociò in una battaglia e oggi, infine, in una devastante guerra civile fra bande rivali, che secondo un report pubblicato questa settimana dall’ONU ha causato la morte di almeno 191mila persone.

Alcuni, a Washington, ritengono che nel caso l’amministrazione Obama avesse cominciato a sostenere e armare i ribelli “moderati” prima di quanto fece in seguito, le milizie estremiste di cui oggi parlano i giornali non avrebbero guadagnato una tale quantità di influenza e potere. Ma questa, come spiega l’esperto di Medio Oriente Mark Lynch, è un’affermazione ottimistica e ingenua. È difficile ipotizzare uno scenario in cui un coinvolgimento più diretto degli Stati Uniti volto a rovesciare Assad non avrebbe in qualche modo fatto il gioco degli islamisti, anch’essi in lotta con lo stesso Assad.

Sotto i ponti, tre anni e mezzo dopo, sono passati molta acqua e molto sangue. Ma vale la pena soffermarsi sulle cose su cui il governo di Putin pose attenzione appena dopo l’inizio della guerra. Nel suo pezzo sul New York Times, Putin ricordava ai lettori che sin dall’inizio «la Russia aveva invocato un dialogo pacifico al fine di permettere ai siriani di trovare un compromesso riguardo il loro stesso futuro». Questo «compromesso per il futuro», insistevano i russi, doveva essere intrapreso attraverso trattative e colloqui fra il governo e l’opposizione: cosa che all’epoca quest’ultimi rifiutarono categoricamente di fare.

Nel novembre del 2011, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov criticò le altre potenze straniere – Stati Uniti compresi – perché non stavano contribuendo a fare pressione sull’opposizione siriana invitandola a discutere con Assad. Durante un incontro alle Hawaii fra i ministri degli Esteri dei paesi dell’Asia-Pacific Economic Cooperation, Lavrov disse: «sentiamo la responsabilità di fare tutto il possibile affinché in Siria inizi un dialogo interno».

Eravamo nel pieno della Primavera Araba, e il governo degli Stati Uniti credeva che un cambio di regime in Siria sarebbe stato un «inevitabile» dato di fatto. La previsione si è rivelata clamorosamente sbagliata. Al giorno d’oggi il conflitto è troppo militarizzato, lacerante e profondamente sentito da milioni di siriani perché possa esserci sul tavolo una pacifica riconciliazione. L’appello dei russi al dialogo – che scimmiottava quello del governo siriano ritenuto mendace dall’opposizione – poteva benissimo essere un bluff: ma col senno di poi, la possibilità di una precoce rappacificazione ci appare ora come un debole raggio di luce nel buio pesto che da allora avvolge la Siria.

(DIMITAR DILKOFF/AFP/Getty Images)

©The Washington Post

  • Ander Elessedil

    L’argomento si basa sulla ormai strausata sineddoche “fra i ribelli c’è l’ISIS” = “tutti i ribelli sono salafiti-jihadisti”.

    E’ al minimo riduttivo interpretare le vicende siriane in questo modo. E Putin lo sa benissimo, ma giocare su queste mistificazioni fa parte del suo lavoro (del lavoro di ogni governante, ça va sans dire).

    E poi risibile il continuo affermare una necessità di “dialogo” per sanare la guerra civile siriana.
    Per Assad e il suo clan questo significa una sola cosa: totale impunità per i massacri commessi, nessuna oncia di potere effettivo rilasciato, giusto qualche carica simbolica ad addomesticati rappresentanti dell’opposizione. completo controllo dei gangli economici dello Stato.
    D’altronde è stato lo stesso Assad, e la repressione feroce perpetrata ai danni dei suoi concittadini, che ha dato respiro e potere ai gruppi salafiti. Una strategia seguita freddamente e con coscienza, sapendo perfettamente che è meglio affrontare degli estremisti invisi al mondo piuttosto che delle proteste di piazza. Anche chi ti critica, prima o poi, obtorto collo, si schiera ufficiosamente con te.

  • disqus_0M8PESuVrA

    >Un
    attacco [in Siria] aumenterebbe gli episodi di violenza e provocherebbe
    una nuova ondata di atti terroristici. Potrebbe danneggiare gli sforzi
    comuni intrapresi per risolvere il problema del nucleare iraniano e la
    questione israelo-palestinese, e destabilizzare ancora di più il Medio
    Oriente e il Nord Africa. Potrebbe sbilanciare l’intero sistema dei
    contrappesi internazionali.

    Ma… se l’attacco non c’è stato, com’è che i fatti gli avrebbero dato ragione?

  • Yoghi

    abbiamo bombardato perché Gheddafi stava per fare un massacro. E’ stata una buona scelta. Il disegno militare a breve termine era impedire ad un dittatore psicopatico di massacrare il suo stesso popolo ed ha funzionato. Il disegno politico sul lungo sarebbe stato di avere una serie di democrazie pacifiche e prospere sull’ altro lato del Mediterraneo, purtroppo non sta funzionando. Possiamo discutere se c’ era qualcosa da fare in più, ma oggettivamente mi sembra che a parte l’ eccezione Tunisia, i risultati delle primavere arabe provino una fragilità delle società arabe e una certa difficoltà a risolvere i contenziosi in maniera diversa dallo spararsi addosso. Peccato, diamogli tempo e con un po di fortuna tra una decina d’ anni avranno smesso di massacrarsi tra loro. Nel frattempo son c*#$zi

  • disqus_0M8PESuVrA

    >le condizioni per farla attecchire devono essere presenti all’interno dei Paesi in questione.

    In realtà il quid è che non è veramente serio dire che queste condizioni siano prevedibili, nonostante tutto. Secondo me già noi quando ce l’hanno regalata nel pacchetto occupazione & piano Marshall non era detto l’avremmo, come dire, installata.

  • disqus_0M8PESuVrA

    In realtà la cosa abbastanza surreale, per quanto comprensibile, è che si vocifera potrebbe sedersi ad un tavolo con noi (beh, con gli USA e chi volesse fare qualcosa per l’Iraq).

    A nemmeno dodici mesi dal Delendum Damascum, se non erro.

  • disqus_0M8PESuVrA

    Solo i complottardi più irrecuperabili ascrivono a Putin gli avvenimenti siriani.

    • coleottero

      Puoi elaborare meglio? Non ho capito il senso del tuo intervento, senza polemica. Putin c’entra eccome, ovviamente, nelle vicende siriane. Tanto più che c’è stato un braccio di ferro piuttosto pesante tra Russia e US sulla questione, qualche mese fa.

      P.S. Magari evitiamo flame ed epiteti come “complottardo”, si sta cercando di discutere civilmente. Grazie.

  • disqus_0M8PESuVrA

    Perché, cosa avrebbero affermato alla fine?

  • disqus_0M8PESuVrA

    Certo: parlamentare ma non democratico (e comunque meno della Germania, pre-baffetto, eh).

    Un po’ come, non lo so, l’Egitto? :)

    Se vuoi trovare differenze positive devi stare in altri ambiti. Ma non era scontato affatto che la falce e il martello non sventolassero sull’Altare della Patria (che magari con un po’ di stile socialista sarebbe migliorato esteticamente, ma questo è un altro discorso).

    • Roberto Il Guiscardo

      Era deciso fin dal vertice di Yalta che l’Italia sarebbe dovuta restare nel campo occidentale.

      Un eventuale vittoria comunista avrebbe portato ad una guerra civile con forti ingerenze anglo-americane e forse anche sovietiche.

      Sarebbe stato un po come nella guerra di Corea.

      • disqus_0M8PESuVrA

        Ma questo rinforza il mio discorso ed il mio paragone, no?

      • FaBBBio

        che poi neanche il PCI, se avesse vinto le elezioni nel 49, avrebbe permesso all’Italia di cambiare direzione. Avoglia a dì…

  • Pierpaolo1947

    Immagino che Obama abbia ordinato al suo staff di valutare l’opportunità di bombardare in Siria con i gas.

  • coleottero

    Vabbé, chi sono io per impedirti di negare l’evidenza?

    Comunque ti volevo far notare, a proposito di comprensione del testo, che sei stato tu a introdurre a vanvera “il ruolo di Putin nella questione siriana”.
    Se rileggi bene il mio primo intervento, ho parlato di lui solo per dire che i Buoni d’Occidente sono andati avanti per mesi a sostenere le “ribellioni” coi morti degli altri in giro per il mondo, per poi accusare Putin di mettere i bastoni fra le ruote (vedi: Siria, ahem).
    Eh, a quanto pare ora pensano di essersi sbagliati. Succede.

    Ad ogni modo è colpa mia, avrei dovuto accorgermi della trollata già dal tuo primo commento. Cordialmente.

  • delio mugnolo

    beh, sì e no. gli usa hanno attaccato la serbia, milosevic ha perso e ha campicchiato ancora per un paio d’anni prima di perdere il potere. la situazione è piú simile a quello che gli americani speravano sarebbe successo dopo la guerra contro l’irak del 1991 che a quello è effettivamente successo nel 2003.

  • kalmyki

    Eh! Qualcuno con un po’ di ritardo arriva a capirlo.. Già adesso,alla luce di quanto successo da Marzo ad oggi in Ucraina orientale ma anche alla vergognosa mattanza di Odessa,non si capisce con quale onestà intellettuale si possa criticare l’annessione della Crimea,cosa che di fatto ha salvato quella terra e quelle popolazioni da morte e distruzione.

    • http://liberticida.blogspot.it/ Nuke The Whales

      Un po più di chilometri, e a nord est.

  • zebretta

    la stessa cosa può essere applicata alla demolizione di saddam hussein qui hanno sbagliato gli usa e la storia dell’invasione delle trivelle di un micro stato è un balla o meglio una scusa. A nessuno frega niente dei popoli e dei civili: è una questione di pesi e contrappesi economici, probabili ( sulla base di studi troppo spesso inconsistenti). E’ una situazione caotica (in senso fisico) vale a dire che non si sa quale potrebbe essere il prossimo focolaio ma si potrebbe valutare dove tutto l’insieme dei focolai (rumore di fondo a parte) tende e si scopriranno “mandanti” e burattini sebbene sembri piuttosto palese

  • pendoIare

    Adesso pretendo l’articolo del Washington Post: Sulla Libia aveva ragione Berlusconi

  • laylib

    Infatti l’obiettivo era più che ragionevole: impedire un genocidio. Prima dei massacri perpetrati ai danni dei musulmani bosniaci a nessuno importava una beata mazza di quello che faceva Milosevic – cui peraltro il consenso popolare non è mai mancato.

    Chiarisco meglio il mio pensiero: se c’è un’emergenza umanitaria è bene intervenire al più presto, anche con un intervento militare e a prescindere dalla legittimità democratica o meno dei governanti del Paese interessato.

    Se invece l’unica ragione d’intervento è che il governo del Paese non è stato eletto democraticamente, allora non ci sto. Ci sono migliaia di ragioni per cui una nazione non è democratica, molte delle quali legate al contesto culturale, economico e sociale della popolazione.

  • obiettivamente
  • obiettivamente

    Ma scusami, forse il dibattito pubblico può essere che non lo abbia capito, ma sti stati-nazione non avevamo ampiamente concordato che dovevano essere eliminati perché alimentano le guerre?

    • Francesco Maccagnano

      Sono del parere che tutti gli stati stabili nascono come stati-nazione, o non nascono affatto. Sopratutto in aree turbolente (l’Europa, per secoli, e ancora oggi gran parte dell’Asia). Come si evolvono è altra storia.

  • Ander Elessedil

    Hai fatto una lista di gruppi militari, tutti nati mesi se non anni dopo l’inizio delle rivolte. All’inizio non vi erano partiti a guidare le piazze, proprio perché sono esplose spontanee dopo decenni di prevaricazioni.

    Inoltre, parlare di “movimenti laici” è errato per qualsiasi paesi arabo, anche per la Siria. Nemmeno il Baath è “laico” o “secolare” come viene dipinto. Al più vi sono movimenti definiti “civili” in contrapposizione a quelli religiosi.

    • http://liberticida.blogspot.it/ Nuke The Whales

      Ok, hai ragione, sai.
      Peccato che, adesso i cosiddetti “miliziani buoni” siano del tutto irrilevanti nel caso della guerra in Siria.
      Anzi, anche al Quaeda non se la cava troppo bene, i miliziani dell’IS li ritengono troppo “moderati”.

  • http://liberticida.blogspot.it/ Nuke The Whales

    Mica erano musulmani, i serbi….

  • http://liberticida.blogspot.it/ Nuke The Whales

    Mica erano musulmani, i serbi….

  • http://liberticida.blogspot.it/ Nuke The Whales

    Tutti si dimenticano delle navi militari russe e cinesi davanti alla Siria, a fronteggiare la flotta occidentale pronta ad attaccare.
    Leggenda dice che i missili siano stati fermati all’ultimo momento.
    Tranne due missili francesi, lanciati per errore e abbattuti dalle navi russe.
    C’è chi ha paragonato la crisi siriana alla crisi dei missili di Cuba.
    Al contrario.

  • http://liberticida.blogspot.it/ Nuke The Whales

    Se tu avessi una idea di quanti sono i “consiglieri” russi in Siria a gestire i sistemi antierei e altro ti ricreeresti sull’influenza russa in zona.

  • http://liberticida.blogspot.it/ Nuke The Whales

    La stessa cosa che si è fatta con il governo ucraino?

  • LJ

    Innanzitutto smetterla con questi toni ridicoli da severi pensatori imperturbabili di fronte ai marosi della Storia. Parlare di quella gente come bestiame non vi fa apparire come i fini analisti che credete di essere.
    Poi: Nessuno dei due, è tanto difficile capire che è una falsa alternativa? Ma sopratutto sostenere Assad ora (ora! Dopo questi 3 anni e ancora i 10 precedenti) sarebbe un’ipocrisia mostruosa, di insuperata sfacciataggine e una totale vittoria dell’IS. Perché poi mi dovreste spiegare perché un contadino sunnita non dovrebbe sostenere l’IS dopo una porcata del genere.

    • nagatomo

      Ma anche piantarla con il tono supponente di chi è certo che la via giusta -terza o quarta, non importa- sia, senza ombra di dubbio, quella da lui indicata.
      In questo, si, dimostri di essere, non dico barbuto, ma di averla incolta da un paio di settimane.

  • stevin

    “In Medio-Oriente non si sono mai formati veri e propri Stati-Nazione, se non su intervento occidentale”
    Che ci piaccia o no (a me molto poco) è proprio quello che stanno cercando di fare i macellai dell’IS

  • stevin

    Peccato abbia commesso un errore gravissimo in Iraq, decidendo di andar dietro a quella sottospecie umana di Bush. Posso sbagliare, ma ho l’impressione che se avessero lasciato saddam dov’era, senza inventarsi balle su armi di distruzione di massa, tutto questo caos mediorientale non avrebbe avuto luogo. In primis perché l’Iraq è stato un ottimo campo di addestramento per le prime milizie islamiste. Il tema afgano è ovviamente diverso.

  • fabio settembre

    La situazione in Siria è solo un altro tassello del mondo mussulmano in fermento. La guerra all’occidente è dichiarata e se qualcuno pensa di poterli fermare in maniera pacifica è solo un pazzo. La prossima mossa dell’integralismo sarà quello di scatenare una guerra dentro le nostre città. I reduci dalla siria e dall’raq, gente che si è macchiata in nome di allah di crimini spaventosi, non appena torneranno con il loro bagaglio culturale di morte e orrore si organizzeranno, chiameranno alla rivolta tutti i mussulmani che vivono nelle nostre città e tenteranno la nostra distruzione. Bastano cento mujaheddin armati che iniziano una guerra a Londra a Parigi o a Roma che presto diventano migliaia, per far precipitare nell’orrore. Avverà prima di quanto immaginiate. Pensateci un attimo. Cento uomini addestrati e armati che a tradimento assaltano le caserme di polizia impadronendosi di altre armi ed esplosivi come avvenuto il siria e iraq, come li fermi? Immaginate la forza mediatica di tale atto terroristico quali ripercussioni avrebbe su tutto il popolo mussulmano. Questo è quello che faranno è solo questione di tempo.