Le foto delle uccisioni di massa in Iraq

Le hanno messe online gli estremisti che da giorni combattono l'esercito iracheno per il controllo delle città del nord, affermando di avere ucciso 1700 soldati sciiti

Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante – il gruppo estremista islamico noto anche con la sigla ISIS che nell’ultima settimana ha preso il controllo di diverse città nel nord dell’Iraq – ha diffuso sabato e domenica diverse foto e video molto impressionanti che mostrano l’uccisione di soldati e civili iracheni prigionieri. L’ISIS – che ha come obiettivo l’instaurazione di un califfato sunnita nella regione del Medio Oriente – ha annunciato di avere ucciso 1700 membri sciiti delle forze di sicurezza irachene a Tikrit, città natale dell’ex presidente iracheno Saddam Hussein e capoluogo della provincia di Salaheddine. Per il momento non è stato possibile confermare il numero preciso dei morti, ma secondo Associated Press le foto sono compatibili con quello che è stato possibile ricostruire da altre fonti, cioè che molti soldati iracheni sono stati catturati a Tikrit, e molti sono stati uccisi.

Le foto raccolte da Associated Press sono state diffuse su internet dagli stessi militanti dell’ISIS, che hanno scritto di avere ucciso i soldati sciiti come rappresaglia per la morte di un loro comandante, Abdul-Rahman al-Beilawy. L’autenticità delle foto è stata riconosciuta anche dal portavoce dell’esercito iracheno, il generale Qassim al-Moussawi, che ha aggiunto di essere venuto a conoscenza dell’uccisione di massa di soldati iracheni catturati in aree sotto il controllo dell’ISIS. Molti degli uomini nelle foto in abiti civili – diversi con maglie di squadre di calcio – potrebbero avere cercato di scappare togliendosi la divisa militare.

Domenica Twitter ha sospeso l’account dell’ISIS, che da giorni stava pubblicando foto e video dell’avanzata del gruppo nel nord dell’Iraq. In alcune foto venivano mostrate anche delle uccisioni di massa di decine di persone sciite (due foto si possono trovare qui, sono molto forti). Come ha raccontato The Wire, la pubblicazione di foto di questo genere da parte dell’ISIS non è un fatto nuovo: già in primavera l’ISIS aveva twittato la foto dell’uccisione di 11 soldati iracheni nel governatorato di Diyala, in Iraq, mentre a febbraio aveva fatto una specie di live twitting di un’amputazione pubblica. Per AP le autorità irachene stanno cercando di limitare la diffusione di queste immagini usate dall’ISIS come strumento di propaganda: Martin Frank, il CEO di IQ Networks, un provider di internet che opera in Iraq, ha detto ad AP che molti siti legati al gruppo – inclusi gli account di YouTube e Facebook – sono stati bloccati.

Se il numero rivendicato dall’ISIS dovesse essere confermato, il massacro di soldati sciiti a Tikrit sarebbe il peggiore in tutta la regione mediorientale dall’attacco chimico compiuto dal governo siriano contro i ribelli e civili a Ghouta, Damasco, dell’agosto 2013. Come scrive il New York Times, il massacro di Tikrit ha degli effetti potenzialmente molto pericolosi non solo per la già precaria situazione dell’Iraq. Lo scontro tra sciiti e sunniti – che ha ricominciato ad essere piuttosto intenso in alcuni paesi del Medioriente dall’inizio delle cosiddette “primavere arabe” – si è aggravato negli ultimi tre anni durante la guerra in Siria, dove migliaia di militanti sunniti non siriani sono arrivati in Siria per combattere il presidente Bashar al Assad, che fa parte del gruppo degli alauiti, stretti alleati degli sciiti.

La strategia dell’ISIS sembra essere quella di alimentare le violenze settarie tra sciiti e sunniti, sfruttare l’instabilità di governi fragili – come quello iracheno – e imporre la sharia (la legge islamica) nelle parti di territorio conquistate. Secondo il New York Times, l’ISIS starebbe contando su un intervento statunitense in Iraq, una scelta che finora l’amministrazione di Barack Obama ha deciso di non prendere. Domenica il leader del gruppo, Abu Bakr al-Baghdadi, ha detto, rivolgendosi agli Stati Uniti: «Presto vi affronteremo, vi stiamo aspettando».

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