Gli sceneggiatori di Lost ammettono che alcuni episodi erano «al confine con la stronzata»

«Abbiamo girato 121 ore di Lost. Forse 15 o 20 episodi erano un po' sotto gli standard»

Il mensile americano Esquire ha pubblicato un’intervista con Damon Lindelof e Carlton Cuse, i due dei principali autori della popolare serie televisiva Lost. Durante l’intervista Cuse e Lindelof rispondono a molte domande, anche piuttosto specifiche, su alcuni aspetti della serie e della storia. A metà dell’intervista Emily Zemler ha chiesto quali sono stati i momenti più difficili che hanno dovuto affrontare nello scrivere Lost.

Carlton Cuse: Molte volte ci siamo messi da soli in situazioni difficili. Quando ci trovavamo con le spalle al muro Damon diceva spesso: “Bene, ci arrampicheremo sul muro”. Era una parte divertente del nostro lavoro, crearci degli ostacoli da superare. Gli unici momenti in cui ci sentivamo davvero bloccati erano quando avevamo fatto cose di cui ci eravamo pentiti. Come la storia di Nikki e Paulo. Non era un vero e proprio vicolo cieco, ma è una linea narrativa di cui ci siamo pentiti. Anche la parte in cui Jack in un flashback si ricorda di quando si era fatto fare il tatuaggio in Thailandia: ci siamo davvero pentiti di aver deciso di raccontare quella cosa. Anzi, quella storia la usammo per mostrare a ABC (l’emittente che produceva Lost) che era ora di chiudere la serie.

Damon Lindelof: Abbiamo girato 121 ore di Lost. Forse 15 o 20 episodi forse erano un po’ sotto gli standard, al confine con la stronzata. Sarebbe bello poter far finta che certi episodi non siano mai andati in onda. Ma mi piace l’idea che siamo ancora qui a parlare di Nikki e Paulo. A volte gli errori, le cose che non vanno proprio benissimo, diventano parte integrante dell’eredità lasciata da serie come Lost.

Esquire: Quale è stato il peggior episodio?

Carlton Cuse: Beh, direi l’episodio di Jack, del tatuaggio e della Thailandia. È imbarazzante quando va a far volare l’aquilone sulla spiaggia. Decisamente non il nostro momento più alto. Usammo i veri tatuaggi di Matthew Fox, tanto eravamo disperati per trovare la scusa per un flashback.

Foto: Damon Lindelof (sinistra) e Carlton Cuse. (Jeff Christensen/AP)

Mostra commenti ( )