Le nuove conquiste dello “Stato Islamico”

Uno dei gruppi più estremisti e odiati del Medio Oriente – quello che chiamavamo "ISIS" – sta attaccando in Siria, Iraq e Libano, e sta vincendo

Nel corso dell’ultima settimana lo Stato Islamico – il gruppo estremista sunnita prima conosciuto come Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS) – ha ottenuto nuove importanti vittorie militari in tre paesi diversi del Medio Oriente: Iraq, Siria e Libano. In Iraq e in Siria lo Stato Islamico opera da mesi, combattendo su più di un fronte: nelle ultime settimane ha cominciato però a scontrarsi violentemente anche con l’esercito siriano e con i curdi iracheni, due fazioni con cui in precedenza aveva mantenuto il conflitto a un’intensità più bassa. In Libano invece i combattimenti tra miliziani estremisti sunniti – inclusi alcuni dello Stato Islamico – e l’esercito libanese stanno andando avanti da cinque giorni e hanno già causato l’uccisione di oltre ottanta persone.

L’avanzata dello Stato Islamico dimostra che il gruppo è molto più forte e solido rispetto a quello che si pensava fino a poche settimane fa, nonostante non sia stato in grado – o non abbia voluto – stabilire alleanze praticamente con nessun altro stato del mondo (è il gruppo più odiato del Medio Oriente, lo avevamo spiegato qui). Le sue ultime conquiste militari hanno però spinto diversi paesi a rivedere alcune loro alleanze, anche solo temporaneamente, creando paradossi di notevole rilevanza nella regione. Il sito The Long War Journal, specializzato in cose di guerra, terrorismo e difesa, ha realizzato una mappa che mostra l’estensione delle conquiste dello Stato Islamico.


Stato Islamico contro curdi, in Iraq
Il fine settimana del 2 e 3 agosto i miliziani dello Stato Islamico hanno ottenuto le loro prime importanti vittorie contro le milizie curde che rispondono al governo della provincia autonoma del Kurdistan Iracheno, nel nord-est dell’Iraq. Finora i curdi e i miliziani dello Stato Islamico si erano spartiti il nord dell’Iraq a spese dell’esercito iracheno, che fa a capo al governo centrale di Baghdad guidato dal primo ministro sciita Nuri al-Maliki: in pratica i curdi avevano tratto vantaggio dell’avanzata dello Stato Islamico verso Baghdad, sfruttando la nuova debolezza del governo iracheno per conquistare nuovi territori.

Sabato 2 agosto lo Stato islamico ha conquistato la città di Zumar e due piccoli giacimenti petroliferi nell’area, mentre il giorno successivo ha preso il controllo di Sinjar, un’antica città del nord-ovest dell’Iraq abitata da curdi e yazidi (minoranza religiosa concentrata soprattutto nei dintorni della città di Mosul) fino a quel momento protetta dalla milizia curda. All’arrivo dello Stato Islamico a Sinjar, circa 200mila persone sono state costrette a lasciare le loro case: 147mila si sono dirette verso la regione autonoma del Kurdistan Iracheno, trovando rifugio nei campi profughi, mentre centinaia di famiglie sono andate sulle montagne lì vicino senza acqua né cibo. La situazione potrebbe trasformarsi presto in una tragedia umanitaria, ha detto l’ONU, sia per le precarie condizioni dei campi profughi in Kurdistan sia per la sorte delle famiglie yazidi sulle montagne, che potrebbero scegliere di non tornare in città per non sottomettersi alle leggi islamiche imposte dallo Stato Islamico.

Allo stesso tempo, lo scorso fine settimane i miliziani dello Stato islamico hanno compiuto tre attacchi alla diga di Haditha, nell’Iraq occidentale, e hanno cercato di conquistare la diga di Mosul, nel nord del paese (le due dighe sono rispettivamente la seconda e la prima più importanti di tutto l’Iraq). Lo Stato Islamico sembra voler prendere il controllo delle risorse idriche, con cui potrebbe sia fornire di acqua i territori che occupa in Iraq, sia tenere in ostaggio milioni di iracheni fino a Baghdad che dipendono da quelle forniture. Negli ultimi giorni si sono registrati combattimenti tra Stato Islamico e curdi anche in alcune città a circa 50 chilometri a sud-ovest di Erbil, capitale regionale del Kurdistan iracheno: molte di queste zone, ora finite sotto il controllo dello Stato Islamico, sono abitate dai cristiani che il mese precedente erano scappati da Mosul per non sottomettersi alle leggi imposte dallo stesso Stato Islamico. Come effetto dell’avanzata dello Stato Islamico in territorio curdo, il governo iracheno di Baghdad ha cominciato a collaborare con i curdi per ricacciare indietro i miliziani estremisti (un’alleanza finora evitata dalle due parti). Il giornalista Zalmay Khalilzad ha descritto così sul Washington Post la nuova collaborazione tra curdi e governo iracheno: «Sono passi positivi. Se dura, potrebbero contribuire a migliorare le relazioni instabili tra Baghdad ed Erbil».

La battaglia ad Arsal, in Libano
Dalla fine della scorsa settimana lo Stato Islamico è comparso anche in Libano. Arsal, città libanese a maggioranza sunnita vicino al confine con la Siria, è stata assalita e conquistata da diversi miliziani del gruppo, dopo che venerdì le autorità libanesi avevano arrestato un leader ribelle molto importante attivo nella guerra in Siria. Nei combattimenti tra miliziani dello Stato Islamico e soldati libanesi sono morte decine di persone – tra cui militari libanesi, molti miliziani e anche civili. Mercoledì le autorità locali hanno raggiunto un accordo con i miliziani, che si ritireranno da Arsal e libereranno progressivamente i soldati libanesi catturati nei giorni scorsi. Come ha scritto anche Reuters, si tratta del più grave episodio di violenza in Libano causato dalla guerra in Siria, fino a oggi.

libano

L’attacco ad Arsal è significativo per almeno due ragioni. La prima è che i miliziani dello Stato Islamico erano accompagnati da quelli del Fronte al-Nusra, rappresentante di al Qaida in Siria: tra i due gruppi in Siria non corre buon sangue, soprattutto da quando lo Stato Islamico si è staccato da al Qaida di fatto sfidando l’autorità dei vertici dell’organizzazione terroristica. In qualche occasione Stato Islamico e al-Nusra si sono anche scontrati, ma come dimostra l’episodio in Libano le loro posizioni non sono ancora così lontane da non poter fare un accordo per raggiungere un obiettivo contingente comune. La seconda ragione per cui è significativo l’attacco ad Arsal è che l’azione dei due gruppi sunniti ha mostrato l’impossibilità per il Libano di rimanere fuori dalla guerra in Siria, nonostante i tentativi contrari da parte del governo libanese. Le tensioni settarie in Libano sono emerse di nuovo da quando è iniziata la guerra in Siria, ormai più di tre anni fa, e si sono intensificate da quando il gruppo libanese sciita Hezbollah ha cominciato a combattere a fianco del presidente siriano Bashar al Assad.

Per combattere i miliziani estremisti sunniti che hanno oltrepassato il confine siriano e sono entrati in Libano, il re dell’Arabia Saudita ha garantito aiuti all’esercito libanese pari a 1 miliardo di dollari. La decisione dei sauditi è in linea con la posizione che il governo del paese ha mantenuto praticamente dall’inizio della guerra in Siria: opposizione ai gruppi ribelli sunniti più estremisti, e varie forme di sostegno a quelli più moderati. La cosa paradossale, a vedere come si stanno mettendo le alleanze in Medio Oriente, è che sostenendo l’esercito libanese i sauditi in pratica fanno un favore all’Iran, il loro più grande rivale nell’area: l’Iran, infatti, nella vicina guerra in Siria combatte a fianco di Assad, e quindi contro tutti i ribelli, tra cui lo Stato Islamico e il Fronte al-Nusra.

Lo Stato Islamico in Siria
Nel mese di luglio lo Stato Islamico ha preso il controllo di una serie di città lungo l’Eufrate dopo diverse battaglie con altre fazioni di ribelli: ha conquistato per esempio Deir Ezzor, sesta città siriana per numero di abitanti, e ora controlla circa l’80 per cento dell’omonima provincia siriana. Le operazioni militari dello Stato islamico nell’est della Siria sono considerate le più estese compiute contro i soldati governativi siriani da quanto è stato fondato il gruppo.

Tra i due schieramenti finora c’era stata un’animosità piuttosto limitata, che aveva fatto parlare alcuni di una specie di accordo fatto appositamente per sconfiggere le altre fazioni ribelli: il 25 luglio lo Stato Islamico ha catturato la Divisione 17, una base militare a Raqqa che da molto tempo era contesa tra i due eserciti. Il giorno successivo ha conquistato una seconda base nella provincia nord-orientale di Hasakah: l’attacco è stato compiuto dal gruppo del comandante ceceno Omar al Shishani, uno dei più temuti di tutto lo Stato Islamico. Secondo il sito Al Monitor, la base militare di Hasakah, sede del Reggimento 112, «è considerata una delle più importanti unità dell’esercito siriano nella regione, e svolge un ruolo importante nell’individuare le sedi e il dispiegamento dei miliziani nell’area a sud di Hasakah».

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