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  • venerdì 9 maggio 2014

Com’è finito il congresso della CGIL

Susanna Camusso è stata rieletta ma ha perso consensi rispetto al passato, più del previsto: e rimane lo scontro duro con la minoranza di Landini (per quale motivo?)

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Susanna Camusso è stata rieletta segretaria della CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro), il più grande sindacato italiano dei lavoratori. Giovedì 8 maggio si è infatti concluso dopo tre giorni a Rimini il congresso nazionale dell’organizzazione, che è stato piuttosto complicato e segnato da uno scontro con Maurizio Landini, segretario della FIOM, la federazione dei lavoratori del settore metalmeccanico iscritti alla CGIL. La sua minoranza ha ottenuto un consenso al di sopra delle aspettative.

Il congresso è il massimo organo deliberante della CGIL: oltre a stabilire gli orientamenti del sindacato che saranno seguiti da tutte le organizzazioni confederate, serve a eleggere i principali organi del sindacato stesso, tra cui il Comitato direttivo nazionale che a sua volta nomina il nuovo segretario. Per l’elezione del nuovo Comitato erano state presentate tre diverse liste e tre diversi documenti, segno dei vari orientamenti all’interno della CGIL ma anche di una spaccatura sempre più profonda: quella della maggioranza che faceva riferimento a Susanna Camusso, segretaria uscente, che ha ottenuto l’80,5 per cento e 747 voti; quella della minoranza di Giorgio Cremaschi che ha ottenuto il 2,8 per cento dei consensi (26 voti); quella alternativa di Maurizio Landini che ha raccolto il 16,7 per cento e 155 voti. Entrambi gli ultimi due risultati sono stati maggiori di quanto previsto: Landini ha eletto 25 nuovi componenti (7 in più rispetto alle attese) e Cremaschi 4 (si pensava al massimo 3). Camusso, invece, al cosiddetto “parlamentino” della CGIL ha eletto 122 componenti, perdendo una decina di seggi rispetto al passato e registrando dunque una perdita di consensi.

Il congresso si è concluso solo in tarda serata, dato che i lavori sono stati sospesi nel pomeriggio per diverse ore. Al centro della discussione c’era il numero dei componenti delle commissioni di garanzia: Landini e Cremaschi hanno infatti minacciato di lasciare il congresso perché la maggioranza ha cercato di ritagliarsi più posti nelle commissioni, che sono gli organi di giurisdizione interna della CGIL. Alla fine è stato trovato un accordo, ma restano tra maggioranza e minoranze molte differenze sia su questioni di linea politica che su questioni procedurali.

Su questo secondo punto, il documento di Landini riassume bene critiche e richieste: si dice che «lo svolgimento del XVII Congresso della CGIL è la fotografia dello stato di crisi» dell’organizzazione stessa e di come ci sia stata all’interno del sindacato una «torsione autoritaria». Landini ha chiesto un sindacato più democratico e che si confronti costantemente con i propri iscritti («si è costruita una platea congressuale che non c’entra nulla con il voto degli iscritti»), totalmente trasparente nella rendicontazione; e un Codice Etico che formalizzi regole comportamentali e strumenti interni di monitoraggio e controllo «dotandoli di terzietà, autonomia e autorevolezza rispetto ai soggetti detentori del potere decisionale».

Tra le questioni di contrasto sostanziale e politico tra Camusso e Landini c’è innanzitutto l’accordo tra CGIL, CISL, UIL e Confindustria, che stabiliva le regole della rappresentanza in fabbrica e che prevedeva sanzioni per chi non avesse intenzioni di adeguarsi, e a cui il segretario della FIOM si era opposto con forza. Landini spiega:

«Nel Testo Unico sulla Rappresentanza è stato considerato naturale che le Organizzazioni Sindacali – che per altro rappresentano una minoranza dei lavoratori possano decidere con la Confindustria per sé e per gli altri, ruolo, funzione, esigibilità, sanzioni dei contratti, deroghe e le stesse libertà sindacali senza che i diretti interessati abbiano potuto esprimersi e decidere (…) La democrazia non è di proprietà delle Organizzazioni Sindacali che la esercitano a seconda delle convenienze politiche. La democrazia è un diritto dei lavoratori e delle lavoratrici da affermare per legge».

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