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  • Venerdì 13 giugno 2014

C’è un caso Farage anche nel Regno Unito

Il capo dell’UKIP oggi è in prima pagina sul Times, accusato di aver fatto dei guai con i rimborsi per il suo incarico da europarlamentare

Nigel Farage. (Oli Scarff/Getty Images)
Nigel Farage. (Oli Scarff/Getty Images)

Il mese scorso Nigel Farage, capo del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (UKIP, la sigla inglese), ha ammesso a un’autorità garante britannica di avere usato per quattordici anni, durante la sua carriera di europarlamentare, un ufficio donato da un sostenitore del suo partito. Farage ha detto di non aver mai pagato nulla per l’uso dell’ufficio, un comportamento che potrebbe essere giudicato contrario alla legge britannica. La vicenda era stata già raccontata in un’inchiesta del quotidiano Times nell’aprile del 2014, che la apprese da alcuni collaboratori di Farage e dirigenti dell’UKIP: in questi giorni si è tornato a parlarne perché è circolata la notizia che lo scorso 16 maggio Farage ha consegnato i documenti per regolarizzare l’uso dell’ufficio stesso. Delle vicende in cui è coinvolto Farage c’è da settimane grande attenzione anche in Italia, visti gli annunci di Beppe Grillo di volersi alleare con l’UKIP nel Parlamento Europeo (decisione poi approvata ieri tramite un sondaggio sul blog di Grillo).

Ripasso, chi sa già salti pure: chi è Nigel Farage
Nigel Farage ha 50 anni ed è parlamentare europeo dal 1999. Dal 2006 è il leader dell’UKIP, fondato nel 1993 con il principale obiettivo di opporsi al Trattato di Maastricht e di ottenere il ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea. È un movimento anti europeista di estrema destra i cui esponenti sono stati più volte accusati di razzismo. Non ha mai eletto un parlamentare alla Camera dei comuni, anche per il funzionamento della legge elettorale britannica, ma alle recenti elezioni europee ha ottenuto il 27,5 per cento dei voti e ha eletto 13 deputati al Parlamento Europeo.

La storia, dall’inizio
L’utilizzo dell’ufficio – che secondo i media britannici è un vecchio granaio che si trova a Lyminster, un paese sulla costa meridionale a circa 30 chilometri a ovest di Brighton – era stato concesso a Farage gratuitamente da John Longhurst, un sostenitore dello UKIP: il problema è che secondo la legge britannica il suo uso doveva essere dichiarato annualmente alla commissione elettorale del Regno Unito, un’agenzia governativa che si occupa – fra le altre cose – di revisionare i conti dei partiti e dei parlamentari inglesi. Il valore delle donazioni non dichiarate nel corso degli anni secondo il Times equivale a 200.000 sterline, cioè circa 250.000 euro. La commissione ha detto che in questo momento sta ancora esaminando i documenti forniti da Farage, e che valuterà «alla fine del processo» se prendere o meno provvedimenti contro di lui. Secondo BBC Farage rischia fino a 20mila euro di multa, mentre per Telegraph e Times la pena potrebbe arrivare anche a includere un anno di prigione (ipotesi comunque piuttosto improbabile, aggiungono entrambi i giornali).

times

Un altro problema già sollevato dall’inchiesta del Times riguarda i costi sostenuti da Farage per l’ufficio, che secondo un ex collaboratore di Farage contattato dal giornale ammontavano a circa 250 sterline al mese (più o meno 310 euro) fra bollette e altre spese di gestione, per un totale annuale di circa 3.000 sterline (circa 3.750 euro). Il fatto è che Farage, in quanto parlamentare europeo, ha diritto a un rimborso per le «spese generali» fino a 4.300 euro al mese, come il mantenimento di un ufficio attrezzato con telefoni e computer. Il Times lo accusa quindi di aver ricevuto tutto l’ammontare del rimborso dell’Unione Europea e di averne usato in realtà una minima parte per la voce che in teoria avrebbe dovuto essere più onerosa, cioè l’utilizzo di un ufficio: il giornale inglese in pratica si è chiesto dove sia finito il resto dei soldi.

Un portavoce dell’UKIP ha difeso il capo del suo partito sostenendo che sin dal 2001 Farage «dichiara in un registro al Parlamento Europeo l’utilizzo di un ufficio di cui non paga l’affitto, concesso dalla J. Longhurst Ltd». Il portavoce ha aggiunto che il fatto che anche la commissione elettorale britannica dovesse essere avvertita «non coincide con il parere di un professionista che Farage consultò ai tempi». Secondo il Guardian, Farage si è difeso dalle accuse dicendo che il Times «ha ingannato i lettori riguardo il funzionamento del sistema europeo» e che al Parlamento Europeo «funziona che ogni parlamentare, che provenga dal Regno Unito o da qualsiasi altro paese, riceve un rimborso mensile di 3500 sterline [circa 4300 euro] che può spendere in attività autorizzate – per esempio per comprare libri, pagare conti degli alberghi e dei telefoni cellulari – e anche gestire un ufficio».

Farage ha anche detto che poiché si tratta di un rimborso forfettario, non deve rendere conto di come spende quei soldi, e che in passato ha speso migliaia di sterline in bollette dell’elettricità perché stava «facendo andare dei macchinari e tutta una serie di computer». La situazione si è complicata ancora di più nel momento in cui il collaboratore di Farage citato dal Times – e su cui si è basata parte dell’inchiesta – ha scritto al giornale negando di aver detto che i costi di gestione dell’ufficio fossero attorno alle 200 sterline: nella lettera, ha scritto che «io vi dissi che non ricordavo i costi precisi [di elettricità, riscaldamento e tasse] perché sono passati quattro anni, e che ricordavo che fossero di 200 sterline ciascuno».

Nei giorni seguenti alla pubblicazione dell’inchiesta del Times, in aprile, Farage si era detto disponibile a far revisionare i propri conti da parlamentare a uno studio indipendente. Pochi giorni dopo cambiò idea, sostenendo di non voler diventare «l’unico fra 73 deputati additato come esempio di tutto ciò che non va nell’Unione Europea».

foto: Oli Scarff/Getty Images