I videogiochi Atari dissotterrati

Migliaia di copie invendute di vecchi giochi impopolari erano sepolte da più di 30 anni in una discarica del New Mexico, ed è una storia nota tra milioni di geek nel mondo

Nel 1983 la Atari – storica società statunitense produttrice di videogiochi, particolarmente famosa e attiva tra gli anni Settanta e Ottanta e poi progressivamente decaduta – decise di disfarsi di milioni di copie invendute di alcuni suoi videogame di scarso successo in un modo piuttosto bizzarro: li sotterrò in una discarica in New Mexico, negli Stati Uniti. Sabato 26 aprile 2014, a più di trent’anni di distanza, alcune centinaia di appassionati di videogame, geek e nerd si sono riuniti in quella discarica, ad Alamogordo, per assistere alla riesumazione di quei vecchi videogame da parte di una troupe che sta lavorando a un documentario di prossima uscita sui videogame degli anni Ottanta (il documentario è diretto da Zak Penn e finanziato da alcune società di videogiochi come Xbox Entertainment Studios).

Le scavatrici hanno riportato alla luce numerose cartucce – così si chiamavano le cassette dei giochi da inserire nelle console – joystick e vecchi manuali di istruzioni Atari: la maggior parte dei giochi sono cartucce di E.T. l’extra-terrestre, un vecchio videogame tratto dal film diretto da Spielberg nel 1982, e che fu da molti definito “il peggiore videogame mai realizzato”. La discarica di Alamogordo è una zona desertica e piuttosto inospitale: la polvere e i detriti sollevati dal vento subito dopo le operazioni di scavo hanno indotto molti curiosi e osservatori ad andare via prima del ritrovamento dei videogame (a quel punto erano rimaste poche decine di resistenti appassionati, scrive Associated Press).

La notizia è stata molto ripresa e ha suscitato un certo stupore, anche perché negli anni già la storia del sotterramento del 1983 – nota nel giro come Atari video game burial (sepoltura dei videogiochi Atari) – è circolata prevalentemente tra gli impallinati di videogame arcade, al punto da renderla una sorta di “leggenda metropolitana” per tutti gli altri, solitamente scettici riguardo alla sua autenticità. Se le cose siano andate effettivamente così – e perché Atari abbia deciso di disfarsi di milioni di copie invendute di videogiochi seppellendoli – è uno dei motivi che hanno alimentato negli anni lunghissimi dibattiti su blog e forum tra migliaia di appassionati.

Una portavoce della Atari, Kristen Keller, ha detto di non avere a disposizione informazioni ulteriori e dirette rispetto a quelle diffuse dai media riguardo questa storia: «Stiamo solo a guardare, come chiunque altro». Gran parte delle informazioni attendibili riguardo tutta questa vecchia vicenda risalgono a un articolo del New York Times del 28 settembre 1983, in cui si diceva che 14 carichi di giochi e altro materiale elettronico scartati erano stati deposti nella discarica di Alamogordo: un portavoce della Atari di allora, citato dal New York Times, disse che i carichi provenivano da un grande magazzino della Atari a El Paso, in Texas, a circa 130 chilometri a sud di Alamogordo. Quella notizia venne molto ripresa più che altro dai giornali locali, che riferirono e confermarono di aver visto scavatrici e ruspe in azione in quella zona.

 

 

E.T. l’extra-terrestre è il gioco più presente nella discarica, ma sono state ritrovate anche cartucce di altri popolari giochi Atari come Centipede, Space Invaders e Asteroids. Il sindaco di Alamogordo, Susie Galea, ha detto che questo ritrovamento potrebbe rivelarsi una buona occasione per la città e richiamare l’attenzione di più turisti, che solitamente “da qui passano soltanto”. Per questo motivo Alamogordo – che teoricamente è proprietaria di tutti gli oggetti ritrovati nella discarica – ha accettato di donare 250 cartucce di videogame ai produttori del documentario (o il 10 per cento del totale, se la quantità di cartucce ritrovate dovesse essere superiore a 250).

Nel 1982 Atari produsse milioni di copie del videogioco ispirato a E.T. l’extra-terrestre, dopo aver trovato un accordo con i produttori del film: il gioco fu un clamoroso bidone, anche perché era pieno di bug, ha spiegato il vicedirettore del sito di videogame Kotaku (il protagonista del gioco finiva continuamente in certe trappole da cui non poteva più venir fuori, in alcun modo). La maggior parte di quelle copie del videogioco rimasero invendute, o furono restituite dai clienti ai rivenditori e dai rivenditori ad Atari, che – ad di là delle rilevanti perdite economiche – si ritrovò i magazzini pieni di cartucce inutili.

La Atari fu fondata nel 1972 e fu una delle più importanti case produttrici di videogame della storia: creò gran parte di quei videogiochi arcade (Pong, Battlezone, Asteroids) che in molti conoscono – almeno nel loro meccanismo essenziale – spesso senza sapere da dove provengano. Negli anni Ottanta videogame Atari si trovavano nei bar, nelle sale giochi e nelle case degli appassionati con le prime console, oggetti antiquati e rudimentali se paragonati alle console dei giorni nostri, con schermi sensibili al tocco, accelerometri e fotocamere. Da metà anni Ottanta Atari incontrò le prime difficoltà, e un lento declino la portò ad abbandonare il mercato delle console nel 1996, a causa della forte concorrenza e dei cambiamenti di proprietà dell’azienda, dedicandosi principalmente alla produzione dei videogiochi per le altre console.

In tempi più recenti Atari si è dedicata allo sviluppo di alcuni dei propri titoli più celebri per nuove piattaforme, come gli iPhone, gli iPad e le applicazioni per Facebook.

– I videogiochi dal 1958 a oggi

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