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  • mercoledì 30 aprile 2014

Gli applausi agli agenti del caso Aldrovandi

Un sindacato della polizia ha accolto molto calorosamente gli agenti condannati per avere ucciso un ragazzo a Ferrara; Renzi ha telefonato alla madre parlando di "vicenda indegna"

Durante una delle sessioni del congresso del Sindacato autonomo di polizia (SAP) organizzato al Grand Hotel di Rimini, i delegati dell’organizzazione hanno dedicato un applauso di diversi minuti a tre dei quattro agenti condannati in via definitiva per la morte di Federico Aldrovandi, avvenuta a Ferrara nel 2005 durante un controllo di polizia. Gli applausi sono stati indirizzati verso Paolo Forlani, Luca Pollastri ed Enzo Pontani, mentre entravano nella sala in cui si stava tenendo una delle riunioni del sindacato. La quarta persona condannata, Monica Segatto, non era invece presente. La vicenda è stata duramente criticata da Patrizia Moretti, la madre di Aldrovandi che per anni si è battuta per fare conoscere la storia di suo figlio e del processo per la sua morte, e da diversi membri delle istituzioni a partire dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Federico Aldrovandi, un ragazzo di 18 anni, la notte del 25 settembre 2005 stava rincasando a Ferrara dopo avere trascorso la serata con alcuni amici in un locale di Bologna. Fu fermato da Pontani e Pollastri, di pattuglia su una volante, che successivamente lo avrebbero descritto come “invasato e violento, in evidente stato di agitazione”; poco dopo i due agenti furono raggiunti da Forlani e Segatto. Ci fu uno scontro molto violento, un paio di manganelli si spezzarono, Aldrovandi fu spinto e trattenuto a terra, cosa che con le gravi ferite contribuì a causarne la morte per “asfissia da posizione”. Gli agenti chiamarono un’ambulanza, ma il personale di soccorso dopo alcuni tentativi di rianimazione non poté fare altro che constatare la morte del ragazzo per “arresto cardio-respiratorio e trauma cranico facciale”.

I familiari di Aldrovandi furono avvertiti circa cinque ore dopo e, viste le numerose ferite sul corpo del ragazzo, non ritennero credibile che la morte fosse avvenuta per un semplice malore. Nei mesi seguenti Patrizia Moretti aprì un blog e si diede da fare per fare conoscere il più possibile la storia della morte di suo figlio. I quattro poliziotti furono condannati in primo grado nel 2009 per omicidio colposo a tre anni e sei mesi di carcere, riconoscendo come tipo di reato l’”eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi”. In Appello la pena fu confermata nel 2011 e l’anno seguente sulla vicenda si espresse la Cassazione, rendendo definitiva la condanna per “eccesso colposo in omicidio colposo”.

Tre anni dei tre anni e sei mesi della pena non furono scontati grazie ai benefici dell’indulto, ma nel gennaio del 2013 il Tribunale di sorveglianza di Bologna stabilì che i restanti sei mesi fossero regolarmente scontati in carcere. A inizio 2014 fece molto discutere il ritorno in servizio di tre dei quattro agenti, che ora lavorano in uffici e si occupano di cose amministrative per la polizia in sedi lontane da Ferrara.

Il portavoce del SAP, Massimo Montebove, ha giustificato il lungo applauso al congresso di Rimini spiegando che “rispettiamo le sentenze, ma abbiamo voluto esprimere solidarietà a questi ragazzi e a tutti coloro che fanno questo lavoro”, aggiungendo di non avere provato “nessun imbarazzo”. Gianni Tonelli, che del SAP è segretario generale, ha detto che i suoi colleghi sono stati “ingiustamente condannati” e che “hanno patito un danno infinito”.

Patrizia Moretti ha commentato la vicenda definendola “terrificante” e tale da “fare rivoltare lo stomaco”. Su Facebook ha poi pubblicato un breve messaggio chiedendo: “Il SAP applaude a lungo i condannati per l’omicidio di mio figlio: provo ribrezzo per tutte quelle mani. Pansa era lì?”. Il capo della polizia, Alessandro Pansa, era intervenuto al congresso alcune ore prima e se ne era già andato quando è scattato l’applauso per i quattro agenti condannati. Pansa ha inviato un messaggio scritto e si è sentito telefonicamente con Moretti, rivolgendo “i propri sentimenti di vicinanza e di solidarietà”, spiegando di non riconoscersi “in alcun modo in comportamenti che trova gravemente offensivi nei confronti della famiglia Aldrovandi e della società civile”.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha telefonato mercoledì sera a Patrizia Moretti esprimendole solidarietà e definendo quella di Rimini una “vicenda indegna”. Moretti ha spiegato a Rainews24 che “mi aiuta molto sapere che quella parte della politica mi è vicina. Credo però che sia ore di intervenire. Credo che la solidarietà non basti più alle persone come me”.

Diversi altri membri della politica e delle istituzioni hanno criticato gli applausi del SAP ai quattro agenti. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha definito la vicenda “un gesto gravissimo e inaccettabile che offende la memoria di un ragazzo che non c’è più e rinnova il dolore della sua famiglia”.

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