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  • lunedì 14 luglio 2014

Gli ippopotami di Pablo Escobar

Un leggendario trafficante di droga se ne fece arrivare tre di contrabbando per il suo zoo personale: dopo vent'anni sono diventati più di 50 e non si sa cosa farne

Pablo Escobar è stato uno dei più famosi trafficanti di droga di tutti i tempi. Era nato nel 1949 a Rionegro, un paese a est di Medellín, la seconda città più grande della Colombia. Negli anni Settanta cominciò a trafficare cocaina: più tardi divenne il gestore di un cartello immenso, che controllava l’ingresso della droga tra gli altri posti negli Stati Uniti, in Spagna, in Messico, in Venezuela e nella Repubblica Dominicana. Nel 1989 il magazine Forbes lo mise tra i dieci uomini più ricchi del mondo. Nello stesso anno, ordinò di far esplodere una bomba su un volo di linea sul quale credeva sarebbe salito César Gaviria, il candidato presidente del partito liberale (di cui lo stesso Escobar fu brevemente parlamentare, nel 1983): morirono tutte le 107 persone a bordo dell’aereo. Ci sono centinaia di storie tra la realtà e la leggenda collegate a Pablo Escobar: una di queste, che però è vera, è legata ad alcuni ippopotami.

Benché ritenuto responsabile di circa 4000 morti, Escobar è un personaggio piuttosto popolare in Colombia: costruì abitazioni per persone particolarmente povere e impianti di illuminazione per campi da calcio. Una volta si candidò in Parlamento e durante la campagna elettorale andava in giro distribuendo soldi ai passanti. Secondo un lungo articolo prodotto da Slate e dal magazine Roads & Kingdoms «i colombiani o lo adorano (specialmente se provengono da quei quartieri in cui lui costruì case, scuole e campi da calcio) o lo odiano (nel caso in cui siano fra le decina di migliaia che hanno perso amici e famigliari durante gli anni di violenza causati da Escobar)». Escobar possedeva anche un enorme ranch, chiamato Hacienda Napoles, a metà strada fra Medellín e Bogotà. All’inizio degli Ottanta costruì uno zoo: importò di contrabbando moltissimi animali, fra cui elefanti, giraffe, ippopotami e zebre, e li mise dentro alla struttura, che poi aprì al pubblico. Oltre agli animali, Escobar fece costruire all’interno dello zoo degli enormi dinosauri di calcestruzzo, per far piacere a suo figlio.

Dopo la morte di Escobar
Pablo Escobar morì il 2 dicembre del 1993, ucciso nel corso di una sparatoria con alcuni agenti del cosiddetto Search Bloc, un corpo speciale della polizia colombiana messo insieme con il solo scopo di arrestarlo. Non è ancora chiaro come morì: secondo alcuni fu ucciso da un proiettile vicino all’orecchio, mentre per altri – come i membri della sua famiglia – si suicidò per non essere ucciso dalla polizia colombiana.

All’inizio degli anni Novanta la Hacienda Napoles venne confiscata. Gran parte degli animali presenti nello zoo personale di Escobar vennero regalati a vari zoo colombiani. Tutti tranne gli ippopotami. Oggi l’area che componeva la tenuta è diventata uno dei più grandi parchi di divertimento del Sudamerica: è stato inaugurato nel 2008 e comprende un parco acquatico, diversi hotel e un enorme zoo.

Un lungo articolo di BBC News racconta che «per quasi due decenni gli ippopotami di Escobar si sono crogiolati nelle acque dense del lago, osservando attorno a loro il parco di 20 chilometri quadrati andare in rovina ed essere invaso dalle piante. Nel frattempo loro se la sono cavata benissimo, e si sono pure riprodotti». Nessuno sa di preciso quanti siano: le autorità del posto stimano che oggi vivano all’interno del parco fra i 50 e i 60 esemplari.

Perché stanno così bene
Come spiega BBC News, alla Hacienda Napoles «le condizioni per gli ippopotami sono idilliache. Il fiume ha una corrente lenta ed è pieno di punti dove l’acqua è bassa: condizioni perfette per grossi animali che spingono se stessi dalle sponde e che scivolano sull’acqua. In più questa zona non presenta mai siccità, cosa che tende ad agire come un limite naturale alle dimensioni dei branchi di ippopotami in Africa».

Anche la vita sessuale di questi ippopotami rende l’idea di quanto si trovino a loro agio alla Hacienda Napoles: in Africa gli esemplari maschi diventano sessualmente attivi fra i sette e i nove anni, mentre le femmine fra nove e undici anni; gli ippopotami che abitano in Colombia, invece, diventano sessualmente attivi già dai tre anni. Ogni femmina partorisce un ippopotamo ogni anno.

Sono un problema?
In sintesi, sì. Nonostante in trent’anni nessuna persona sia stata uccisa o ferita gravemente dagli ippopotami che vivono alla Hacienda Napoles, è noto che in generale gli ippopotami sono in grado di caricare animali o persone, sulla terraferma, a circa 30 chilometri all’ora: accade quando l’animale avverte che qualcuno ha invaso il suo territorio, occasione nella quale può diventare molto aggressivo.

Gli ippopotami ogni anno sono responsabile della morte di circa 500 persone: è stato stimato che in Africa causino più morti di ogni altro mammifero selvatico. Di notte alcuni ippopotami della Hacienda Napoles vanno in giro per la terraferma a mangiare parte dei raccolti o a caricare le mucche degli allevamenti. Carlos Valderrama, che fino a poco tempo fa lavorava per l’organizzazione Webconserva, che si occupa della salute degli ippopotami della Hacienda Napoles, ha detto a BBC News di avere avvistato degli esemplari del branco lontani anche 250 chilometri dal parco.

Valderrama ha aggiunto: «abbiamo osservato che gli ippopotami sono molto territoriali e aggressivi. Non sono degli animali domestici: nel caso la popolazione locali li lasci girare liberi il rischio sarebbe enorme». Una cosa del genere è già successa: il quotidiano El Colombiano ha riportato recentemente che alcuni bambini hanno avuto contatti ravvicinati con alcuni esemplari di ippopotamo. Una bambina ha raccontato che il padre ne ha catturato uno ancora piccolo e l’ha portato nella propria abitazione. La ragazza ha detto a El Colombiano di averlo soprannominato “Luna” «perché è molto dolce. Lo abbiamo nutrito solo con del latte». Un altro ragazzino contattato dal giornale ha raccontato: «mio padre ne ha catturati tre. È bello avere un piccolo animale a casa. Li abbiamo nutriti con un biberon perché bevono solo latte. Hanno una pelle un po’ viscida: se gli versi sopra dell’acqua producono una specie di melma, che a toccarla sembra sapone».

Possibili soluzioni
Secondo Valderrama lasciare che gli ippopotami vivano liberamente alla Hacienda Napoles non è fattibile. In teoria andrebbero trasferiti, ma il problema è che non ci sono posti in grado di accoglierli: nessuno zoo li ospiterebbe da adulti e non potrebbero essere riportati in Africa, perché potrebbero esportare malattie contratte in Colombia. Un’altra soluzione, la castrazione degli esemplari maschili, sarebbe piuttosto costosa e oltretutto pericolosa per i veterinari costretti ad effettuarla: inoltre, spiega l’ecologa dell’Università di San Diego Rebecca Lewison, «gli ippopotami sono molto sensibili al contatto con sostanze chimiche», fatto che potrebbe eventualmente causarne la morte.

David Echeverri, un biologo che fa parte dell’agenzia governativa ambientale CORNARE, ha detto che un’altra idea potrebbe essere costruire una riserva con recinti adatti a contenere gli ippopotami. Il progetto costerebbe circa 500mila dollari. Patricio von Hildebrand, un biologo colombiano, ha però detto che una cosa del genere «non verrebbe accettata dagli ambientalisti e biologi colombiani: lo stato non ha molti soldi, ed essi non credono che vadano spese delle risorse per mantenere qualche ippopotamo piuttosto che conservare specie originarie della Colombia».

La soluzione di Hildebrand è un po’ più estrema: mangiare gli ippopotami. Alcuni mesi fa, durante alcuni test di un recinto elettrificato, uno degli ippopotami morì folgorato. Racconta Hildebrand: «cosa fece la gente? Lo affettò, lo mise sulla griglia e se lo mangiò». Valderrama, che invece consiglia di non mangiare la carne di ippopotami per il pericolo di contrarre malattie, pensa comunque che la soluzione più facile sarebbe uccidere tutti gli esemplari maschi.

Echeverri è d’accordo, ma precisa: «non vogliamo scegliere l’opzione più facile e fare una figuraccia col resto del mondo: non riguardo a un animale così popolare». Nel 2009 venne ucciso in zona un ippopotamo maschio perché considerato fastidioso per la comunità. Alcuni soldati aiutarono un cacciatore professionista a ucciderlo e in seguito posarono per una foto vicino al corpo dell’animale: seguirono molte proteste. Valderrama lo ha definito l'”effetto morbidoso”: la ragione per cui ancora non è stato fatto nulla riguardo agli ippopotami, spiega, è perché qualsiasi soluzione venga decisa sarà per forza di cose controversa: «ne hanno già castrato uno, e c’è gente che dice “oh, ma perché dovete castrarli? Lasciateli vivere. Castrate i politici, piuttosto”».

Nessuno sa cosa fare anche perché gli animali rimangono astrattamente di proprietà di Pablo Escobar, la cui casa è spesso visitata da alcuni turisti, nonostante il governo abbia deciso di non ristrutturarla. Secondo lo scrittore Juan Pablo Villalobos gli ippopotami rappresentano «un simbolo di cosa è successo in Colombia negli ultimi vent’anni. Il passato è ancora presente, e probabilmente i colombiani non sanno ancora come relazionarsi col ricordo e il lascito di Pablo Escobar. Ci sono ancora molte contraddizioni, qui: ora, rimangono sotto la forma più assurda: un gruppo di ippopotami che si riproduce in un fiume». 

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