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  • martedì 3 giugno 2014

Oggi si vota, diciamo, in Siria

Si voterà solo nelle zone controllate dal governo, Assad è certo della rielezione (e gli unici osservatori internazionali ammessi vengono da Corea del Nord, Iran e Russia)

Oggi in Siria si vota per le elezioni presidenziali, anche se “elezioni” è una parola grossa: nel paese è in corso da tre anni una violentissima guerra civile – oltre 100.000 morti e due milioni di profughi – e secondo la grandissima parte degli osservatori non esistono le condizioni di sicurezza e libertà minime per considerare il voto regolare. Di fatto sono le prime elezioni siriane in cinquant’anni: dal 1970 i membri della famiglia Assad si succedono alla presidenza attraverso referendum confermativi. Bashar al-Assad divenne presidente per la prima volta nel 2000, fu “rieletto” nel 2007 col 97,6 per cento dei voti in uno di questi referendum confermativi. Prima di lui, dal 1971 al 2000, il presidente della Siria era stato suo padre, Hafez al-Assad.

Ci sono altri due candidati, Maher Hajjar e Hassan al-Nouri, ma per visibilità e risorse nessuno attribuisce loro speranze di ottenere risultati significativi. Al Jazeera scrive che sono praticamente sconosciuti e che le loro critiche al regime sono molto blande: piuttosto che della guerra, preferiscono parlare di politica economica e lotta alla corruzione. Assad otterrà con ogni probabilità un terzo mandato da sette anni. Gli unici osservatori internazionali ammessi in Siria vengono da paesi alleati: Corea del Nord, Iran e Russia.

Il governo siriano, scrive BBC, intende presentare il risultato delle elezioni come la prova che il paese è unito con Assad, salvo un piccolo gruppo di “terroristi”. Il primo ministro Wael al-Haiqi ha detto che si tratta di un “giorno storico” e che l’alta affluenza “dimostrerà al mondo intero che il popolo siriano ha deciso da che parte stare”. Gli elettori potenziali sono 15,8 milioni, sono stati allestiti 9.600 seggi, ma di fatto si voterà solo nelle zone del paese controllate dal governo e non in quelle controllate dai ribelli o contese.

La Coalizione Nazionale Siriana – il principale gruppo di opposizione, riconosciuto dalla comunità internazionale e dai paesi occidentali – boicotterà il voto, che definisce “un teatrino scritto col sangue dei siriani”. Il suo presidente, Ahmad al-Jarba, ha detto che Assad intende bombardare i seggi per dare la colpa all’opposizione.

In ogni caso, secondo molti osservatori la scelta di organizzare quest’elezione riflette il momento di forza e fiducia nell’amministrazione Assad, che ha superato la fase peggiore della guerra e da un anno guadagna terreno e fiducia nei confronti dei ribelli, che sono sempre più frammentati, disorganizzati e litigiosi. Sam Dagher, inviato del Wall Street Journal in Siria, scrive che nelle zone controllate dal regime i funzionari del governo minacciano e fanno pressioni sulle persone perché vadano a votare e perché votino Assad.

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