Che succedde agli Yazidi
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  • domenica 10 agosto 2014

Che succede agli yazidi?

In migliaia sono intrappolati sul monte Sinjar da giorni: lo Stato Islamico crede che adorino il diavolo e l'ONU dice che ora sono a rischio di genocidio

Che succedde agli Yazidi

Da tre giorni alcuni aerei da trasporto dell’aviazione americana e poi britannica hanno cominciato a lanciare acqua, cibo e rifornimenti medici sul Jebel Sinjar, una striscia di montagne alta fino a 1.300 metri che si trova tra il nord dell’Iraq e la Siria. Tra le creste della montagna si sono rifugiati negli ultimi giorni decine di migliaia di yazidi, un gruppo di curdi che pratica una strana e antica religione. La gran parte di loro sono fuggiti dai villaggi ai piedi della montagna quando sono stati attaccati dai militanti dello Stato Islamico che controllano quasi tutto il nord-ovest dell’Iraq e l’est della Siria. Sabato sera i miliziani che si trovavano attorno alla montagna hanno subito il terzo attacco aereo da parte dell’aviazione statunitense, compiuti da droni senza pilota e da caccia F-18. Domenica mattina, tuttavia, il ministro dei Diritti umani dell’Iraq ha detto a Reuters che 500 yazidi sono stati uccisi dai miliziani dello Stato Islamico: tra loro ci sarebbero anche donne e bambini, bruciati vivi.

Mappa Yazidi

Gli yazidi intrappolati sulle montagne
Gli yazidi considerano il Jebel Sinjar uno dei luoghi più sacri della loro religione. La situazione delle centinaia di famiglie yazide intrappolate sul monte da diversi giorni è particolarmente grave: l’ONU ha parlato di rischio di genocidio, mentre Vian Dakhil, una deputata yazidi del parlamento iracheno, si è commossa mentre descriveva gli attacchi subiti dai suoi correligionari: «Stanno sterminando un’intera religione», ha detto Dakhil. Il massacro dei curdi yazidi e la nuova offensiva verso Erbil, la capitale del Kurdistan Iracheno (molto più a est di Sinjar), ha spinto il governo americano a autorizzare gli attacchi aerei contro lo Stato Islamico. I primi bombardamenti sono avvenuti venerdì 8 agosto lontano da Sinjar e nei pressi di Erbil, subito dopo una lunga conferenza stampa tenuta dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Sabato sera sono invece state attaccate anche postazioni di artiglieria dello Stato Islamico vicino al monte Sinjar.

Per gli yazidi è quasi impossibile scendere dalle montagne, dove acqua e cibo sono molti difficili da trovare. Circa 20mila persone, secondo le ultime notizie riportate da fonti sul posto, sono riuscite a fuggire grazie all’aiuto dei curdi siriani e al supporto aereo degli americani. I curdi siriani aveva già permesso l’evacuazione di centinaia di persone negli ultimi due giorni, scortandole nell’area curda della Siria e da lì di nuovo nel Kurdistan Iracheno. La cosa più complicata al momento è rifornire dal cielo le migliaia di sfollati rimasti sulle montagne. Inoltre, nulla assicura che i miliziani dello Stato Islamico non tentino di assaltare le stesse cime delle montagne. Ci sono già notizie di villaggi attaccati e a cui è stata imposta la scelta tra convertirsi o venire uccisi. Una delle poche speranze per gli yazidi è un intervento dei curdi iracheni, l’unica forza militare efficiente che sembra in grado di opporsi allo Stato Islamico nel nord dell’Iraq. Diversi analisti scrivono che il governo del Kurdistan iracheno sarebbe interessato ad occupare l’area di Sinjar, che permetterebbe di arrivare molto vicino a un’unione tra i territori del Kurdistan iracheno con quelli controllati dai curdi in Siria.

Un attacco di terra compiuto dai Peshmerga curdi (la principale milizia del Kurdistan) con il supporto dell’aviazione americana potrebbe riuscire ad aprire un corridoio umanitario e consentire la fuga degli yazidi dal Jebel Sinjar. Il problema è che più a est lo stesso territorio del Kurdistan è stato attaccato. Con una serie di attacchi a sorpresa i miliziani dello Stato Islamico sono riusciti a conquistare diverse città abitate in maggioranza da cristiani e sorvegliate dai Peshmerga, avvicinandosi così pericolosamente alla capitale del Kurdistan, Erbil. L’aviazione degli Stati Uniti ha cominciato a colpire lo Stato Islamico proprio in quest’area: ad Erbil, infatti, è presente gran parte del personale diplomatico americano che in precedenza aveva lasciato Baghdad, la capitale dell’Iraq, per delle ragioni di sicurezza. L’emergenza umanitaria degli yazidi, però, ha attirato l’attenzione della stampa mondiale e lo stesso Obama ha spiegato che gli Stati Uniti non possono restare indifferenti davanti ad un “genocidio”.

Chi sono gli yazidi?
Gli yazidi sono una popolazione di lingua curda (anche se a causa dell’arabizzazione forzata imposta da Saddam Hussein alcuni di loro parlano arabo) che abita principalmente nel nord dell’Iraq. Si calcola che ci siano in tutto tra i 600 e i 700 mila yazidi, di cui circa mezzo milione soltanto in Iraq. La loro caratteristica principale è la religione che praticano, lo yazidismo, un misto di quasi tutte le religioni sviluppate in Medio Oriente: l’islam, il cristianesimo, l’ebraismo e lo zoroastrismo. Si tratta di una religione praticata soltanto dagli yazidi e che influenza profondamente tutta la loro struttura della società in cui vivono. Le famiglie yazidi si dividono in famiglie sacerdotali – a loro volta divise in diverse specialità – e quelle laiche, che sono tenute a garantire il sostentamento alle famiglie religiose. I matrimoni tra membri di queste “caste” sono vietati (il sito Vox ha una lunga spiegazione storica e culturale della religione della struttura sociale degli yazidi).

La religione praticata dagli yazidi ha spesso procurato alla comunità parecchi problemi. Gli yazidi sono sempre stati una piccola minoranza in un’area contesa tra gruppi religiosi molto più grandi del loro. Negli ultimi secoli alcune caratteristiche specifiche della loro religione hanno poi spinto molti musulmani che vivono nell’area a perseguitarli e definirli “adoratori del demonio”. Gli yazidi adorano l’Angelo Pavone, il più importante dei sette esseri soprannaturali che secondo i loro testi sacri Dio mise a governare il mondo. Nella loro leggenda l’Angelo Pavone si ribellò al volere di Dio a causa del suo orgoglio e della sua gelosia nei confronti dell’umanità. Si tratta di una storia che fino a questo punto ricorda molto quella del diavolo abramitico, e che probabilmente è stata “presa in prestito” proprio da quella tradizione. Nel mito yazidi, però, le lacrime di pentimento dell’Angelo Pavone estinguono le sbarre di fuoco della prigione nella quale era stato relegato da Dio. L’angelo viene perdonato e riprende il suo posto di custode del mondo e dell’umanità.

Le persecuzioni contro gli yazidi
Il fraintendimento sulla natura dello yazidmismo è durato secoli e ha provocato diverse persecuzioni durante l’epoca in cui l’Iraq e gli yazidi vivevano sotto l’impero Ottomano, nel Diciottesimo e nel Diciannovesimo secolo, ad esempio. Più recentemente, durante la prima guerra civile che si è combattuta tra sunniti e sciiti dopo l’invasione americana dell’Iraq, gli yazidi subirono alcuni dei più violenti attacchi di tutto il conflitto. Nell’agosto 2007 circa 800 yazidi furono uccisi da alcune autobombe posizionate da terroristi sunniti: quell’attentato rimane anche oggi uno dei più grave avvenuti nella storia dell’Iraq. Secondo quando venne raccontato all’epoca, l’attacco fu motivato dalla lapidazione di Du’a Khalil Aswad, una ragazza yazida di 17 anni che secondo diversi siti di estremisti islamici era stata uccisa per aver espresso il desiderio di convertirsi all’Islam. In questi giorni gira anche voce che lo Stato Islamico abbia ribattezzato Sinjar “Du’a Khalil Aswad”, in ricordo della ragazza.

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