Pagheremo più di TASI che di IMU?

Probabilmente no: a fare confusione c'è il fatto che confrontiamo il 2014 con l'anno sbagliato

Venerdì 30 maggio Banca d’Italia ha pubblicato la sua “Relazione annuale“, un documento in cui viene riassunta la situazione economica italiana dell’anno appena trascorso. La relazione sul 2013 parla anche del possibile “aumento” della TASI, la nuova imposta sulla casa, che ha fatto parecchio discutere in questi giorni (diversi giornali hanno scritto “stangata TASI”). Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ha respinto le critiche dicendo che la nuova imposta non costerà più della vecchia IMU.

Qui e qui ci sono due articoli in cui il Post aveva spiegato che cos’è questa nuova imposta. In breve: si tratta della sostituta dell’IMU, l’imposta che si pagava sull’abitazione principale (giusto per complicare le cose, l’IMU resta ancora in vigore per le cosiddette “seconde case”).

La TASI, in teoria, costa meno dell’IMU: ha un’aliquota tra l’1 e il 2,5 per mille, mentre l’IMU aveva un’aliquota del 4 per mille che poteva essere aumentata fino al 6 per mille. Una grossa differenza tra le due imposte è che l’IMU prevedeva una detrazione automatica di 200 euro per l’abitazione principale e di altri 50 euro per ogni figlio a carico di età inferiore ai 26 anni. La TASI non prevede invece detrazioni stabilite a livello di legge. I comuni, però, potranno stabilire in autonomia detrazioni e aumentare l’aliquota dello 0,8 per mille per finanziarle. Attenzione: i soldi ottenuti alzando l’aliquota oltre il 2,5 mille devono ritornare ai possessori di case sotto forma di detrazioni, quindi non aumentano la pressione fiscale.

Ovviamente tutti questi confronti tra IMU e TASI li stiamo facendo con l’IMU del 2012, perché, come ricorderete bene, il governo Letta su pressione del Popolo della Libertà, allora uno dei partiti fondamentali per la maggioranza di governo, abolì l’IMU sull’abitazione principale nel 2013 (tranne alcuni residui battezzati con nomi fantasiosi come ad esempio “mini IMU”). Da qui deriva parte della confusione di questi giorni.

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Nella relazione di Banca d’Italia è stato pubblicato uno schema che mostra il costo dell’IMU nel 2012 e nel 2013 e della TASI nel 2014 per una famiglia di tre persone con figlio a carico che vive in un’abitazione con una rendita catastale che è la media della rendita delle abitazioni nei capoluoghi regionali. In altre parole: non si tratta di un conto che riguarda tutti gli italiani, ma soltanto una singola famiglia “ipotetica” che vive in un capoluogo regionale.

Nell’ultima colonna viene mostrato quanto una famiglia spenderebbe per la TASI con un’aliquota dall’uno per mille (il minimo) e con una al 2,5 per mille (il massimo, visto che se si alza oltre il 2,5 per mille quello che avanza va utilizzato per le detrazioni). Con la nuova TASI, quindi, è chiaro che al peggio la nostra famiglia ipotetica pagherà come con l’IMU del 2012, l’ultima volta in cui questa imposta è stata pagata davvero. A parte le famiglie ipotetiche, per gli italiani nel loro complesso non ci sono ancora stime complessive, ma secondo un articolo pubblicato su lavoce.info il gettito delle due imposte dovrebbe essere più o meno lo stesso.

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